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Anac all’attacco su incompiute e ritardi nei lavori: via alla nuova vigilanza strategica

 

Sotto esame dighe, edilizia scolastica e residenziale, cantieri anti-dissesto, sanità, ribassi eccessivi e lavori Pnrr. Busìa: verificheremo soprattutto i casi in cui dopo l’aggiudicazione si tralascia di controllare adeguatamente l’esecuzione

 

L’Autorità Anticorruzione lancia una nuova offensiva per contrastare il fenomeno delle opere pubbliche incompiute, i ritardi cronici nell’esecuzione dei lavori e le più gravi anomalie che affliggono la gestione dei contratti pubblici. Lo fa con un piano organico di vigilanza strategica approvato con due provvedimenti (la delibera n. 61/2025 e la direttiva sulla vigilanza) in cui vengono delineati gli ambiti di intervento per il 2025. L’iniziativa, come sottolinea il presidente Giuseppe Busìa, si concentra «in modo particolare sulle opere bloccate o in ritardo, così da far accelerare la realizzazione di quei lavori di cui si ha particolare bisogno, evitando sprechi inutili di denaro pubblico». L’obiettivo è affrontare strutturalmente problemi noti ma mai risolti fino in fondo, come l’abbandono dei cantieri, l’inefficienza nella spesa pubblica e la mancata realizzazione di servizi essenziali per i cittadini. Con la nuova vigilanza strategica l’Anac punta a intervenire dove le criticità si annidano da decenni, partendo dal monitoraggio intelligente dei progetti finanziati.

 

Priorità e ambiti di intervento del piano di vigilanza
Il nuovo corso dell’Autorità si articola su sei aree principali di vigilanza che includono i ritardi nell’esecuzione dei contratti pubblici (con particolare attenzione alle cause e alle responsabilità dirette); le opere incompiute e le sospensioni dei lavori, anche parziali o temporanee, fenomeni che da tempo affliggono la realizzazione delle infrastrutture; la carenza di programmazione e progettazione, spesso all’origine di contenziosi, modifiche in corso d’opera e inefficienze che rallentano o paralizzano i cantieri; le aggiudicazioni al massimo ribasso e altre tipologie di affidamento a rischio distorsione; l’utilizzo improprio delle procedure negoziate senza bando, spesso considerate come uno strumento utile a eludere la trasparenza; la costanza nell’aggiornamento delle banche dati, inclusa la Bdncp per rendere possibile un controllo più efficace e «data-driven».

Tra i settori sotto la lente figurano le grandi opere infrastrutturali, l’edilizia scolastica, la sanità, l’edilizia residenziale pubblica, l’ambiente, la digitalizzazione. Nella dettagliata lista di ambiti di intervento (soprattutto sul fronte delle «opere bloccate e/o gravemente rallentate») ci sono le dighe e le opere idrauliche in fase di stallo sulle quali l’authority accentuerà l’ispezione, così come gli interventi di contrasto al dissesto idrogeologico, gli impianti per lo smaltimento dei rifiuti, l’edilizia residenziale pubblica e più in generale tutto il ciclo dell’appalto. Sotto stretta osservazione il rispetto delle soglie, ma anche gli «affidamenti effettuati mediante ricorso all’istituto della somma urgenza» e la «generalizzata difficoltà di gestione degli appalti nella fase esecutiva, soprattutto con riferimento alle grandi opere, con il venire in rilievo di ritardi ed anomalo andamento degli appalti, con conseguente insorgenza di contenziosi con l’appaltatore».

Sotto esame anche il Pnrr con i suoi contratti di esecuzione soprattutto sul fronte delle frodi. E ancora: nomine dubbie nella sanità, porte girevoli tra incarichi pubblici e privati contigui, interventi per il dissesto idrogeologico bloccati o rallentati, impianti per lo smaltimento dei rifiuti condotti fuori dal rispetto della normativa.

