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Dl Semplificazioni: via il massimo ribasso, deroghe per gli appalti fino al 30 giugno 2023

 

Le novità della bozza da 65 articoli dopo la cabina di regia del Governo. Incontri con i sindacati sul subappalto

Niente reintroduzione del massimo ribasso e sistemazione delle norme sui subappalti rimessa all’esito dell’incontro tra il presidente del Consiglio Mario Draghi con i sindacati. Non mancano le novità nell’ultima bozza da 65 articoli del decreto Semplificazioni uscita dalla cabina di regia tenuta dal governo ieri mattina e portata alla riunione preparatoria del Consiglio dei ministri annunciato per oggi. Tra i tanti cambiamenti rispetto alle prime versioni spicca la scelta di estendere solo fino al 30 giugno 2023, invece che a tutto il 2026, le deroghe al codice degli appalti previste dal decreto Semplificazioni del luglio scorso (Dl 76/2020). Sono invece confermate le semplificazioni per il Superbonus 110% (interventi con Cila senza attestazione senza attestazione dello stato legittimo dell’immobile) e la corsia preferenziale per il rilascio di pareri per le grandi opere del Pnrr, con la nascita di una Sovrintendenza speciale e di un comitato speciale presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici, con iter in parallelo per il rilascio di autorizzazioni come la Via, l’interesse archeologico, l’esame in Conferenza di servizi.

Massimo ribasso e subappalto
Salta dalla nuova bozza del decreto Semplificazioni il passaggio che introduceva la possibilità di aggiudicare al massimo ribasso le grandi opere del Pnrr, in caso di assegnazione dell’appalto su progetto di fattibilità. Nell’ultima versione del decreto rimane la possibilità di assegnare i contratti particolarmente complessi sulla base di semplici progetti di fattibilità tecnico-economica, me non viene più riportata la clausola che consentiva in questi casi la possibilità di procedere all’aggiudicazione del contratto «sulla base del criterio del prezzo più basso». Cancellato anche l’articolo dedicato al subappalto, di cui il premier Mario Draghi ha discusso in un vertice ad hoc con i sindacati.

Deroghe al codice fino al 30 giugno 2023
Proroga di due anni e mezzo (invece dei cinque anni previsti dalle prime bozze) per le deroghe al Codice degli appalti previste dal decreto Semplificazioni dello scorso luglio (Dl 76/2020) come valevoli fino al 31 dicembre 2021. L’ultima bozza del nuovo decreto Semplificazioni che il Governo è intenzionato a varare già domani estende al 30 giugno 2023 la validità di quelle deroghe che nei testi iniziali era invece prevista fino a tutto il 2026. Resta invece l’innalzamento da 75mila a 139 mila euro della soglia per l’affidamento diretto dei contratti senza gara di servizi e forniture. Quanto alla procedura negoziata senza bando per i lavori si riduce il numero delle imprese da invitare. Per i contratti di importo compreso tra i 150.000 euro e un milione di euro basteranno cinque inviti, mentre serviranno almeno dieci operatori solo per le opere dal valore pari o superiore a un milione. Le soglie attualmente in vigore prevedono l’obbligo di invitare cinque operatori tra 150mila e 350mila euro, dieci imprese tra 350mila euro e un milione di euro e almeno 15 imprese per i contratti compresi tra un milione di euro e la soglia Ue di 5,35 milioni. Quest’ultimo scalino è stato del tutto eliminato.

Comitato speciale e iter in parallelo per i lavori complessi
Confermata la nascita di un «comitato speciale» in seno al Consiglio superiore dei lavori pubblici e una corsia preferenziale con iter da svolgere in parallelo, invece che in sequenza, per accorciare i tempi di rilascio delle autorizzazioni delle grandi opere legate al Pnrr (e forse non solo a quello) . Dopo tanti tentativi andati a vuoto, la bozza di decreto Semplificazioni che il Governo è intenzionato a varare già domani, prova ancora a rimettere mano ai cosiddetti «tempi di attraversamento», cioè i tempi morti che i progetti delle nostre infrastrutture sono costretti a trascorrere nelle sale d’attesa di autorità, commissioni e enti preposti a valutare, prescrivere, autorizzare o bloccare i cantieri. A tracciare il percorso sono due articoli confermati anche nell’ultima bozza del provvedimento. A capo di tutto sarà un «comitato speciale», una super-commissione da insediare presso il Consiglio superiore di lavori pubblici presieduta dal presidente dello stesso Consiglio (o da uno dei presidenti di sezione) e composta da 28 esperti tra cui un consigliere di Stato, un consigliere della Corte dei Conti e dell’avvocatura di Stato affiancati da sei dirigenti ministeriali, tre rappresentanti della Conferenza unificata, tre rappresentanti degli ordini professionali (ingegneri, architetti, geologi) e tredici docenti universitari «dichiara e acclarata competenza». La bozza quantifica già gli emolumenti da corrispondere ai partecipanti: l’indennità sarà uguale al 25% del «trattamento economico onnicomprensivo percepito dall’amministrazione di appartenenza» con un tetto massimo di 50mila euro all’anno.

