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Appalti in frenata a luglio e agosto: effetto nuovo codice su gare e lavori

 

I dati Anac rilevano un forte rallentamento nelle gare delle stazioni appaltanti: -41% e -87% per il valore dei lavori. Pesa l’adattamento al nuove norme

 

L’estate per gli appalti pubblici ha portato aria di depressione. Luglio e agosto con il segno meno, quasi un destino per l’incedere al rallentatore delle stazioni appaltanti, le grandi protagoniste nella gestione di gare e affidamenti, anche quelle legate al Pnrr. Anche se in realtà l’inversione di tendenza era già nell’aria dopo la primissima frenata arrivata a luglio per via del debutto del nuovo Codice degli appalti. Con l’irruzione di qualche nuvolone nella più che vivace stagione delle gare trainate dalla locomotiva del Pnrr, insomma, le rilevazioni dell’Anac confermano una contrazione nel mercato degli appalti.
«In parte è fisiologico che l’entrata in vigore di nuove regole comporti un rallentamento per la necessità di adattarsi alle novità dei testi – dice il presidente dell’Anticorruzione Giuseppe Busia -. Dobbiamo, tuttavia, stare molto attenti, e lavorare a fianco delle stazioni appaltanti per aiutarle e supportarle, come Anac sta facendo con molto impegno».

 

Il mercato degli appalti
La frenata incide solo parzialmente sui volumi eccezionali del 2023, confermando l’effetto benefico del Pnrr su un mercato ancora molto positivo: nei primi 8 mesi del 2023 sono state bandite oltre 166mila gare per un valore di quasi 201 miliardi di euro, di cui 40 provenienti da fonti Pnrr-Pnc. Secondo Anac comunque l’8% e il 14% in più rispettivamente per valore e per numero delle gare bandite nei primi 8 mesi del 2022 quando le banche dati registravano 145.544 Cig (i codici di gara) per un totale di 185,6 miliardi di cui 4,3 erogati al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Le note più dolenti si registrano nel mese di luglio dopo un giugno da record e per effetto dello svuotamento dei cassetti e della corsa finale prima dell’entrata in vigore delle nuove regole. I numeri sono stati da capogiro: +121% e +254% per numero e valore dei bandi per le forniture (rispettivamente 14.713 gare per 26,5 miliardi), +124% e 118% per numero e valore dei lavori (11.158 bandi per 20,6 miliardi), +77% e +379% per numero e valore dei servizi (13.495 bandi per più di 22,2 miliardi). Per questo motivo, secondo alcuni osservatori, la frenata è stata più brusca con un mese di luglio a -8% e -70% per numero e valore delle forniture (5.060 gare per 2,7 miliardi), -41% come numero e valore delle gare di lavori (3.105 per quasi 4 miliardi di euro) e -57% e -52% per numero e valore nei servizi (4,671 gare per 3,8 miliardi). Ma è agosto l’osservato speciale: mese tradizionalmente scarico quest’anno lo è stato ancora di più.

Ecco i numeri: -16% e +15% per numero e valore delle forniture (3.363 gare per 11,1 miliardi), -12% e -87% per i lavori (4.296 bandi per 3,6 miliardi) e infine i servizi che hanno registrato -37% di numero di bandi e -9% sul valore (4201 bandi per 3,7 miliardi di euro). Sarà settembre a dire se ci sarà un’inversione di tendenza oppure no.

 

Il nodo qualificazioni
La questione nasce da una novità introdotta nel nuovo Codice degli appalti: potranno appaltare opere pubbliche d’importo superiore ai 500mila euro e acquistare beni e servizi sopra i 140mila euro solo gli enti e le amministrazioni che saranno qualificati per farlo. Le stazioni appaltanti che non si sono iscritte alla qualificazione (l’iscrizione scatta immediatamente, ci tiene a specificare Anac) non potranno ottenere il rilascio del Cig e cioè il Codice identificativo di gara. «Per far funzionare una macchina complessa come quella degli appalti e dell’acquisto di servizi e forniture, occorre che il compratore pubblico sia qualificato. Per comprare bene, servono competenze», spiega il presidente di Anac Busia. «Non tutti sono in grado di farlo. Gare complesse non possono essere fatte da piccole stazioni appaltanti senza qualificazione. Altrimenti finiamo per buttar via i soldi». Il rallentamento è certamente dettato dall’ingresso in campo del nuovo Codice ma secondo Anac non si è investito sufficientemente nel far crescere le stazioni appaltanti, per esempio facendo ricorso a un piano assunzioni di personale formato.

 

Le clausole tradite del Pnrr
Tra le distorsioni nel mercato degli appalti non può essere dimenticata quella che tradendo le clausole inserite nel Piano nazionale di ripresa e resilienza taglia fuori dalle gare d’appalto donne e giovani. È il decreto che governa il Piano (dl 77/2021) a prevedere che chi assume per realizzare gli appalti legati al Pnrr debba riservare il 30% dei posti di lavoro agli under36 e alle donne. Eppure solo il 42% delle gare lo prevede. Secondo i dati Anac (depurati dei bandi di importo inferiore a 40mila euro, la vecchia soglia che consentiva gli affidamenti diretti) su 24.573 procedure lanciate tra luglio 2022 a giugno 2023 solamente 10.091 prevedono l’assunzione di donne e giovani: è il 41,07% contro 51,74% di deroga totale, lo 0,30% di scelta non esplicitata, e il 6,90% di deroga parziale. Con buona pace della parità di genere e di quella generazionale.

 

 

FONTI      Flavia Landolfi     “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News