Le autostrade sono un bene strategico e rivestono un ruolo determinante per l’economia: l’80% degli addetti alla manifattura si trova in un raggio di 20 chilometri da un casello
Nel 2024 la rete autostradale nazionale compirà cent’anni. Ed è curioso che l’autostrada del Centenario, l’Autolaghi Milano-Varese (fu inaugurata il 21 settembre 1924 alla presenza del re Vittorio Emanuale III) a quasi un secolo di distanza abbia conquistato un nuovo primato: dallo scorso 25 settembre la A8 Milano Laghi è diventata la prima autostrada a cinque corsie della Penisola, nel tratto tra la barriera di Milano nord e l’interconnessione con l’autostrada A9 Lainate-Como-Chiasso. Un totale di circa 4,4 chilometri al servizio della città metropolitana di Milano e dei distretti produttivi che caratterizzano l’area. Dalla posa della prima pietra ai giorni nostri, la rete autostradale italiana, oltre 6mila chilometri a pedaggio di cui circa il 50% gestito dall’operatore leader, cioè Autostrade per l’Italia (Aspi), è diventata l’architrave del sistema produttivo e dei consumi nazionali.
Lo dicono i numeri. Oltre l’80% degli addetti alla manifattura sul territorio nazionale si trova entro i 20 chilometri dal casello autostradale più vicino e percentuali simili si osservano anche per gli addetti ai settori trasporti e magazzinaggio. In particolare, il 30% delle attività produttive del Paese è collocato in un raggio di 5 chilometri dai caselli autostradali. A ciò si aggiunga il dato che circa il 47% della popolazione risiede entro i 10 chilometri da uno svincolo di accesso alla rete.
Un bene strategico
Le autostrade rappresentano un patrimonio imprescindibile del Paese. Se le dovessimo costruire da capo oggi ci costerebbero circa 1.200 miliardi di euro. Ma è anche una rete concepita tra gli anni 50 e 70, per volumi di traffico di gran lunga inferiori agli attuali, su un territorio complesso orograficamente, con un numero di ponti 4 volte superiore alla media continentale e 500 chilometri di gallerie, pari alla metà di tutte le gallerie autostradali d’Europa. Una rete fragile e in molti punti satura. Ogni giorno circa 5 milioni di veicoli entrano nel sistema autostradale italiano producendo un flusso medio sulle tratte superiore ai 40mila veicoli, con picchi di oltre 100mila veicoli al giorno. Dall’aggiornamento della rete autostradale e dalla sua capacità di resistere alle nuove condizioni di stress, a partire dai cambiamenti climatici e dalla continua crescita dei livelli di traffico, dipenderà la tenuta del sistema produttivo. La strada, infatti, resterà ancora per molti anni la modalità prevalente per il trasporto di merci e persone.
Al momento, sulle autostrade italiane abbiamo più traffico di quello che possiamo permetterci e numerose strutture da rigenerare. Nelle ore di punta i livelli di congestione sono insopportabili. Lo sa bene Aspi, cha ha varato un piano di investimenti pluriennale da 21,5 miliardi di euro per il potenziamento e la modernizzazione della rete di sua competenza. L’ammodernamento, che prevede in alcuni casi anche la demolizione e il completo rifacimento di parti strutturali delle opere, consente non solo di adeguare la rete ai più recenti standard normativi e costruttivi, ma prevede anche l’impiego di materiali di ultima generazione e l’utilizzo di tecnologie d’avanguardia, con l’obiettivo di allungare la vita utile del patrimonio infrastrutturale di ulteriori 50 anni.
Inoltre, la rigenerazione della rete autostradale rappresenta anche una straordinaria opportunità per contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti, basti pensare alle stazioni di servizio alimentate dall’energia cinetica delle auto che Aspi sta sperimentando, prima al mondo, lungo l’autostrada del Sole (A1).
L’impatto sull’ambiente
Nel prossimo futuro le autostrade saranno le infrastrutture che, come un secolo fa, dovranno accelerare il cambiamento tecnologico e indirizzarlo verso un percorso virtuoso, offrendo servizi sempre più efficienti (in termini di qualità del viaggio), moderni (e dunque più sicuri) e sostenibili (in termini di riduzione delle emissioni nocive), che agiscano da esempio per la più ampia mobilità su strada.
Si stima che il piano di potenziamento della rete di Autostrade per l’Italia comporterà sulle tratte interessate una riduzione del 20% circa delle emissioni climalteranti prodotte durante i fenomeni di forte congestione stradale, per un totale di circa 100mila tonnellate all’anno di CO2 risparmiata. Tra questi, rientrano interventi di importanza primaria per il Paese, tra cui la Gronda di Genova, il Passante di Bologna, l’ampliamento della A11 tra Firenze e Pistoia, l’ampliamento della A14 tra Bologna e la diramazione per Ravenna e quello della A13 tra Bologna e Ferrara. Da segnalare anche l’ampliamento alla quarta corsia della A1 nel tratto tra Milano Sud (barriera di Melegnano) e Lodi.
Inoltre, va aggiunto che la frequenza degli eventi climatici estremi pone tutte le infrastrutture, le autostrade in particolare, di fronte a nuovi problemi che non sono ancora recepiti da una strategia generale né dalle norme.
Il libro verde
Da questo scenario prende spunto il libro verde da oggi in distribuzione con Il Sole 24 Ore. Lo studio, ricco di analisi e ricerche, risultato del lavoro congiunto di primari operatori del settore, attori del sistema economico e del mondo accademico e della ricerca (Eni, Snam, Aspi, Cdp, Enea, Rse, Polimi, Cnr, Università Federico II e Unicampania) si pone l’obiettivo di contribuire al dibattito sulle decisioni da prendere e sugli investimenti da fare per accompagnare la transizione energetica e modernizzare le autostrade italiane. In sintesi, le conclusioni a cui giunge il libro sono tre: la rete autostradale assolve un ruolo non sostituibile; è necessario l’impegno congiunto degli operatori di settore per rinnovare la rete e sviluppare la filiera dei diversi vettori energetici a partire dalla complessa questione dei rifornimenti; le autostrade giocano un ruolo significativo nei processi di innovazione tecnologica e di decarbonizzazione.
FONTI Marco Morino “Enti Locali & Edilizia”
