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Ingegneria, con il Pnrr crescita anche nel 2023: «Ma ora le Pa si facciano aiutare»

 

Domani l’assemblea dell’Oice a Roma: il presidente Giorgio Lupoi: progetti sempre più complessi, le stazioni appaltanti hanno bisogno di supporto esterno

 

L’ingegneria italiana è in pieno fermento, trainata dalla valanga dei progetti del Pnrr, come il resto della filiera edilizia. Domani a Roma l’associazione che riunisce le principali società di ingegneria e architettura italiane (Oice) terrà la sua assemblea annuale a Roma, aggiornando gli scenari di un mercato che l’anno scorso ha raddoppiato il suo valore (con 3,5 miliardi di bandi di progettazione che attiveranno 45 miliardi di lavori) e che anche quest’anno si confermerà su ritmi molto sostenuti di crescita. A farla da padrone c’è la rincorsa all’attuazione degli investimenti del Pnrr, tenendo conto che la sola progettazione Pnrr messa in gara lo scorso anno ammonta a 2 miliardi e ha superato del 75% il valore promosso nel 2021 (1,1 miliardi) relativo alle opere ordinarie. Sullo sfondo, impossibile da ignorare, ora ci sono anche le difficoltà legate ai primi giorni di entrata in vigore del nuovo codice appalti che hanno imposto un cambio di paradigma, che le stazioni appaltanti stanno ancora faticosamente cercando di digerire.

«Rispetto alla vecchia impostazione, il nuovo codice ha marginalizzato la progettazione confermando la scelta di affidare alle Pa la possibilità di farsi i progetti in casa – dice il presidente dell’Oice Giorgio Lupoi – ma ora non vogliamo focalizzarci su questi aspetti, piuttosto vogliamo concentrarci sulle necessità reali per riportare efficienza e qualità nel modo con cui le amministrazioni sono chiamate a gestire questo carico di progetti».

Lo sguardo delle società di ingegneria in questa fase è rivolto alle amministrazioni. La corsa a raggiungere gli obiettivi del Pnrr sta spingendo il mercato, che ha arricchito il portafoglio ordini delle società. Gli ultimi dati relativi al terzo trimestre del 2023 dicono che l Pnrr ha finanziato 859 gare per 693,8 milioni di euro (valore della sola progettazione) con un aumento del 7,8% in numero e di ben l’82% in valore. Questi bandi di servizi tecnici e appalto integrato, sottolineano all’Oice, riguardano 13,3 miliardi di euro di opere.

«Si tratta di opere molto complesse per le società di ingegneria sono chiamate a dare una mano non soltanto come progettisti», dice Lupoi .

Il punto chiave è che, come dimostra anche il flop della qualificazione, solo poche amministrazioni possono vantare al proprio interno le competenze per gestire progetti così complessi. Per questo le engineering si candidano al ruolo di assistenza ai Rup, un ruolo di project manager. A questo aspetto l’assemblea di domani dedicherà un focus specifico. «L’obiettivo – spiega Lupoi – è far capire che per gestire questo tipo di progetti c’è bisogno di un’assistenza mirata fin dalle prime fasi delle procedure, ancora prima dell’avvio della progettazione, quando si tratta di scrivere i documenti, i bandi e poi valutare i progetti che arrivano». Le gare di assistenza al Rup sono in aumento (74 gare per un valore di 49 milioni nel terzo trimestre) ma sono ancora poche. Un fenomeno che cozza con di fonte alla constatazione dei ritardi e delle difficoltà a rendere effettivi gli investimenti.

«È sorprendente che non si riesca a comprendere l’utilità, se non la necessità, di affiancare ai tecnici delle stazioni appaltanti, supporti di project management che potrebbero far recuperare, nella fase di messa a terra degli interventi, i ritardi fino ad oggi accumulati nelle fasi approvative – continua Lupoi -. Noi come settore dell’ingegneria organizzata abbiamo consegnato e stiamo consegnando i progetti richiesti dalle stazioni appaltanti in tempi brevissimi; dalla consegna in poi maturano i ritardi». Per l’Oice, anche alla luce dei ritardi denunciati dalla Corte dei conti, «bisogna aiutare le amministrazioni, soprattutto di piccole dimensioni, con strutture di supporto per assicurare il rispetto dei tempi e dei costi programmati. Poi servirà anche supportare le stazioni appaltanti nell’applicazione delle regole del nuovo codice appalti per gli affidamenti di servizi tecnici».

Ora si teme il boomerang dello choc normativo legato all’entrata in vigore del nuovo codice e più in là la capacità delle stazioni appaltanti di gestire i progetti in Bim. Anche qui le società di ingegneria proveranno a metterci del loro. «Stiamo lavorando a dei capitolati standard da mettere a disposizione soprattutto dei piccoli enti – conclude Lupoi – in modo da offrire soluzioni concrete». Un altro modo per affiancare la Pa in affanno, se decideranno di farsi aiutare.

 

 

FONTI      Mauro Salerno      “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News