La novità della Manovra: eventuali economie restano a disposizione della Pa. Ance: norma opinabile sul piano giuridico e contraria allo spirito del Dl Aiuti. Nel 2024 stimati extracosti per oltre 2 miliardi
La Manovra finanziaria conferma anche per il 2025 il meccanismo di adeguamento prezzi come introdotto dal cosiddetto decreto aiuti per gli appalti di lavori e gli accordi quadro (per tutte le circostanze a suo tempo previste dal decreto legge, e successive modifiche, inclusi tutti gli appalti Rfi e Anas). E aggiunge anche 200 milioni sull’annualità 2025 dell’apposito Fondo, che ne aveva solo 100. La dote complessiva 2025 sale pertanto a 300 milioni. La norma si affaccia anche sul 2026, mettendo i primi 100 milioni. Oltre alla conferma del meccanismo di adeguamento prezzi – e alla “ricarica” del Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche – arriva anche una novità, che riguarda le eventuali economie derivanti dalle rimodulazioni al ribasso legate alla diminuzione dei prezzi. La norma dispone che tali minori importi «rimangono nella disponibilità della stazione appaltante fino a quando non siano stati eseguiti i relativi collaudi o emessi i certificati di regolare esecuzione, per essere utilizzati nell’ambito del medesimo intervento».
Dalla relazione tecnica alla misura non si ricava una spiegazione specifica a questa misura. Vengono invece ricordate le somme che sono state richieste dalle stazioni appaltanti relativamente alle lavorazioni effettuate 2022, 2023 e, in parte, nel 2024. Per quanto riguarda il 2022 la somma è pari a 1,207 miliardi, per il 2023 la somma aumenta a 1,915 miliardi mentre per il 2024 la somma finora nota è di 740 milioni ed è relativa al primo semestre, e che risulta superiore del 7% circa rispetto alle istanze registrate nello stesso periodo dell’anno prima, cioè 693 milioni relativi alle lavorazioni effettuate nei primi sei mesi del 2023. «Per il 2024 – afferma la relazione tecnica – è ragionevole attendersi richieste di importo leggermente superiore a quello dell’anno precedente, pari a 2 miliardi di euro».
I costruttori dell’Ance ritengono che la conferma del meccanismo di adeguamento dei prezzi rappresenti «un risultato assai importante, fortemente atteso dagli operatori, che tiene conto anche dell’intensa azione associativa svolta a tal fine». Si dicono invece perplessi per la novità che riguarda il congelamento delle eventuali economie. La norma, secondo l’Ance, «oltre a rivelarsi in contrasto con la ratio ispiratrice del Dl “Aiuti” appare opinabile anche sul piano più squisitamente giuridico, in quanto, laddove possa dar luogo ad una modifica in peius dei prezzi contrattuali originari, tale effetto risulterebbe disancorato da qualunque clausola in tal senso nelle procedure di gara “a monte” dei contratti stessi». Sulla questione, l’associazione annuncia pertanto che si muoverà per «avviare un’azione di sensibilizzazione degli interlocutori istituzionali, volta a trovare le più opportune soluzioni».
FONTI M.Fr. “Enti Locali & Edilizia”
