Primo sì con fiducia. Sul caro-energia ok solo al riciclo del bitume stradale. Stop alla proroga delle concessioni balneari per mancanza di coperture. Sul Ponte conferma dei 13,5 miliardi, ma solo 600mila euro nel 2026 per la progettazione
Via libera in Senato al disegno di legge di conversione del decreto Infrastrutture-Commissari (Dl 32/2026), con voto di fiducia del Governo arrivato ieri in tarda serata. Il provvedimento – che deve essere convertito entro il 10 maggio – si avvia così alle battute finali con un pacchetto di modifiche che prova a dare una prima risposta all’emergenza caro-materiali, ma lascia insoddisfatto il settore delle costruzioni sul fronte più atteso: quello delle misure di compensazione dell’impennata dei costi in cantiere.
A catalizzare l’attenzione è l’emendamento approvato nel pomeriggio che introduce una misura straordinaria per contenere l’impatto dell’aumento dei costi energetici, tornati a salire anche per effetto della crisi iraniana. Fino al 31 dicembre 2026, le stazioni appaltanti potranno utilizzare integralmente il materiale derivante dalla rimozione delle pavimentazioni stradali – il cosiddetto fresato d’asfalto – per interventi di manutenzione, costruzione e riqualificazione delle infrastrutture viarie. La norma consente il reimpiego del materiale sia nello stesso cantiere sia in altri cantieri dello stesso soggetto attuatore, anche non direttamente collegati al luogo di produzione. Il fresato potrà essere trasportato come materiale tolto d’opera o riutilizzato senza trattamenti ulteriori rispetto alla normale pratica industriale, a condizione che siano verificate preventivamente le caratteristiche e la conformità ambientale. L’obiettivo è quello di ridurre i costi legati all’acquisto di nuovi materiali, in una fase di forte volatilità dei prezzi.
Accanto a questa apertura, però, resta il vuoto sulle misure strutturali chieste dalle imprese. L’Ance ha espresso apertamente preoccupazione per il mancato recepimento delle proposte avanzate per fronteggiare l’emergenza caro-materiali. In particolare, non hanno trovato spazio né la possibilità di sospendere temporaneamente i lavori per le lavorazioni più colpite dagli aumenti, né la sospensione del recupero dell’anticipazione del prezzo. Due interventi definiti “a costo zero” dalle imprese, ma ritenuti evidentemente non prioritari dal legislatore in questa fase. Una scelta che alimenta la delusione del settore, già alle prese con margini compressi e cantieri sotto pressione.
Ritirato anche l’emendamento presentato dai relatori che puntava a riportare in vita i permessi scaduti attraverso una modifica al decreto Ucraina del 2022, così come non è passato l’ emendamento sullo scorporo di Anas da Fs. L’Ad della Spa delle strade viene però nominato commissario per la realizzazione di una lunga serie di opere locali, tra cui due opere in Molise colpita dalle recenti alluvioni: il ripristino del ponte sul fiume Trigno, per il quale è autorizzata una spesa complessiva di oltre 20 milioni di euro tra il 2027 e il 2028 e gli interventi per la messa in sicurezza e la riapertura del Viadotto Sente Longo, con uno stanziamento di 7 milioni di euro. Ok anche a nuovi fondi per la Diga foranea di Genova su cui è al lavoro Webuild, allo stanziamento complessivo di 60 milioni di euro per il ripristino della linea ferroviaria Priverno–Terracina in provincia di Latina e all’emendamento (sempre dei relatori) sull’affidamento della concessione dell’A22 Brennero-Modena con cui si prevede che l’invito a presentare l’offerta finale debba essere corredato, unitamente al progetto di fattibilità tecnico-economica, «dallo schema di convenzione predisposto dall’ente concedente e sottoposto», previo parere dell’Authority dei Trasporti, al Cipess, sentito il Nars, «per la relativa approvazione». Il provvedimento proroga inoltre di tre mesi, al 30 settembre 2026, il termine per l’aggiudicazione dei lavori di messa in sicurezza delle opere esistenti e per la realizzazione di nuove infrastrutture destinate a sostituire quelle che presentano gravi criticità strutturali nel bacino del Po.
Sul piano politico, la giornata è stata segnata anche dal braccio di ferro sulle concessioni balneari. L’emendamento della Lega che puntava a prorogare fino al 2030 le concessioni nelle aree colpite da eventi meteo eccezionali – inizialmente approvato in Commissione – è stato poi stoppato dalla Commissione Bilancio per mancanza di coperture, su parere negativo del Mef. Una bocciatura che ha acceso lo scontro tra maggioranza e opposizione e contribuito a rallentare l’iter del provvedimento, facendo slittare l’approdo in Aula. Il tema resta altamente sensibile, sia per i riflessi economici sia per il contenzioso europeo che continua a incombere sul settore.
Nel testo approvato, oltre all’inserimento fondi e commissari per tante opere locali, trova spazio anche un pacchetto di semplificazioni per le infrastrutture energetiche strategiche, con la possibilità di individuare tramite Dpcm gli interventi di sviluppo e potenziamento dei gasdotti di importazione dall’estero, considerati essenziali per la sicurezza degli approvvigionamenti. Per queste opere si prevede una riduzione degli oneri compensativi nei casi in cui non si registrino incrementi dell’impatto ambientale, con l’obiettivo di accelerare gli interventi in una fase ancora delicata sul fronte energetico europeo.
Sul capitolo più simbolico del decreto, quello relativo al Ponte sullo Stretto, il Governo inserisce nel provvedimento la risposta ai rilievi della Corte dei Conti, confermando il quadro economico complessivo dell’opera a 13,5 miliardi di euro. Per il 2026, tuttavia, lo stanziamento previsto è limitato a 600mila euro, destinati alla copertura delle attività di progettazione esecutiva. Una cifra contenuta che segnala come la fase operativa sia ancora in una fase preliminare, nonostante la centralità politica del progetto. In particolare, il Mit viene incaricato di svolgere gli adempimenti necessari all’aggiornamento del piano economico-finanziario della società concessionaria, all’acquisizione dei pareri tecnici e allo svolgimento delle verifiche ambientali e dei rapporti con la Commissione europea. È inoltre prevista la nomina dell’amministratore delegato di Rfi come commissario straordinario per gli interventi infrastrutturali ferroviari complementari all’opera. Il commissario opera con i poteri dello «Sblocca cantieri», quindi in deroga alle norme sui contratti pubblici.
Il decreto passa ora alla Camera per la seconda lettura, con avvio dell’esame fissato al 5 maggio e voto di fiducia atteso il giorno successivo. Una corsa contro il tempo per rispettare la scadenza del 10 maggio, che impone una conversione senza ulteriori modifiche.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
