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Sul Ponte sì alla deroga al tetto degli stipendi

 

Il ministro Salvini tira dritto sui compensi. Per i porti confronto con Bruxelles

 

Avanti tutta del governo, e in particolare del ministro Matteo Salvini, sulla deroga al tetto di 240mila euro dei componenti degli organismi e dei dipendenti della società Stretto di Messina, finita nei giorni scorsi nella bufera delle polemiche. Voci di Palazzo Chigi ieri erano pronte a scommettere sul ritiro della norma nel corso del Consiglio dei ministri di ieri con il relativo “ripristino” del tetto voluto da una norma del 2016. Salvini da un lato la difende e dall’altro limita gli effetti del decreto che riguarderà solo «esperti, ingegneri, dirigenti, liberi professionisti» che vanno pagati adeguatamente «in segno di rispetto».

La norma scampa quindi al confronto, anche aspro, consumatosi ieri pomeriggio tra i due azionisti di maggioranza, Lega e Fratelli d’Italia. E nei giorni precedenti tra governo e opposizioni. E spiana la strada ai compensi oltre il tetto stabilito dal decreto legislativo 175/2016 che aveva messo un limite ai compensi delle società pubbliche. «È già previsto per altre società, come Anas e Giubileo – spiega Salvini – e ci consentirà di reclutare le migliori professionalità». Già una nota del ministero qualche ora prima tentava di gettare acqua sul fuoco: «La norma riguarda la necessità di reperire super esperti massimamente competenti, provenienti anche da aziende come Anas e da Rfi, per le quali non é previsto il limite», recitava. Nel pacchetto Ponte, resiste anche la previsione di una deroga alle norme che concedono ai componenti dei vertici di cumulare la pensione con la retribuzione dell’attività per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Una norma che riguarda da vicino l’ad della società, Piero Ciucci. «Se un pensionato lavora è giusto che venga pagato», ha replicato ancora il ministro. È stata invece stralciata la norma sullo “sconto” dei canoni delle concessioni per i terminalisti nei porti, tirata via per volere del ministro Fitto preoccupato che potesse mettere di traverso la Commissione Ue. Ma Salvini annuncia che sarà proprio il ministro per il Pnrr a inviare oggi a Bruxelles la proposta normativa salva tariffe «che sono aumentate del 25% – chiosa Salvini – una cifra fuori mercato». E «se non ci sarà nessuna obiezione potrà essere messa in conversione». Per fare fronte al caro-materiali il decreto prevede un innalzamento delle quote di ristoro. L’intervento da 1,1 miliardo tra il 2023 e il 2025 è circoscritto alle sole opere finanziate «anche in parte sulle risorse previste dal Pnrr, dal Pnc o dai programmi cofinanziati dai fondi strutturali dell’Unione europea» e gestite da un general contractor. In questi casi è previsto un incremento del 20% degli importi per tutto il 2022 che diventa il 35% nel triennio 2023-2025. «È un buon segnale – dice al Sole24Ore la presidente Ance Federica Brancaccio -. Ci auguriamo che sia un primo passo per estendere l’aumento dei ristori a tutte le opere, non solo a quelle con un general contractor». Per Ance in ogni caso si tratta di un aumento «congruo».

Tra le novità anche una norma cara agli autotrasportatori che vengono esclusi dalle competenze dell’Autorità dei trasporti, con la conseguente soppressione del contributo annuale.

Confermato invece il Fondo da 50 milioni di euro per gli interventi stradali dei piccoli Comuni, quelli cioè al di sotto dei 10mila abitanti.

 

 

FONTI     Flavia Landolfi        “Enti Locali & Edilizia”

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