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Pnrr, triplicati i progetti chiusi – Spesa: quasi 110 su 170 miliardi

In cabina di regia ok alla relazione. Foti: bene i 50 obiettivi in scadenza a dicembre. Ma è da completare l’88% degli investimenti

 

L’attuazione del Pnrr quest’anno ha accelerato davvero. E il cambio di ritmo comincia a emergere chiaro dai numeri ufficiali. Ma il rush finale verso la scadenza del prossimo 30 agosto resta impegnativo.

Si possono sintetizzare così i contenuti chiave della nuova relazione semestrale, la settima, presentata ieri dal Governo alla cabina di regia con regioni ed enti locali, e ora in fase di invio alle Camere.

Qualche cifra aiuta a misurare lo sprint. Il numero di progetti conclusi triplica, passando dai 127mila di gennaio ai 383.933 di fine novembre, che rappresentano il 69,7% delle 550.917 iniziative per le quali risulta un impegno di spesa. Altri 152.580 interventi sono in corso di esecuzione.

Nella cabina di regia il ministro per il Pnrr Tommaso Foti ha voluto sottolineare il «positivo stato di avanzamento» anche dei 50 obiettivi della nona rata (12,8 miliardi, come l’ottava in arrivo a giorni), che coinvolgono 16 amministrazioni: in lista ci sono il potenziamento della Napoli-Bari e della Palermo-Catania, la riduzione delle perdite idriche con la distrettualizzazione di 45mila reti, i 3.800 nuovi veicoli dei Vigili del fuoco, il supporto educativo a 44mila minori al Sud, la digitalizzazione di 7,75 milioni di fascicoli giudiziari, la telemedicina per 300mila persone e all’ammodernamento tecnologico di 280 ospedali.

Ma la partita decisiva è quella che inizia ora. E non è semplice. Anche dopo la revisione di novembre, il tratto finale del Pnrr continua a vedere un’impennata negli obiettivi, con la maxirata finale da 28,4 miliardi collegata a 159 fra milestones e target, più del triplo rispetto alle scadenze di fine 2025. Fin qui, possono dirsi completati 18 investimenti e 44 riforme del Piano: ma nel complesso il Pnrr conta 156 investimenti e 68 riforme. In termini numerici, che non tengono conto del peso specifico delle singole misure, il tasso di attuazione è quindi al 65% per le riforme e al 12% per gli investimenti, segno che il lavoro da fare è ancora molto.

Si muove anche la spesa effettiva registrata dal ReGis, il cervellone della Ragioneria generale dello Stato che prova a monitorare ogni respiro del Piano italiano. Il contatore è arrivato al 30 novembre a 101,3 miliardi: e questo significa che in 11 mesi sono stati registrati pagamenti per 37,4 miliardi, il doppio rispetto ai 18,3 realizzati nel 2024. Il ReGis poi, come sanno bene gli addetti ai lavori, viaggia sempre con un certo ritardo rispetto alla realtà, per gli inciampi nella rendicontazione da parte delle migliaia dei soggetti attuatori. «La spesa è in costante crescita – ha commentato Foti -; con i pagamenti effettuati nel mese di dicembre e gli strumenti finanziari, a fine 2025 arriverà a 110 miliardi».

Un paio di considerazioni si impongono. All’atto pratico, i numeri indicati da Foti implicano che nel 2025 il Pnrr ha mosso risorse per circa 45 miliardi, pari a due punti di Pil. Cifre che rendono ancor più critico il modesto 0,5% fatto segnare quest’anno dalla crescita italiana. I critici del Pnrr, presenti soprattutto nella maggioranza, sostengono che si sarebbe potuto ottenere un effetto espansivo anche maggiore con spese finanziate da debito nazionale, e quindi senza vincoli. Ma la tesi è tutta da dimostrare.

In ogni caso il quadro, che pure si è molto vivacizzato rispetto al passato, continua a mostrare molte differenze quando si guarda ai singoli ministeri titolari degli interventi. L’avanzamento finanziario più alto si incontra ad Affari Esteri, Imprese e Università, che hanno speso oltre il 60% delle loro risorse, mentre all’altro capo della graduatoria (sono considerati i titolari di fondi superiori a 2 miliardi) si incontrano Lavoro e Cultura, che oscillano tra il 26,5 e il 27,4%. Sotto al 50% di spesa effettiva c’è anche la Salute, mentre la somma maggiore (22,18 miliardi) è quella pagata dal ministero delle Infrastrutture, che è del resto il titolare anche dello stanziamento più importante (41,19 miliardi, quindi l’avanzamento finanziario è al 53,9%).

L’analisi del quadro deve poi tenere in considerazione il fatto che l’ultima revisione straordinaria ha spostato i filoni più in affanno sulle facilities, i veicoli finanziari che offrono fino a tre anni di tempo in più per completare misure e pagamenti. Nel Pnrr attuale sono 24, e raccolgono in tutto 23,83 miliardi: il più consistente (4 miliardi) è quello relativo ai contratti di filiera del ministero dell’Agricoltura, seguito dal veicolo Mimit sulle catene di approvvigionamento strategiche (3,2 miliardi).

In questi casi, entro la scadenza ordinaria del 30 agosto 2026 occorre solo (si fa per dire) assumere l’impegno «giuridicamente vincolante». Gli investimenti da completare entro il prossimo anno cumulano quindi ora 170,8 miliardi (i 194,4 miliardi del Piano meno i 23,6 miliardi a cui sono stati concessi i tempi supplementari): a fine novembre, l’avanzamento finanziario, dato dal rapporto fra la spesa pagata e gli stanziamenti, è dunque del 59,3% (e pari al 72,1% dei fondi già ricevuti).

Il dato, pure se in netto miglioramento rispetto alle scorse rilevazioni, rimane non altissimo; e indica l’esigenza di una spinta ulteriore, soprattutto nella rendicontazione senza la quale il consuntivo finale del Pnrr rischia di rivelarsi comunque problematico.

Non aiuta, in questa chiave, il rinvio del decreto legge chiamato a disciplinare l’ultima fase del Pnrr appena rimodulato, che era atteso in consiglio dei ministri fra oggi e la prossima settimana e invece secondo i programmi aggiornati del Governo dovrebbe arrivare in consiglio dei ministri solo a metà gennaio. Dal momento che le norme, una volta entrate in vigore, richiedono spesso decreti ministeriali attuativi che poi si imbarcano nel solito iter amministrativo fino alla registrazione in Corte dei conti: per molte misure, comprese quelle confluite nelle facilities, il tempo dunque stringe.

 

 

 

FONTI      Gianni Trovati       “Enti Locali & Edilizia”

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