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Boom di gare prima del codice, poi il crollo: -49% per i bandi di lavori

La fotografia del primo compleanno del Codice appalti la scattano i dati dell’Anac

 

Sono numeri a doppia cifra quelli che certificano la quota percentuale della flessione che si è registrata in dodici mesi di nuove regole sugli appalti. Un crollo verticale. Anche se, come si vedrà, la caduta è stata preceduta da un picco straordinario dettato da circostanze assai speciali: la grande abbuffata del Pnrr e la corsa contro il tempo per dribblare le nuove regole in arrivo. La fotografia del primo compleanno del Codice appalti la scattano i dati dell’Anac che il Sole 24 Ore è in grado di anticipare: 12 mesi in caduta libera sia sul numero delle procedure che per il valore degli appalti.

I dati Anac prendono in considerazione tutte le procedure di valore superiore a 40mila euro e il quadro che emerge è da brivido: dal 1 luglio 2022 al 30 giugno 2023, anno prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice, sono state perfezionate 291.151 procedure di appalto per un valore complessivo aggiudicato di 324,23 miliardi di euro. Ma dal 1° luglio 2023, quando entrano in scena le nuove regole, la musica cambia drasticamente e fino al 30 giugno 2024 le procedure arrivano a 263.492 per un valore complessivo di 220,53 miliardi di euro: la flessione certificata da Anac è in totale di -32% per tutte le categorie, servizi, lavori e forniture.

Ma è sulle opere che il capitombolo è più rovinoso: qui in un anno – computato da luglio a giugno 2022-2023 e 2023- 2024 – è stato bruciato il 49% del valore delle gare. Valeva infatti, nell’anno precedente al Codice, 114,837 miliardi di euro ed è sceso a quota 58,89 miliardi. È tutto il settore degli appalti a scendere in quest’anno di avvio delle nuove regole: -22% per le forniture e -24% per i servizi. La debacle non risparmia il Pnrr-Pnc che rappresenta una quota del monte degli appalti conteggiati da Anac: il totale valeva tra luglio 2022 e fine giugno 2023 la ragguardevole cifra di 64 miliardi di euro che nell’anno del Codice si sono ridimensionati a 27 miliardi. Risultato, -58% perso in un anno. Anche in questo caso la fetta più consistente di valore andato in fumo è imputabile al settore dei lavori che perdono il 65% della ricchezza accumulata nell’anno precedente. Le ragioni di questa dinamica aprono la porta a una lettura meno drammatica dei numeri.

Come spiega il presidente dell’Anticorruzione Giuseppe Busia all’origine di questa flessione c’è una bolla straordinaria gonfiata, nell’anno che ha preceduto il Codice, dal boom dei bandi Pnrr e dalla corsa a svuotare i cassetti che le stazioni appaltanti hanno intrapreso in vista dell’arrivo delle nuove regole. Una specie di anno Mille, insomma. L’effetto è stato quello di un crollo che Anac valuta come fisiologico.

A certificarlo sono i numeri dell’anno precedente a quello dei record: il 2021-2022, da luglio a giugno, anche qui. In questo caso le procedure erano 243.872 per un valore totale di 227,27 miliardi di euro. Mettendo da parte l’anno dei record (2022-2023) con l’ingresso in funzione delle regole sui contratti pubblici si registra una flessione di circa 7 miliardi di euro ma un aumento di 20mila bandi di gara. In questo raffronto, che tiene fuori l’anno del boom il settore che perde più procedure è sempre quello dei lavori (con una flessione di circa 6mila procedure), mentre per quanto riguarda il valore dei bandi il calo si registra nell’anno del Codice per le forniture: perdono circa 7 miliardi di euro passando da circa 94 miliardi nel 2021-2022 a 87 miliardi nel 2023-2024.

 

 

FONTI      Flavia Landolfi      “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News