Uno studio dell’Inail analizza le dinamiche degli infortuni sul lavoro. Nelle costruzioni rischiano di più i muratori anziani
Muratore, di età tra 55 e 64 anni, con contratto a tempo determinato o indeterminato, che sta eseguendo un lavoro in altezza (edificio, scala, punteggio) e che compie un’azione estemporanea. Statisticamente è questo l’identikit della vittima più frequente di infortuni mortali in edilizia. Emerge da un corposo e approfondito studio appena pubblicato dall’Inail: il «Rapporto Inail-Regioni sulle cause degli infortuni mortali e gravi”, a cura del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale. Lo studio, firmato da vari autori, ha messo sotto la lente i 2.379 incidenti mortali registrati tra il 2013 e il 2022 dal sistema di sorveglianza Infor.Mo.
Sebbene le morti sul lavoro siano occorse in 17 attività lavorative (individuate attraverso il codice Ateco), il maggior numero continua a interessare due settori: l’agricoltura (con anche silvicoltura e pesca), che occupa il primo posto con 712 vittime (29,9% del totale) e, appunto, le costruzioni, al secondo posto in classifica con 628 morti (26,4%). L’evidente criticità di questi due comparti ha spinto gli autori a dedicargli due approfondimenti. Dallo studio dei di dati emerge che sui 628 decessi complessivi nelle costruzioni, il 54,4% riguarda lavoratori con contratto a tempo determinato o indeterminato, il 19,4% lavoratori autonomi con o senza dipendenti mentre l’11,5% interessa lavoratori irregolari. Lo studio specifica che «circa l’80% dei lavoratori irregolari deceduti svolgevano di fatto essenzialmente tre mansioni: muratori, pontatori/ponteggiatori e artigiani addetti alle rifiniture delle costruzioni, alla pitturazione». Inoltre «negli artigiani addetti alle rifiniture gli irregolari sono superiori al dato medio (+70%), così come nei muratori (+38%)».
Quanto alle modalità dell’infortunio, la caduta dall’alto ha una assoluta preminenza, visto che riguarda «oltre i tre quarti degli eventi mortali registrati». Non solo: «le cadute dall’alto caratterizzano strettamente il comparto delle costruzioni, essendo quasi tre volte il dato registrato nello stesso periodo (2013-2022) per gli infortuni mortali avvenuti in tutti i restanti settori lavorativi (21,0%)».
Le cadute dall’alto del lavoratore avvengono principalmente da attrezzature per lavoro in quota (39,9%, spesso ponteggi, scale portatili, trabattelli) oppure da tetti o coperture (30,6%, ad esempio durante attività di manutenzione o rifacimento strutture). Nel caso delle cadute dall’alto di oggetti che colpiscono gli operatori, «gli agenti materiali più coinvolti sono le macchine di sollevamento e trasporto materiali (18,2%), gli scavi (16,9%, durante attività all’interno degli stessi), i muri e pareti (14,3%) intesi come l’elemento da cui si stacca il grave che va a colpire il lavoratore provocandogli un danno». Nei muratori le cadute dall’alto dei gravi sono di un terzo superiori al dato medio (16,3% vs 12,3%) mentre i colpi di calore e di fatica sono circa il 90% più alti (2,7% vs 1,4%) che per il totale registrato. Nei Pontatori e ponteggiatori le cadute dall’alto di gravi e il contatto con oggetti, mezzi o veicoli in movimento sono superiori di oltre 1/3 (17% vs 12,3% e 8% vs 5,7%)». Inoltre, «gli artigiani ed operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni, alla pitturazione ed alla pulizia degli esterni degli edifici sono più esposti alle cadute dall’alto che oltre ad essere la prima modalità di incidente in questa categoria risulta essere superiore in questa professione di oltre i 3/4 (83,1% vs 58,3%) rispetto a tutte le professioni».
Il cantiere più pericoloso è quello in cui si svolgono «attività di demolizione ma anche di installazione di parti di impianti all’interno di muri e pareti». Le macchine di cui si perde il controllo sono essenzialmente quelle di movimentazione terra (44,7%), i mezzi di sollevamento e trasporto (25,5%) e veicoli, come furgoni, in particolare in cantieri in presenza di traffico. Come si diceva, il muratore è la professione più coinvolta: si tratta principalmente di «muratori in pietra, mattoni, refrattari, in cemento armato» (30,8%), seguono i «pontatori, altri artigiani ed operai addetti all’edilizia» (14,7%) e gli «artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (13,9%). Tra le vittime c’è anche una piccola quota di imprenditori (3,7%) che lo studio individua in «essenzialmente lavoratori autonomi».
Le vittime di incidenti mortali sono soprattutto i lavoratori più anziani: «la classe di età degli infortunati per le prime 6 professioni più presenti risulta essere 55-64 anni, tranne che per gli artigiani e operai specializzati dell’installazione e manutenzione di attrezzature elettriche e per i montatori di carpenteria metallica dove si registra una maggiore frequenza nella classe di età 45-54» anni. Il dato sembra contraddire il pregiudizio secondo cui l’esperienza mette maggiormente al riparo da errori e infortuni. Al contrario, «l’esperienza maturata nel tempo non sempre denota una maggior sicurezza nell’affrontare le attività lavorative: solitamente si è portati a pensare che una età più avanzata dell’infortunato sia “garanzia” di una maggiore consapevolezza e quindi di una maggiore capacità lavorativa, ma tuttavia problemi di stanchezza possono portare ad una minore attenzione nello svolgimento della propria mansione».
Sulle cause degli infortuni, la situazione è complessa. Relativamente alle 628 vittime nei cantieri, lo studio individua 1.219 fattori causali. Al primo posto ci sono gli «errori nelle modalità operative dovuti ad azioni estemporanee (58,7%), ma anche a pratiche abituali e tollerate (19,7%) o a carenza di formazione, informazione o addestramento (15,2%). A fare il resto sono le circostanze ambientali: «la modalità più segnalata è stata l’assenza di barriere, protezioni, parapetti, armature (48,2%), seguita dalla presenza di elementi pericolosi e linee elettriche nelle aree di lavoro (9,4%), dalla segnaletica mancante o inadeguata (7,1%) e dalla mancanza di percorsi (6%) che avrebbero consentito a pedoni e mezzi di muoversi in condizioni di sicurezza».
FONTI M.Fr. “Enti Locali & Edilizia”
