Al via il dibattito pubblico sul quadruplicamento della linea fino a Castel Bolognese. È il primo segmento con caratteristiche di AV dell’Adriatica
Non c’è solo l’avanzamento a Nord Est, con i grandi cantieri già attivi della Brescia-Verona e il progetto per attraversare il nodo di Vicenza. Ora l’alta velocità ferroviaria guarda anche alla dorsale Adriatica, la linea che si estende da Bologna a Lecce. E la fa scegliendo la via del dibattito pubblico. Ma andiamo con ordine.L’Adriatica rappresenta un asse strategico per la crescita della logistica ferroviaria e dell’intermodalità tra i porti del Centro (Ravenna) e Sud Italia: Gioia Tauro, Taranto, Brindisi. La Bologna-Lecce è una delle opere individuate dalla Ue come necessarie per il completamento del corridoio Scandinavia-Mediterraneo. L’alta velocità lungo l’Adriatica è una priorità anche per il governo italiano, che ha appena finanziato con 3,6 miliardi di euro la prima tratta della Tav tra Bologna e Rimini. A rivelarlo è stato Galeazzo Bignami, viceministro delle Infrastrutture, in un incontro organizzato a Forlì dalla Camera di commercio della Romagna.
L’annuncio sullo sblocco dei finanziamenti arriva proprio in coincidenza con il primo incontro del dibattito pubblico, che si è svolto online ieri sera, sul quadruplicamento della tratta ferroviaria Bologna-Castel Bolognese Riolo Terme. Un progetto molto atteso, che porterà a separare i nuovi binari della Tav dalla linea storica e che rappresenta di fatto il primo segmento con caratteristiche di alta velocità ferroviaria della direttrice Adriatica. Rete ferroviaria italiana (Rfi), società capofila del polo infrastrutture del gruppo Fs, punta a partire con i lavori dal 2026. L’intervento (costo 3,65 miliardi) è già interamente finanziato, come ha confermato il viceministro Bignami e questo è certamente un punto a suo favore. Ora però è il momento dell’ascolto, della raccolta dei suggerimenti e di eventuali proposte migliorative. Le analisi svolte da Rfi hanno condotto a individuare e comparare due possibili scenari di intervento: uno in affiancamento alla linea storica e il secondo che contempla tre alternative in variante, in adiacenza al corridoio autostradale (A14). Le soluzioni in variante sono emerse come le più efficaci, in quanto minimizzano gli impatti sulle aree urbanizzate e le interferenze tra i flussi di traffico. L’iter del dibattito pubblico prevede quattro incontri pubblici online: il primo si è svolto ieri e l’ultimo è in programma il prossimo 5 giugno; previsti inoltre tre incontri in presenza con le amministrazioni locali interessate.
La presentazione della relazione conclusiva da parte del responsabile, Andrea Pillon, si terrà il 6 settembre 2024. Dice Pillon: «Riteniamo fondamentale che, durante il confronto, voci diverse abbiano la possibilità di essere ascoltate, affinché Rfi possa tenerne conto nell’ambito delle proprie valutazioni rispetto al progetto». Aggiunge l’amministratore delegato di Rfi, Gianpiero Strisciuglio: «Le proposte portate da cittadini e amministratori locali, che conoscono il territorio e le sue peculiarità, ci aiutano ad arricchire le scelte progettuali». Per Andrea Corsini, assessore alle Infrastrutture della Regione Emilia-Romagna, «il quadruplicamento della linea ferroviaria Bologna-Castel Bolognese è una delle opere infrastrutturali prioritarie per la regione». La linea ferroviaria di collegamento tra Bologna e Castel Bolognese, inaugurata nel 1861 e raddoppiata agli inizi del Novecento, rappresenta un collegamento storico per il trasporto di passeggeri e merci. Tuttavia, la sua struttura attuale presenta limiti funzionali che influenzano il traffico su lunga e breve percorrenza. Da qui nasce la necessità del potenziamento. Rispetto al quadruplicamento in affiancamento alla linea storica, lo studio di Rfi ha individuato un tracciato più efficace che ha inizio a ovest della Fermata San Lazzaro nel Comune di Bologna e termina dopo Castel Bolognese, includendo i collegamenti verso Rimini e Ravenna e prevedendo la realizzazione di un posto di movimento (che consente il sorpasso dei treni lenti da parte di quelli veloci e, dunque, un incremento di traffico e una efficiente manutenzione dell’infrastruttura).
FONTI Marco Morino “Enti Locali & Edilizia”
