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Dal Dl Pnrr boccata d’ossigeno ai cantieri ferroviari: anticipazioni sulle riserve per la liquidità alle imprese

Il decreto allo studio del Governo consente a Rfi di anticipare fino al 10% delle contestazioni iscritte in contabilità. Una misura ponte per fronteggiare il caro materiali e tenere in marcia opere strategiche da quasi 25 miliardi

 

La liquidità torna al centro della partita Pnrr, questa volta sul fronte ferroviario. La bozza di decreto legge per l’accelerazione degli investimenti, messa a punto dal Governo e destinata a uno dei prossimi Consigli dei ministri, introduce (all’articolo 24) una misura straordinaria per sostenere la continuità operativa delle imprese impegnate nei grandi cantieri ferroviari finanziati, in tutto o in parte, con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Investimenti per circa 24,77 miliardi di euro, in gran parte di competenza del gruppo Fs.

Il contesto è quello ormai noto agli operatori del settore: cantieri ad alta complessità tecnica, cronoprogrammi stringenti legati ai target europei e, soprattutto, un forte stress finanziario sulle imprese appaltatrici, chiamate ad anticipare risorse in una fase segnata dall’aumento dei costi dei materiali, dall’incremento delle lavorazioni e da tempi di rendicontazione Pnrr non sempre compatibili con le esigenze di cassa.

È proprio per evitare rallentamenti, sospensioni o – nel peggiore dei casi – blocchi dei lavori che la norma interviene, con una misura mirata che consente a Rete ferroviaria italiana (Rfi) di immettere liquidità immediata nei cantieri, senza nuovi oneri per la finanza pubblica.

 

Anticipazioni sulle riserve, fino al 10%
Il cuore dell’articolo 24 è la possibilità, fino al 30 marzo 2026, per Rfi di erogare agli affidatari dei lavori ferroviari un’anticipazione provvisoria fino al 10% dell’ammontare delle riserve già iscritte in contabilità alla data di entrata in vigore della norma. Si tratta di riserve per le quali, elemento decisivo, il collegio consultivo tecnico non si sia ancora espresso. In altre parole, il decreto consente di “monetizzare” in via anticipata una quota delle somme oggetto di contestazione o richiesta, in attesa della definizione tecnica, superando una delle principali strozzature finanziarie che oggi gravano sulle imprese.

La misura riguarda gli interventi ferroviari della Missione 3 – Componente 1 del Pnrr, inclusi quelli affidati a contraente generale, che non abbiano ancora conseguito il target previsto alla data di entrata in vigore della legge. Si tratta, in larga parte, di opere strategiche che includono il potenziamento delle reti ad Alta velocità, l’ammodernamento dei nodi urbani, l’estensione del sistema di sicurezza Ermts, l’elettrificazione dei binari soprattutto al Sud e il potenziamento delle stazioni. Interventi con valori miliardari sottoposti a procedure semplificate proprio per rispettare le scadenze europee.

L’obiettivo della misura è ovviamente quello di rispondere alle tensioni di cassa. Negli ultimi mesi, l’andamento dei lavori infrastrutturali ferroviari ha evidenziato criticità significative nella gestione dei flussi di cassa, dovute a tre fattori principali: l’aumento dei costi dei materiali e delle lavorazioni, la tempistica dei rimborsi connessi alla rendicontazione Pnrr e la necessità di anticipare risorse per rispettare cronoprogrammi vincolanti. In questo quadro, l’anticipazione sulle riserve viene configurata come una misura straordinaria di sostegno alla liquidità, finalizzata a garantire la prosecuzione tempestiva degli interventi e a salvaguardare il raggiungimento degli obiettivi Pnrr. Per le imprese, soprattutto quelle impegnate su più fronti ferroviari, si tratta di un segnale rilevante: il problema non è solo autorizzativo o procedurale, ma anche finanziario.

 

Il meccanismo

L’anticipazione è concessa nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente per ciascun intervento e in coerenza con il Contratto di Programma 2022–2026 – parte investimenti. Soprattutto, è subordinata alla presentazione di una garanzia bancaria o assicurativa a prima richiesta, di importo pari alla somma anticipata. Non solo. La garanzia deve coprire anche gli interessi legali per un periodo di 270 giorni, a tutela di Rfi nel caso in cui le somme anticipate risultino, in tutto o in parte, non dovute.

Il collegio consultivo tecnico resta l’arbitro finale della partita. Entro 270 giorni dall’erogazione dell’anticipazione, l’affidatario è tenuto a sottoporre le riserve – anche in modo frazionato – al collegio, che si esprime nei termini previsti dal Codice dei contratti (15-30 giorni). Se il termine decorre inutilmente, scatta l’obbligo di restituzione: l’impresa deve restituire a Rfi, senza ritardo e comunque entro quindici giorni, l’importo ricevuto in relazione alle riserve non sottoposte al collegio, maggiorato degli interessi legali. In caso di inadempimento, Rfi è autorizzata a escutere la garanzia. Sulla base delle determinazioni del collegio, l’importo anticipato sarà poi oggetto di conguaglio, in aumento o in diminuzione, chiudendo il cerchio tecnico-contabile.

 

Il segnale politico al settore
L’intervento rappresenta un messaggio chiaro al comparto delle costruzioni ferroviarie. Il Governo prende atto che, senza interventi mirati sulla liquidità, il rischio non è solo il rallentamento dei cantieri, ma il mancato raggiungimento dei target Pnrr, con conseguenze ben più gravi.

La norma si muove entro un perimetro prudente, senza creare nuova spesa, ma introduce una flessibilità finanziaria che il settore chiedeva da tempo. In un contesto di aumento dei costi e margini sotto pressione, poter contare su anticipazioni mirate può fare la differenza tra continuità operativa e crisi di cassa. Per le imprese, soprattutto quelle impegnate nei grandi assi ferroviari ad alta velocità e capacità, si tratta di una boccata d’ossigeno attesa, che potrebbe contribuire a stabilizzare i cantieri all’ultimo miglio di attuazione del Piano.

Se confermata nel testo definitivo del decreto, la misura potrebbe segnare un cambio di passo nel rapporto tra stazioni appaltanti e operatori economici, riconoscendo che, accanto alle semplificazioni procedurali, serve anche una gestione più realistica e tempestiva dei flussi finanziari per portare a termine le opere nei tempi imposti dall’Europa.

 

 

 

FONTI      Mauro Salerno     “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News