Online l’elenco dei prodotti e degli operatori con piattaforme digitali certificate. Tra i promossi Consip, centrali regionali e operatori privati, ma il 2024 rischia di iniziare con il blocco del mercato
Anche in assenza di una proroga dell’ultim’ora – magari con il consueto decreto Milleproroghe di fine anno – la vicenda degli appalti digitali obbligatori dal 1° gennaio rischia di trasformarsi in una pesantissima spada di Damocle per il mercato degli appalti di inizio 2024. All’apertura al pubblico del registro Anac delle piattaforme digitali certificate – appena avvenuto – si è scoperto che il numero degli enti abilitati è addirittura inferiore alle più pessimistiche previsioni, di cui avevamo scritto qui il 14 dicembre.
Decifrare l’albo pubblicato dall’Autorità Anticorruzione, suddiviso in diverse sezioni, non è semplicissimo. Tuttavia scorrendo i vari elenchi è facile verificare che i «prodotti certificati», cioè (a quanto sembrerebbe) le piattaforme capaci di dialogare con la banca dati dell’Anac sono sette (tra cui Consip, Bravolsution, Digital Pa). Più “nutriti” gli elenchi dei «soggetti titolari» e dei «soggetti gestori» che arrivano a contare 33 soggetti abilitati. Quale che sia il numero giusto è ovvio che siamo lontani da un minimo sufficiente a sostenere il mercato degli appalti, tenendo conto che soltanto i soggetti in possesso o appoggiati a una piattaforma certificata potranno continuare a bandire le gare d’appalto. In termini di importo la tagliola per la qualificazione scatta a 500mila euro per i lavori pubblici e al di sopra delle soglie per gli affidamenti diretti in caso di servizi e forniture. E senza piattaforma digitale addio qualificazione. Il pericolo che scatti la corsa ad appoggiarsi ai soggetti in possesso di una piattaforma certificata con un deleterio effetto-imbuto sulle gare è dietro l’angolo.
Nei giorni scorsi è trapelato che anche in assenza di proroghe gennaio potrebbe essere un mese di transizione, visto che la disciplina di settore consente alle stazioni appaltanti che hanno fatto domanda di qualificazione di confermare entro il 1° febbraio la disponibilità di una piattaforma certificata. Dal 1° febbraio in poi però non ci saranno più scuse. Al momento le stazioni appaltanti qualificate sono circa 12mila: 4mila in grado di gestire le gare in proprio più altre 8mila che dichiarano di appoggiarsi a enti qualificati. Un numero, con i dati sulle piattaforme certificate appena resi disponibili, rischia di azzerarsi o quasi dal 2 gennaio. Quando l’Autorità sarà chiamata a depennare dall’elenco delle stazioni appaltanti abilitate a operare sul mercato tutti gli enti privi di sostegno digitale.
Tra i 35 soggetti citati nel registro Anac come titolari di piattaforme certificate figurano innanzitutto grandi operatori del settore come Consip (e il Mef), centrale di committenza regionali come Aria (Lombardia), Intercent (Emilia Romagna) , insieme alle piattaforme della Regioni Friuli Venezia Giulia, della Toscana, Campania, Abruzzo, Puglia, la Direzione regionale acquisti del Lazio, della Provincia di Trento, delle città metropolitane di Roma, Napoli e Reggio Calabria, l’Istitituto Poligrafico dello Stato e anche della Regione Sicilia che solo pochi giorni fa era finita proprio nel mirino dell’Anac per l’inadeguatenzza della gestione. Nell’elenco dei gestori abilitati anche il Comune di Peschiera del Garda altri operatori come i già citati Bravosolutions e Digital Pa, Accenture, Sap, Teamsystem, L&G Solutions solo per fare qualche nome.
Pochi soggetti che saranno al centro delle attenzione di tutti gli uffici gara impossibilitati a dotarsi di sistemi digitali, men che meno certificati. Bisognerà attendere gennaio per capire come tutto questo impatterà sul mercato. Difficile però che – di fronte al concretizzarsi del rifiuto del Cig – tutto proceda senza ripercussioni.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
