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Manovra, costruttori in allarme sui fondi: «2,7 miliardi concentrati su 4 cantieri e zero agli extracosti»

La denuncia dell’Ance, ma il ministro Salvini rassicura: si troveranno le risorse

 

La manovra mette sul piatto 2,7 miliardi aggiuntivi per le opere pubbliche nel 2027, ma non stanzia nuove risorse per il caro materiali lasciando a bocca asciutta 13mila cantieri. È il primo tasto dolente sul quale i costruttori chiedono al governo una correzione in sede di conversione parlamentare del disegno di legge. All’appello mancano circa 1,4 miliardi per coprire gli extracosti del 2025, mentre sulle imprese e sulle stazioni appaltanti iniziano già a pesare i rincari del 2026. Dal governo però si aprono spiragli: «Il ministro Salvini, insieme al vice ministro Rixi e a tutto lo staff del Mit sono al lavoro per trovare le risorse necessarie per evitare un impensabile blocco dei cantieri in tutta Italia», spiega in serata una nota di Porta Pia.

Ma intanto il settore è in allarme. «Sulla manovra in quattro anni ci sono 11,2 miliardi di euro per le opere pubbliche – dice Antonio Ciucci, presidente dell’Ance – . La quantità è congrua, bisogna però valutare la qualità del dato. E la qualità non è soddisfacente». Fino al 2030 a Rfi vanno circa 6,3 miliardi che però anche nel 2027 – dove sono appoggiati 1,38 miliardi – scontano una concentrazione di risorse su quattro opere ferroviarie: Terzo Valico dei Giovi, circonvallazione di Trento, Napoli-Bari e la Messina-Catania. Per Anas sono previsti due miliardi ma distribuiti tra il 2028 e il 2029; per la transizione energetica degli edifici pubblici altri 2,4 miliardi, con 800 milioni annui dal 2028 al 2030. Senza contare poi il capitolo Superbonus, con i crediti delle aziende che improvvisamente saranno spalmati in 10 anni (si veda articolo a pagina 3) e che avranno conseguenze anche sulla ricostruzione privata del cratere sismico del Centro Italia. «È inaccettabile, insopportabile che si possano modificare le norme così, da un momento all’altro», tuona Ciucci.

Il coniglio dal cilindro per questa pioggia di risorse ha un nome e un cognome: la flessibilità energetica concessa dalla Ue che però è vincolata a obiettivi di sostenibilità. Ma quella leva azionata sulle ferrovie libera altre risorse che, dunque, possono essere impiegate per rispondere alle esigenze dei cantieri. È qui che i costruttori chiedono una scelta sugli extracosti.

«Ci siamo dimenticati completamente il caro materiali», denuncia Ciucci. «Questo è veramente il contrasto fortissimo e chiaramente crea un problema enorme, anche perché forse non è chiaro che quelle risorse sono un debito che lo Stato ha contratto nei confronti delle imprese». E che a più riprese il governo aveva garantito alle aziende.   L’ultima volta era stata annunciata dal ministro Salvini il 30 ottobre, a margine di un evento a Genova. «All’interno della manovra ci saranno delle risorse per il caro materiali delle opere pubbliche», aveva detto. Il conto è noto. Secondo i dati indicati dall’Ance, le richieste per il 2025 ammontano a 1,8 miliardi, a fronte dei 500 milioni già stanziati per il 2027. Ma che oggi nelle tabelle della manovra perdono 95 milioni, una novità che Ciucci intitola «oltre il danno la beffa».

Il disavanzo è dunque di circa 1,4 miliardi. La richiesta è netta: «Reintegrare subito il Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche del Mit». Per farlo, precisa il presidente, «il veicolo può essere anche un altro decreto». Ma intanto bisogna fare i conti con i lavori sul territorio. Dei circa 13mila cantieri censiti dall’associazione, relativi a gare precedenti al 30 giugno 2023 e attivi al 30 novembre 2025, 7.566 fanno capo agli enti locali, il 59% del totale. Altri 1.769, pari al 14%, riguardano enti pubblici non economici, tra cui Asl, Iacp, università e autorità portuali. Seguono le municipalizzate, comprese le società di gestione di acqua ed energia, con 1.376 cantieri (11%), e le società a partecipazione pubblica, tra cui Anas e Rfi, con 1.073 (8,3%).

«Dietro piccole opere ci sono piccole imprese, quindi è chiaro che la tenuta finanziaria di piccole imprese è sempre difficile», avverte Ciucci. «Ai crediti ancora da incassare si aggiungono gli extracosti del 2026, per i quali le stazioni appaltanti non sanno dove trovare i soldi», aggiunge il numero uno dei costruttori. Le interlocuzioni con il Governo restano aperte, e adesso gli occhi sono puntati sul recupero delle coperture durante l’esame parlamentare.«Noi stiamo parlando di oltre il miliardo», ricorda il presidente. «Mi sarebbe piaciuto che ci fosse stato, seppur di meno, almeno un riconoscimento». Il rischio indicato è il rallentamento dei lavori, fino al blocco dei cantieri. Uno scenario fosco che il governo sembra aver ben chiaro e che Salvini vuole sventare.

 

 

 

FONTI      Riccardo Ferrazza e Flavia Landolfi           “Edilizia & Territorio”

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