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Nuovo codice, Correttivo operativo non prima del 2025

Porta Pia al lavoro sul decreto con le priorità equo compenso e revisione prezzi. Lungo l’iter dell’approvazione: due passaggi in Cdm con pareri di Conferenza unificata, Consiglio di Stato e commissioni parlamentari

 

Dalla soluzione del rebus equo compenso al miglioramento dei meccanismi della revisione prezzi, puntando magari ad avere anche maggiore trasparenza sui microaffidamenti e più controllo dei subappalti, a partire da quelli a cascata. Nonostante il ministro delle Infrastrutture abbia più volte rivendicato la bontà dell’impianto del codice appalti, diventato pienamente operativo a luglio 2023, non mancano gli aspetti che avrebbero tanto da guadagnare da un intervento di manutenzione a poco più di un anno dall’entrata in vigore. È stato lo stesso ministro, parlando a Cernobbio pochi giorni fa, ad anticipare che a Porta Pia si sta già lavorando al decreto, dopo la conclusione del tavolo con gli operatori aperto prima delle ferie estive. Tra i ritocchi citati da Salvini c’è proprio la questione sull’equo compenso. Lì un intervento si impone, ha spiegato il ministro, per cercare una posizione di equilibrio tra le richieste dei professionisti di veder applicata anche negli appalti la legge 49/2023 sugli onorari professionali pensata in chiave anti-convenzioni e quelle degli enti locali che puntano a mantenere un certo livello di concorrenza anche sul prezzo.

Per capire quali saranno gli altri capitoli che saranno affrontati dal decreto bisognerà attendere. Qualche spunto dovrebbe arrivare anche dalle risoluzioni che si stanno discutendo proprio in questi giorni alla Camera. Tra quelle presentate dai parlamentari che sostengono la maggioranza (Forza Italia con prima firmataria Erika Mazzetti, Fratelli d’Italia con primo firmatario Massimo Milani) ricorrono la richiesta di maggiore concorrenza per gli appalti assegnati a procedura ristretta e affidamento diretto (con abbassamento delle soglie o forme di pubblicità aggiuntive), la semplificazione della revisione prezzi soprattutto per accordi quadro e prestazioni continuative e anche il tema del subappalto a cascata, su cui però bisogna tenere conto delle posizioni sempre piuttosto “liberiste” espresse dalle autorità europee. Per ora i due percorsi si muovono in parallelo, ma non è molto probabile che alla fine almeno su qualche aspetto i due binari si incrocino.

A Porta Pia contano di poter mettere a punto una bozza di decreto in tempo per uno dei Consigli dei ministri di fine mese. L’obiettivo è ottimistico, ma di certo la variabile tempo va tenuta in considerazione. Perchè il percorso disegnato dalla legge delega per l’approvazione del correttivo (che va approvato entro due anni dall’entrata in vigore del Codice 36) è molto articolato. Dopo il primo passaggio in Consiglio dei ministri il decreto deve essere infatti sottoposto alla valutazione della Conferenza Unificata e del Consiglio di Stato, che hanno 30 giorni per esprimersi. In base alla legge trascorso questo tempo senza risposta il governo potrebbe approvare comunque il decreto, ma non è mai successo che di fronte a un ritardo (probabile vista la complessità dei temi) Palazzo Chigi abbia deciso di tirare dritto. Lo stesso discorso vale per le Commissioni Parlamentari, dove anzi il Governo in caso di mancata adesione ai pareri ricevuti delle Camere è chiamato a motivare la scelta e attendere un nuovo esame del testo (con tempo ridotto però a dieci giorni invece di 30).

La messa a punto della bozza è solo il primissimo passo dell’iter necessario a chiudere il cerchio sul Correttivo. E non è pessimistico stimare che serviranno diversi mesi. Anche ipotizzando di partire con il primo sì del governo a inizio ottobre, dunque, è chiaro che le correzioni invocate da imprese, professionisti e stazioni appaltanti per correggere le storture evidenziate dalla prova del mercato dovranno attendere almeno fino ai primi mesi del 2025.

 

 

FONTI   Mauro Salerno    “Enti Locali & Edilizia”

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