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Alta velocità Salerno-Reggio Calabria, i sindaci: «Uno scippo»

I primi cittadini lanciano l’allarme sulla riduzione della tratta da realizzare

 

Non c’è pace per la linea ferroviaria ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria. Prima le notizie sulla rimodulazione del primo e unico lotto in fase di avanzamento, quello che collega Battipaglia a Romagnano che rischia di non centrare gli obiettivi del 2026 e per questo potrebbe uscire in parte dalla copertura finanziaria (e dal timing) del Pnrr. Ora è la volta dell’allarme lanciato dai sindaci calabresi, guidati dal primo cittadino di Cosenza, Franz Caruso, che in una affollata conferenza stampa ieri a Roma hanno aperto il dossier dei finanziamenti e delle modifiche al tracciato. «L’alta velocità oggi si ferma a Praja, anzi a Lagonegro», tuona Caruso. Lo sfogo arriva il giorno in cui proprio su quella tratta si registra l’ennesimo guasto per via del forte vento che in questi giorni sta spazzando mezza Italia. E fa dire ai primi cittadini «che è la prova provata, se ce ne fosse ancora bisogno, che la linea esistente non funziona» e che è urgente e prioritario costruire una seconda infrastruttura dedicata all’alta velocità per i passeggeri e capacità per le merci.

Caruso si rivolge alla platea e ai molti parlamentari di tutti gli schieramenti presenti in sala e senza mezzi termini parla di «ambiguità sull’Alta velocità che conferma il gravissimo ulteriore scippo che si sta operando ai danni della nostra regione e di tutto il Meridione». È articolato il dossier divulgato ieri dai primi cittadini calabresi riuniti in un comitato ad hoc: insieme a Caruso compaiono i primi cittadini Domenico Lo Polito (Castrovillari), Virginia Mariotti (San Marco Argentano), Pino Capalbo (Acri), Roberto Ameruso (Tarsia), Gianni Papasso (Cassano all’Ionio) supportati da un pool tecnico di docenti universitari ed esperti come Demetrio Festa, ordinario di Trasporti, Luigi Martirano, docente di Ingegneria e Giuseppe Lo Feudo già direttore delle Ferrovie della Calabria. In coro ricostruiscono la vicenda dell’alta velocità calabrese, costellata di stop and go e finanziata dal Pnc ma anche da altri fondi nazionali. È qui, sul fronte delle coperture, che si concentrano i problemi principali. A funestare il percorso dell’opera che originariamente avrebbe dovuto avanzare fino a Tarsia deviando il percorso costiero e addentrandosi nella pancia del territorio, snodo centrale anche per lo sfogo sullo Jonio, una falda acquifera che ha bloccato tutto. E così la linea, sulla carta, si sarebbe fermata a Praja con una rivisitazione dell’intero progetto che sarebbe stato declassato da linea ad alta velocità a potenziamento della linea esistente.

«Secondo lo studio di fattibilità realizzato da Rfi e costato 35 milioni – spiega Caruso – erano stati individuati come prioritari gli interventi fino a Tarsia ma ora i piani sono cambiati ed è stato proposto un tracciato tirrenico da Praia a Mare a Paola». Rfi dal canto suo conferma la realizzazione dell’opera «come da cronoprogramma e secondo risorse economiche già stanziate», specificando che «il tracciato Praja-Tarsia, a seguito delle indagini condotte in fase di sviluppo progettuale, è risultato non realizzabile». Anche il Mit in una nota getta acqua sul fuoco sottolineando che non c’è «alcun problema sull’alta velocità Salerno-Reggio» e argomentando che «gli studi hanno già da tempo evidenziato che ipotesi alternative comporterebbero un aumento ingiustificato dei costi (già elevati), con un aumento inaccettabile dei tempi di realizzazione, oltre che di percorrenza». Ma le soluzioni alternative, come quella Praja-Paola non convince il comitato: è una formula «non proponibile», con un «fortissimo impatto visivo» e comporterebbe la «definitiva devastazione del litorale».

 

 

FONTI      Flavia Landolfi       “Enti Locali & Edilizia”

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