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La «digitalizzazione» azzera i maxilavori: a gennaio solo 13 bandi in Gazzetta Ue (-89%)

 

L’effetto dei ritardi di preparazione sull’obbligo di gestire le gare con sistemi elettronici dal 1° gennaio. Negli stessi 31 giorni del 2023 gli appalti soprasoglia erano stati 87. Anac: 3.100 le stazioni appaltanti con piattaforma certificata

 

Nuove occasioni per lavori pubblici di medio e grande importo praticamente azzerate a gennaio a causa delle difficoltà create dall’obbligo di gestione digitale degli appalti scattato a inizio anno. Dopo la marcia indietro sui microaffidamenti sotto 5mila euro, che avevano mandato in tilt per giorni gli uffici dei Rup di tutta Italia, è la fascia dei lavori pubblici di importo superiore alla soglia europea quella su sui si è sentito il maggior impatto dell’effetto imbuto sulle gare, dovuto all’obbligo di gestire i contratti tramite le poche piattaforme digitali certificate, spesso funzionanti a singhiozzo.

Dal 1° al 31 gennaio la Gazzetta europea ha ospitato soltanto 13 bandi per lavori pubblici riferiti a cantieri da aprire in Italia. In realtà scaricando l’elenco ne risulterebbero 24. Non un gran numero comunque, ma che va ugualmente depurato degli 11 avvisi spediti prima del 31 dicembre 2023 e che dunque hanno potuto dribblare l’obbligo della digitalizzazione. Nei 13 considerati, figurano inoltre anche tre bandi promossi dal comune campano di Parete, per una serie di progetti di riqualificazione urbana. In realtà si tratterebbe di lavori sottosoglia (l’avviso di maggior valore riguarda la riqualificazione di alcune piazze e dello stadio per un importo di 1,9 milioni), dunque formalmente non rientranti tra i parametri di questa ricerca. Ma anche includendoli nel conto, il tonfo rispetto all’anno scorso rimane molto pesante.

I 13 avvisi pubblicati a gennaio si confrontano con gli 87 pubblicati con gli stessi parametri a gennaio 2023. In termini percentuali si tratta di un crollo dell’89% del numero dei bandi a disposizione delle imprese. A pubblicare il bando di maggiore importo è stata Sogesid: un accordo quadro da 152 milioni per la messa in sicurezza e la riconversione industriale di un’area del porto di Taranto. Poi si scende ai 18,9 milioni dei bando relativo ai lavori di costruzione del Nuovo padiglione destinato a laboratori di Ingegneria e di Agraria nell’area del campus San Lazzaro a Reggio Emilia e ai 15,3 del bando promosso dal commissario contro il dissesto idrogeologico in Sicilia per la manutenzione straordinaria di un padiglione di Arpa Sicilia.

Rispetto a questo quadro tutt’altro che incoraggiante, dall’Anac sono arrivati ieri alcuni segnali che fanno intravedere la classica luce in fondo al tunnel. Il primo riguarda la crescita del numero dei Cig rilasciati alle stazioni appaltanti che, come abbiamo riportato in questo articolo, nell’ultima settimana di gennaio è arrivato a una quota di circa centomila codici a settimana. Un buon segnale anche se non si può sottacere che il dato sembra sovrastimato, a causa dell’inclusione nel totale dei microaffidamenti sotto 5mila euro per cui fino al 30 settembre si potrà operare anche al di fuori delle piattaforme certificate.

Il secondo dato positivo riguarda il numero delle stazioni appaltanti qualificate che hanno dichiarato di avere la disponibilità di una piattaforma digitale certificata: requisito necessario a mantenere la qualificazione rilasciata dall’Anac. Le stazioni appaltanti che hanno confermato tale disponibilità sono 3.100. Rispetto ai circa 12 mila enti qualificati registrati dall’Anac nelle ultime rilevazioni si tratta di un bel salto all’indietro. Ma visto l’impatto della digitalizzazione forzata si tratta in realtà di un numero anche superiore alle aspettative e che potrà essere facilmente rimpinguato. In un comunicato firmato ieri dal presidente dell’Autorità Giuseppe Busia si fa infatti presente «che per le Stazioni Appaltanti e le centrali di committenza che non avessero provveduto ad accedere al sistema entro il 31 gennaio 2024 confermando l’utilizzo di piattaforma certificata, tale requisito si intenderà positivamente accertato in qualunque momento successivo al 31 gennaio 2024 attraverso il concreto utilizzo di almeno una piattaforma inclusa nel registro di Anac delle piattaforme certificate».

 

 

FONTI       Mauro Salerno       “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News