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Governo aperto, dati pubblici e IA: i nuovi strumenti per trasparenza e prevenzione della corruzione

I documenti elaborati nell’ambito del 6° Piano d’Azione Nazionale definiscono strumenti e raccomandazioni per utilizzare red flags e banche dati nel monitoraggio degli investimenti pubblici, migliorare il riuso dei dati di elevato valore e governare l’acquisto dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle amministrazioni

 

Dall’utilizzo delle red flags per individuare possibili anomalie negli appalti pubblici alla qualità dei dati delle amministrazioni, fino ai requisiti da inserire nei capitolati per l’acquisto di sistemi di intelligenza artificiale verificabili e governabili: sono questi i temi affrontati nei tre nuovi documenti elaborati, nell’ambito del 6° Piano d’Azione Nazionale per il governo aperto 2024-2026, attraverso percorsi di co-creazione che hanno coinvolto amministrazioni pubbliche, società civile, università ed esperti.

Le pubblicazioni comprendono due Vademecum dedicati ai dati aperti, realizzati nell’ambito dell’Impegno C6, e le Raccomandazioni della Community italiana per il governo aperto sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione, predisposte nell’ambito dell’Impegno B5.

 

Dati aperti, appalti e intelligenza artificiale: le nuove indicazioni ANAC per la PA
Nel progetto è stata coinvolta anche ANAC, che ha coordinato il Vademecum sull’utilizzo di indicatori, red flags e dati aperti per il monitoraggio civico e la prevenzione della corruzione, mentre il documento sui dati di elevato valore è stato coordinato da AgID. L’Autorità ha inoltre partecipato, con le altre amministrazioni e gli stakeholder, alla redazione delle raccomandazioni sull’impiego dell’intelligenza artificiale nella PA.

I tre documenti convergono su una considerazione comune: la pubblicazione di un dato o l’acquisto di una tecnologia non producono automaticamente trasparenza, innovazione o buona amministrazione.

Per sostenere il monitoraggio della spesa e la prevenzione della corruzione, i dati devono essere aggiornati, collegabili e riutilizzabili, mentre le amministrazioni devono possedere le competenze per interpretarli e governarne il ciclo di vita. Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale, il cui impiego non può prescindere dalla qualità delle informazioni, dalla trasparenza del modello, dalla possibilità di effettuare verifiche e da una supervisione umana effettiva.

La direzione indicata dal 6° Piano d’Azione Nazionale è quindi quella di integrare apertura dei dati, monitoraggio degli investimenti, controllo dei contratti e governo delle nuove tecnologie, affinché il patrimonio informativo pubblico diventi uno strumento di prevenzione, partecipazione e responsabilità amministrativa, anziché restare un insieme di informazioni formalmente accessibili.

 

Red flags e dati aperti negli appalti: come individuare i segnali di rischio
Il documento più direttamente collegato alle funzioni di ANAC riguarda l’  impiego degli indicatori di rischio e dei dati aperti nel monitoraggio degli investimenti e dei contratti pubblici, con particolare attenzione agli interventi finanziati dal PNRR.

Il Vademecum non è rivolto soltanto alle amministrazioni e agli organi di vigilanza, ma anche alla società civile, ai ricercatori, ai giornalisti e ai cittadini interessati a seguire un progetto pubblico, ricostruendo il percorso delle risorse e verificando lo stato degli affidamenti e delle opere.

Le red flags sono segnali di attenzione che possono emergere dall’analisi dei dati sulle procedure di gara e sull’esecuzione dei contratti. Una gara con un solo partecipante, il ricorso ripetuto a procedure negoziate, la concentrazione degli affidamenti su poche imprese, importi distanti dai valori di mercato, modifiche rilevanti in corso d’opera, ritardi o incrementi considerevoli dei costi sono elementi che possono giustificare un approfondimento.

La presenza di una red flag non dimostra l’esistenza di un illecito, né consente di concludere automaticamente che vi siano fenomeni corruttivi o violazioni; il segnale individua piuttosto le situazioni nelle quali controllare la completezza delle informazioni, confrontare le fonti, consultare gli atti e chiedere spiegazioni all’amministrazione competente.

 

CUP, CIG e banche dati: come monitorare un investimento pubblico
Una delle parti più utili del Vademecum riguarda il metodo per ricostruire il ciclo di un investimento pubblico, mettendo in relazione informazioni spesso distribuite tra piattaforme e banche dati differenti.

Il punto di partenza è il Codice Unico di Progetto (CUP), che identifica l’investimento e lo accompagna nelle diverse fasi della realizzazione. Attraverso OpenCUP è possibile acquisire le informazioni essenziali sulla finalità dell’intervento, sulla localizzazione, sull’amministrazione responsabile e sul quadro finanziario.

Al CUP devono poi essere collegati i Codici Identificativi di Gara (CIG), che permettono di individuare gli affidamenti attraverso i quali il progetto viene attuato. Il rapporto tra progetto e contratto non è però necessariamente diretto, perché un investimento può essere realizzato mediante più procedure, mentre un contratto può contribuire a progetti diversi.

Il percorso proposto consiste quindi nell’individuare l’intervento, recuperare il CUP, cercare i CIG associati e confrontare le informazioni contenute nella Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici, in OpenCUP, in ReGiS e negli altri sistemi di monitoraggio.

A queste fonti si aggiungono le sezioni “Amministrazione trasparente”, la Piattaforma Unica della Trasparenza, la BDAP, OpenCoesione e i portali dedicati al PNRR, che possono contenere atti, dati finanziari, informazioni sui soggetti attuatori e aggiornamenti sull’avanzamento.

