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Manovra, Ance: in tre anni tagliati 1,5 miliardi di investimenti

Le valutazioni dei costruttori sulla legge di Bilancio. La presidente Federica Brancaccio: «Preoccupati per le decurtazioni alle infrastrutture, ma anche su casa e caro materiali»

 

Nel triennio 2026-2028 la manovra taglierà 1,5 miliardi destinati alle opere pubbliche. È l’amaro bilancio elaborato dall’Ance, l’associazione dei costruttori, che in una prima stima sugli effetti del ddl ora in Parlamento ha anche analizzato anno per anno la spending review a carico di tutti i ministeri. E che comporterà una sforbiciata agli investimenti di 7,2 miliardi a cui si aggiungono circa 900 milioni di decurtazioni nei singoli capitoli di spesa. Controbilanciati da rifinanziamenti per 6,6 miliardi, il saldo netto resta negativo per circa 1,5 miliardi.

Una sforbiciata che arriva in un passaggio cruciale, lamentano i costruttori: la fase di uscita dal Pnrr, con il rischio che la contrazione degli investimenti pubblici rallenti la corsa nella crescita accumulata negli ultimi anni. «Siamo consapevoli che questa legge di bilancio ha dovuto dare priorità alla sostenibilità dei conti pubblici, fondamentale in un periodo di grande incertezza – dice la presidente Federica Brancaccio -. Ma non possiamo lasciare da sole le imprese che hanno il compito di terminare al meglio la stagione del Pnrr, assicurando anche per il futuro una crescita solida e duratura». Per questo Ance chiede «risposte su caro materiali e un indirizzo chiaro su Piano casa e interventi di messa in sicurezza del territorio».

Ma torniamo alla dieta inflitta dalla manovra. Il cuore della riduzione è contenuto nella rimodulazione delle spese in conto capitale, che vale da sola 5,4 miliardi (vedi tabella in pagina) e riduce mediamente di 1,8 miliardi l’anno le dotazioni dal 2026 al 2028. Queste rimodulazioni si concentrano su ministero delle Infrastrutture (1,3 miliardi) ed Economia (1 miliardo).

Ma c’è anche il capitolo dei definanziamenti. Ance ha messo sotto osservazione il taglio da 250 milioni del Fondo opere indifferibili, -50 milioni per la metropolitana di Roma, -15 milioni per la M4 di Milano, altri -15 per il collegamento Afragola-Napoli, -15 per le infrastrutture idriche, -240 milioni sul programma Strade sicure per ponti e viadotti, oltre -156 milioni nel 2027 e -124 nel 2028 dal Fondo pluriennale per gli investimenti delle Amministrazioni centrali. In calo anche il Fondo infrastrutture ad alto rendimento (-100 milioni), la Salaria (-50) e la Jonica (-50). Fin qui le cattive notizie. Ma la manovra leva e anche dà. E nel caso specifico delle infrastrutture rifinanzia il contratto di programma di Anas (1,6 miliardi) e Rfi (3,66 miliardi), il Fondo emergenze nazionali (1 miliardo), l’edilizia penitenziaria (157 milioni) e quella sanitaria (16 milioni). La distribuzione temporale però penalizza il 2026, con appena 425 milioni di risorse disponibili, e concentra oltre quattro quinti dei nuovi stanziamenti nel biennio 2027-2028. Il rischio, avverte l’Ance, è di un «vuoto di investimenti» nel primo anno del triennio, quando si esauriranno i fondi del Pnrr e il sistema produttivo avrà bisogno di continuità per evitare un nuovo stop. È qui che si appuntano le preoccupazioni dei costruttori, sullo spostamento in avanti dei rifinanziamenti di misure cruciali per il settore. La valutazione dell’Ance è netta: la riduzione della spesa in conto capitale, pur formalmente temporanea, potrebbe produrre effetti permanenti, aggravando la contrazione di risorse proprio mentre si moltiplicano le emergenze abitative e ambientali. Il Fondo per la casa e quello per il rischio idrogeologico, istituiti con la manovra, vengono giudicati positivamente, ma «non sufficienti a garantire la stabilità degli investimenti».

L’allarme si estende anche ai lavori in corso: il nodo del caro materiali, avverte il documento, resta senza copertura. Per saldare i ristori del 2025 e prorogare la compensazione prezzi al 2026 servono almeno 3 miliardi aggiuntivi sui quali il Mit, come emerso nella interrogazione parlamentare del 21 ottobre sta interloquendo con il Mef per avere almeno una parziale copertura. Che però potrebbe arrivare, anche se non per intero, nel decreto anticipi.

 

 

 

FONTI       Flavia Landolfi      “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News