«Abbiamo voluto puntare l’attenzione sul lavoro delle stazioni appaltanti, verificando specialmente i casi in cui le amministrazioni, dopo aver aggiudicato la gara, tralasciano di controllare adeguatamente l’esecuzione, trovandosi conseguentemente con ritardi dei lavori», spiega il presidente dell’Autorità. Infine, guardia alzata anche per i contratti di servizi e forniture con particolare attenzione alla ristorazione, pulizia e sanificazione, facility management degli immobili, guardiania e vigilanza armata, trasporto scolastico e servizi sociosanitari di assistenza alla persona. Qui, avverte l’Autorità, «si è spesso riscontrata una carenza di controlli, da parte delle stazioni appaltanti, sulla corretta esecuzione, da parte dell’appaltatore, delle obbligazioni assunte nel contratto di appalto».

 

Un nuovo modello di vigilanza
L’approccio indicato nella direttiva di febbraio supera la logica puramente reattiva: l’Anac non si limiterà più ad agire solo su segnalazioni o casi isolati, ma individuerà in anticipo contesti e soggetti a rischio, grazie all’analisi dei dati incrociati e all’uso di indicatori predittivi.

Il modello punta su una serie di direttrici. A partire dall’analisi dei flussi di dati in tempo reale dai portali delle gare e dai sistemi informativi, per passare ai focus tematici su fenomeni diffusi, come le sospensioni dei lavori o i ribassi anomali, sfruttando la collaborazione interistituzionale, soprattutto con la Corte dei Conti, il ministero delle Infrastrutture, le Regioni e le Procure. I risultati delle attività saranno poi restituiti alle stazioni appaltanti con raccomandazioni e prescrizioni puntuali (con il cosiddetto «feedback operativo»). «Abbiamo deciso di concentrare le nostre risorse dove l’impatto è maggiore – afferma Busìa – puntando sulla trasparenza e sulla collaborazione tra le istituzioni per prevenire invece che reprimere».

 

Prime attività già partite
L’Autorità ha già individuato una prima serie di interventi mirati. Entro il primo semestre del 2025 saranno avviate indagini su contratti interrotti o prorogati senza motivazioni adeguate; grandi appalti del settore sanitario con criticità segnalate dalle Regioni; progetti Pnrr ad alto rischio di ritardi; gare aggiudicate con ribassi superiori al 30%. Parallelamente, sarà potenziata la vigilanza collaborativa con gli enti locali, offrendo supporto nella redazione dei bandi e nel controllo ex ante dei contratti.

 

Il messaggio alle stazioni appaltanti
La nuova vigilanza non sarà soltanto repressiva, ma esigerà collaborazione attiva da parte delle stazioni appaltanti, che dovranno rispondere con puntualità alle richieste dell’Anac e rispettare le raccomandazioni formulate. «In questo – spiega sempre Busìa – l’attività di vigilanza non serve solo ad evidenziare mancanze, che purtroppo ci sono, ma aiuta a correggerle, a ridurre i tempi di realizzazione delle opere e a garantire che le risorse pubbliche siano utilizzate al meglio».

 

Incompiute: fenomeno difficile da battere
Sul fronte delle opere incompiute l’iniziativa dell’Anac arriva dopo anni di tentativi falliti. Tra questi, spicca l’esperimento avviato dal ministero delle Infrastrutture, tra il 2013 e il 2015 (ministri Lupi e Delrio, governi Letta-Renzi), ha istituito l’«Anagrafe delle opere incompiute» nel tentativo di fare ordine e programmare il completamento di cantieri abbandonati. A dieci anni di distanza, si può dire che i risultati sono deludenti. L’elenco è rimasto perlopiù un inventario burocratico, privo di effettive conseguenze operative. Molti degli interventi censiti non sono mai ripartiti, mentre le risorse destinate a quel fine sono spesso rimaste inutilizzate o disperse nei meandri della programmazione regionale.

Ora, anche se con obiettivi in buona parte diversi, scende in campo anche l’Anac. Speriamo che questa offensiva produca risultati più concreti sui cantieri a rischio di essere lasciati a metà.

 

 

FONTI    Mauro Salerno     “Enti Locali & Edilizia”

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