«Rafforzando anche la Banca dati nazionale dei contratti potremmo velocizzare le gare e monitorare l’efficienza della spesa»
La priorità di investimento del Recovery plan dovrebbe essere la digitalizzazione degli appalti. Insieme al rafforzamento della Banca dati nazionale dei contratti pubblici. Sono i due concetti che il presidente dell’Anac Giuseppe Busia ha ripetuto con forza ieri nel corso di un’audizione sul Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza di fronte alla commissione Ambiente e Lavori pubblici della Camera. I motivi sono presto detti. «Con questi strumenti si può garantir efficienza e trasparenza della spesa», ha spiegato Busia. «Due aspetti che a Bruxelles sicuramente saranno apprezzati», anche di più perché vigilati da un’autorità indipendente che assomma su di sé anche i compiti di anticorruzione.
Per Busia «non si può presentare un Pnrr che prescinde dagli investimenti nella digitalizzazione delle procedure di appalto». La maggior parte degli interventi previsti nel piano passa per l’assegnazione di contratti pubblici. «Gestire queste commesse con formula digitale – spiega Busia – garantirebbe assegnazioni più veloci». Inoltre, visto che questo obiettivo è già previsto dal codice degli appalti oltre che dalle direttive Ue (che prevedono un’ulteriore scatto in questa direzione da ottobre 2023), «servirebbero poche norme e una spesa relativamente contenuta per assicurarsi il risultato». Per il presidente dell’Anticorruzione, infatti, «imprese e Pa sono già impegnate sul campo della digitalizzazione: il terreno è già arato».
Il secondo passaggio è dedicato al rafforzamento della Banca dati nazionale degli appalti. Busia chiede di rafforzare lo strumento che è già pienamente operativo presso l’Anac, con l’obiettivo di rendere la spesa dei fondi Ue più trasparente ed efficiente. «Con la banca dati possiamo controllare l’avanzamento delle opere e aggiungendo un flag a quelle che utilizzano i fondi di NextGenEu potremmo monitorare la velocità della spesa», un aspetto che l’Europa di certo non trascura. L’altro vantaggio, sottolineato da Busia, sarebbe quello di limitare gli appesantimenti burocratici a carico delle Pa. Un obiettivo che era già stato messo al centro del sistema Avcpass, ma realizzato solo in minima parte. Le risorse del Recovery fund potrebbero aiutare a colmare il gap rimasto, accentrando davvero in un unico posto tutta l’attività di verifica dei requisiti dichiarati dai concorrenti. «In questo modo – sintetizza e conclude Busia – le Pa potrebbero concentrarsi sulle strategie di acquisto e diminuirebbe di certo anche il contenzioso che come sappiamo si concentra proprio su quelle che accade in questa fase di gara».
FONTI: Mauro Salerno Edilizia e Territorio
