A disposizione per gli oneri aggiuntivi ci sono 8,8 miliardi: per metà si candida Rfi (Fs) con 55 progetti
Sono oltre cento i progetti infrastrutturali del Pnrr e del Piano nazionale complementare (Pnc) presentati al ministero delle Infrastrutture per accedere al fondo opere indifferibili finanziato con 8,8 miliardi dai decreti legge 50 e 115 del 2022. Ai 7,5 miliardi per le opere Pnrr si erano aggiunti 1,3 miliardi da destinare a Pnc e ai lavori delle Olimpiadi Milano-Cortina. Alla metà esatta di questi fondi si è candidata Rete ferroviaria italiana, la società del gruppo Fs guidata da Vera Fiorani, che ha una parte molto rilevante del Recovery Plan italiano e ha presentato 55 istanze relative ad altrettanti progetti, per complessivi 4,4 miliardi di maggiori oneri tra opere del Pnrr e opere commissariate (anche questa categoria poteva partecipare). Tutte le domande accolte dovranno tradursi rapidamente in gare o procedure di affidamento che vanno avviate – come condizione posta dalla norma – entro il 31 dicembre. Una decina di giorni fa era stato il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, a dire che entro la fine dell’anno sarebbero partite altre 55 gare del Pnrr: questo numero è andato crescendo, ovviamente, con l’avvicinarsi della scadenza della domanda.
Entro il 17 ottobre le stazioni appaltanti devono presentare ai ministeri di riferimento le domande per coprire i maggiori costi sulle opere creati dai rincari delle materie prime e i ministeri, a loro volta, devono presentare istanza al Mef. Sarà poi il ministero dell’Economia, entro il 16 novembre, a emanare un decreto con una graduatoria delle opere che saranno ammesse ai fondi. Per presentare domanda e poi accedere ai fondi, le stazioni appaltanti devono applicare all’opera in questione prezziari aggiornati nel corso del 2022 e presentare il nuovo quadro economico dell’intervento ricavato appunto dall’aggiornamento dei prezzi. L’intervento avviato dagli articoli 26 e 27 del decreto legge 50 punta a superare la fase di stallo delle gare seguito ai rincari delle materie prime e poi dell’energia. Il governo Draghi è prontamente intervenuto garantendo alle grandi stazioni appaltanti come Rete ferroviaria italiana e agli enti territoriali i fondi necessari per aggiornare i costi dei progetti e sbloccare le opere. Questo rush finale deve servire proprio a rimettere in carreggiata il Pnr e il Pnc che rischiavano di deragliare se non si fosse rimessa rapidamente in moto la macchina delle gare e degli appalti.
FONTI Giorgio Santilli “Edilizia e Territorio”
