Venti giorni di tempo per replicare ai giudici Morelli: chiariremo tutto. Numerosi i rilievi: dal tema ambientale alla questione costi fino al dialogo con la Ue
La Corte dei conti rispedisce indietro la delibera sul Ponte approvata dal Cipess il 6 agosto. Per ora assume la forma di richiesta di chiarimenti ma se entro 20 giorni il dossier non sarà integrato e i dubbi sollevati sciolti, i giudici si riservano di decidere «allo Stato degli atti» arrivando perfino a ritirare il provvedimento «in autotutela».
È arrivata ieri, anticipata dal Sole24Ore, una prima risposta dei giudici contabili, a firma dell’Ufficio di controllo sugli atti del Mef, al progetto del Ponte sullo Stretto: un passaggio inatteso ma che si articola nell’ambito delle procedure di registrazione della delibera che ha sancito il via libera alla costruzione dell’opera. Ma intanto è intervenuto il Mit guidato da Salvini e ha fatto sapere che si tratta di «fisiologica interlocuzione tra istituzioni» e che «il Ponte non è in discussione». Sulla stessa linea il sottosegretario Alessandro Morelli: «Nei prossimi giorni daremo tutte le risposte». Anche la società committente, la Stretto di Messina Spa, ha provato a sminare il terreno e per bocca del suo ad Pietro Ciucci si dice «pronta a fornire tutti gli elementi utili per consentire alla Corte di completare l’istruttoria finalizzata alla registrazione della delibera Cipess, nella consapevolezza di aver operato nel pieno rispetto della normativa».
I giudici contabili, nel documento di 6 pagine inviate al Dipe di Palazzo Chigi, si pronunciano sulla forma e sul merito in diverse questioni. Innanzitutto sul piano procedurale, il documento rileva «le peculiari modalità – condivisione di link che rimanda al sito istituzionale della società Stretto di Messina – con le quali sono stati trasmessi alcuni degli atti oggetto di controllo». Non meno rilevante il richiamo alla delibera del Consiglio dei ministri del 9 aprile 2025, che ha approvato la relazione Iropi, l’atto con cui per altro il governo aveva dichiarato il Ponte infrastruttura di interesse militare aprendo di fatto al suo inserimento tra le spese Nato. Secondo la Corte quel provvedimento sembra rientrare tra gli atti assoggettati a controllo preventivo di legittimità. Si chiedono inoltre chiarimenti sulle norme europee di conservazione degli habitat naturali e sulla valutazione di incidenza ambientale. Un capitolo sensibile che aveva già provocato una valanga di ricorsi, e da ultimo, una lettera di Bruxelles con richiesta di chiarimenti sulla quale si reclamano «aggiornamenti in merito all’interlocuzione che sembra avviata, sul punto, con la Commissione europea».
La Corte stigmatizza anche «la mancata preventiva acquisizione» del parere del Nars. Sul progetto tecnico, i giudici ricordano che «le plurime prescrizioni e raccomandazioni di cui alla delibera Cipe n. 66/2003 risulterebbero non del tutto ottemperate» e che «non risulta in atti il parere del Consiglio Superiore dei lavori pubblici». Molto fitte le richieste sul quadro economico. La Corte segnala il disallineamento tra l’importo asseverato da Kpmg (10,48 miliardi) e quello indicato dal Cipess (10,51 miliardi) e chiede chiarimenti sugli incrementi di spesa: dai costi della sicurezza, passati da 97 milioni del preliminare a oltre 206 milioni, alle opere e misure compensative lievitate a 267 milioni. Un ampio passaggio è dedicato a un aspetto cruciale della regolazione, quello del ruolo di Art, l’autorità di regolazione dei trasporti. La Corte solleva perplessità sull’esclusione dell’authority, «tenuto invece conto dell’ampia portata della previsione di cui all’art. 37» del provvedimento che interviene su concessioni, accesso alle infrastrutture, tariffe, condizioni di utilizzo.
Immediate le reazioni politiche. All’attacco le opposizioni con Angelo Bonelli (Avs): «La progettazione del Ponte sullo Stretto è deficitaria e carente delle informazioni necessarie a renderne sostenibile la realizzazione dal punto di vista economico», ha detto. Sugli scudi anche i dem Andrea Casu e Anthony Bargagallo che hanno annunciato una raffica di interrogazioni in Parlamento.
FONTI Flavia Landolfi “Enti Locali & Edilizia”