Il collegamento tra le banche dati consente di andare oltre la verifica formale dell’affidamento, osservando anche l’evoluzione del progetto, le modifiche, l’andamento della spesa, i tempi di realizzazione e la distanza tra quanto programmato e quanto effettivamente realizzato.

 

BDNCP e Open Contracting Data Standard: come seguire il ciclo del contratto
Nel sistema descritto dal Vademecum, la BDNCP costituisce una delle principali infrastrutture informative per il monitoraggio degli appalti pubblici, poiché raccoglie i dati sulle procedure e sugli affidamenti e consente di seguire il ciclo di vita del contratto.

ANAC mette inoltre a disposizione dataset dedicati agli interventi PNRR e API per l’accesso automatizzato ai dati dei CIG, favorendo l’integrazione con altri sistemi e lo sviluppo di strumenti di analisi.

Il documento richiama anche l’adozione dell’Open Contracting Data Standard, che consente di rappresentare con criteri uniformi le informazioni relative alla programmazione, alla gara, all’aggiudicazione, all’esecuzione e alle modifiche contrattuali.

 

Indicatori territoriali ANAC: come valutare i fattori di vulnerabilità
Accanto alle red flags riferite alle singole procedure, il Vademecum richiama gli indicatori territoriali sviluppati dall’Autorità per analizzare le condizioni che possono rendere un contesto maggiormente esposto a opacità o cattiva amministrazione.

Gli indicatori sono organizzati in quattro ambiti, relativi all’istruzione, all’economia del territorio, al capitale sociale e alla criminalità, e restituiscono una lettura complessiva delle condizioni economiche, sociali e istituzionali delle diverse aree del Paese.

La loro funzione è descrivere fattori di vulnerabilità che, letti insieme alle anomalie emerse nelle singole procedure, possono orientare le verifiche e le attività di prevenzione, integrandosi con le red flags riferite al contratto o alla gara.

 

Dati di elevato valore nella PA: obblighi europei, API e criticità di riutilizzo
Il   secondo Vademecum, coordinato da AgID, riguarda gli High-Value Datasets, individuati dall’Unione europea per la loro capacità di produrre benefici economici, sociali e ambientali attraverso il riutilizzo.

Le categorie comprendono dati geospaziali, ambientali, meteorologici e statistici, oltre alle informazioni sulle imprese e sulla mobilità. Per rispettare le prescrizioni europee, i dataset devono essere gratuiti, leggibili automaticamente, accessibili mediante API conformi, scaricabili integralmente, accompagnati da licenze aperte e descritti da metadati adeguati.

L’attuazione risulta però ancora disomogenea. In diversi casi i dati non sono disponibili, non risultano classificati correttamente, non dispongono di API conformi oppure presentano problemi di copertura, aggiornamento e qualità.

 

Intelligenza artificiale nella PA: dati, trasparenza e supervisione umana
Il terzo documento contiene   dodici raccomandazioni sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione, elaborate per orientarne l’impiego verso i principi di trasparenza, equità, responsabilità e partecipazione.

Le raccomandazioni individuano le condizioni organizzative e tecniche che dovrebbero accompagnare la scelta, l’acquisto e l’utilizzo dei sistemi di IA.

Il primo tema riguarda i dati, che devono essere aggiornati, documentati, tracciabili e rappresentativi, perché sistemi alimentati da informazioni incomplete, sbilanciate o non contestualizzate possono riprodurre o amplificare discriminazioni algoritmiche già esistenti.

Altro aspetto legato alla trasparenza è il funzionamento degli algoritmi, attraverso la disponibilità della documentazione tecnica, dei criteri utilizzati e degli elementi necessari per consentire verifiche e audit indipendenti.

Il documento richiama inoltre la necessità di evitare che decisioni amministrative con effetti rilevanti sulle persone siano assunte in modo interamente automatizzato, senza una supervisione umana effettiva affidata a soggetti capaci di comprendere, contestare, correggere o sospendere l’esito del sistema.

Un ulteriore presidio riguarda la tracciabilità dell’addestramento, che dovrebbe consentire di ricostruire i dati utilizzati, i criteri di selezione e le trasformazioni o scelte metodologiche che hanno inciso sul funzionamento del modello.

 

Appalti pubblici di IA: requisiti, audit e clausole da inserire nei capitolati
Le raccomandazioni riservano attenzione al procurement pubblico dei sistemi di IA, evidenziando come l’acquisto di un sistema di intelligenza artificiale non possa essere trattato come una normale fornitura informatica.

Nei capitolati dovrebbero essere previsti requisiti sulla qualità e titolarità dei dati, sulla documentazione tecnica, sugli audit algoritmici, sulla tutela dei diritti fondamentali, sull’interoperabilità e sulla possibilità per l’amministrazione di mantenere un controllo effettivo sul sistema.

Le soluzioni dovrebbero inoltre limitare il rischio di dipendenza da uno specifico fornitore, evitando che l’amministrazione resti vincolata a tecnologie non trasferibili, non ispezionabili o prive della documentazione necessaria al riuso e alla gestione nel tempo.

Tra le proposte figura anche l’istituzione presso ANAC di un registro nazionale degli appalti relativi ai sistemi di IA, nel quale pubblicare in formato aperto le informazioni essenziali sulle soluzioni acquisite dalle amministrazioni.

Lo strumento permetterebbe di seguire le scelte di acquisto, verificare eventuali concentrazioni di mercato, confrontare le tecnologie e valutare la coerenza tra gli obiettivi dichiarati e le caratteristiche delle soluzioni adottate.

Al momento si tratta comunque di una raccomandazione della Community italiana per il governo aperto e non di una nuova competenza già attribuita all’Autorità.

 

 

 

 

FONTI    “LavoriPubblici.it”

Categorized: News