Qualificazione stazioni appaltanti
Si torna a parlare di qualificazione delle stazioni appaltanti dopo che il etma era stato espunto dal versione precedente del provvedimento. Il Governo, spiegano a Palazzo Chigi, intende ridurre le stazioni appaltanti a un numero molto più basso, migliorando la qualità del processo di investimento.

Multe fino a centomila euro per chi ostacola la transizione digitale
Il responsabile che viola gli obblighi in materia di innovazione tecnologica e digitalizzazione della Pa, potrà essere multato con sanzioni da un minimo di 10.000 euro ad un massimo di 100.000 euro ovvero «in caso di mancata ottemperanza alla richiesta di dati, documenti o informazioni» al fine di assicurare l’attuazione dell’Agenda digitale italiana ed europea, ovvero in «violazione degli obblighi di transizione digitale». Sarà l’Agid a irrogare la sanzione amministrativa. Inoltre, decorsi i termini, in base alla gravità della violazione, può essere nominato un commissario ad acta.

Governance a Palazzo Chigi e 350 assunzioni per il Pnrr
Sulla governance del Recovery plan, il testo affida la cabina di regia al presidente del Consiglio con la presenza di ministri «a rotazione» (in questo approfondimento tutti i dettagli). Partecipano alla cabina di regia, infatti, i «Ministri e i Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri competenti in ragione delle tematiche affrontate in ciascuna seduta. La Cabina di regia esercita poteri di indirizzo, impulso e coordinamento generale sull’attuazione degli interventi del Pnrr», si legge nella bozza. Il monitoraggio, il controllo e la rendicontazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza sono invece affidati al Mef. Per l’attuazione delle disposizioni sulla governance del Pnrr «entro trenta giorni dall’entrata in vigore» del provvedimento il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri «indice un concorso pubblico, per titoli ed esame orale, per il reclutamento di un contingente complessivo di trecentocinquanta unità di personale non dirigenziale a tempo determinato per un periodo anche superiore a trentasei mesi, ma non eccedente la durata di completamento del Pnrr e comunque non oltre il 31 dicembre 2026». L’obiettivo è seguire speditamente la timeline prefissata – anche perché eventuali deviazioni mettono a rischio i fondi – ecco perché viene prevista la possibilità per il premier di commissariare gli enti che non adottano gli atti necessari o sono in ritardo.

Saltano le norme sulla rigenerazione urbana e sul silenzio assenso tra Pa
Oltre al massimo ribasso, e alla questione subappalti dall’ultima bozza è stato cancellato anche il capitolo sulla rigenerazione urbana contestato dalle imprese. Resta invece la scelta di rafforzare il silenzio assenso tra pa e privati. «Nei casi in cui il silenzio dell’amministrazione equivale a provvedimento di accoglimento, fermi restando gli effetti comunque intervenuti del silenzio assenso, – si legge nell’ultimo testo – l’amministrazione è tenuta, su richiesta del privato, a rilasciare, in via telematica, un’attestazione circa il decorso dei termini del procedimento e pertanto dell’intervenuto accoglimento della domanda ai sensi del presente articolo. Decorsi inutilmente dieci giorni dalla richiesta, l’attestazione è sostituita da una dichiarazione del privato». Sparisce invece la norma per l’ampliamento del «silenzio assenso tra amministrazioni» allo sportello unico per l’edilizia e allo sportello unico per le attività produttive, prevista dalla bozza precedente, in base alla quale le pa devono comunicare entro 30 giorni il proprio assenso o nulla osta quando è prevista l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta per l’adozione di provvedimenti normativi e amministrativi di competenza di altre amministrazioni pubbliche.

 

 

Link utili

Appalti senza gara fino al 2023, Superbonus agli alberghi Spa

Semplificazioni, «comitato speciale» e iter paralleli per i pareri delle grandi opere

Per il 110% solo la comunicazione inizio lavori

Rigenerazione urbana, nei centri storici piani particolareggiati in deroga al Prg

 

 

FONTI :  Mauro Salerno  “Edilizia e Territorio”








 














 

 

 

 











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