Skip to content
Close
Hit enter to search or ESC to close

Bonus casa, banche e assicurazioni possono assorbire 17,4 miliardi

I dati forniti dal direttore delle Entrate Ruffini alla Camera stimano in via prudenziale la capacità fiscale degli intermediari. All’appello mancano ancora le operazioni non concluse

 

«Si può ragionevolmente ritenere che le rate annuali dei crediti in capo alle imprese del settore delle costruzioni, potrebbero essere assorbite dal sistema bancario e assicurativo». Ieri pomeriggio il direttore dell’agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha parlato per circa un’ora e mezza, analizzando il decreto n. 11/2023 sullo stop alle cessioni, e ha depositato in commissione Finanze alla Camera una memoria di 25 pagine, ma il cuore del suo intervento è tutto in queste parole. Il sistema delle imprese di costruzioni ha attualmente incamerato crediti da ristrutturazioni edilizie per un totale di 19,3 miliardi; ha, però, compensato appena mezzo miliardo. Per assorbire la quota che manca, può essere decisivo un sostegno ulteriore da banche e assicurazioni che, secondo i dati dell’Agenzia, hanno ancora a disposizione una notevole capacità fiscale non sfruttata: in totale, 17,4 miliardi all’anno. Numeri collocati in un contesto che, complessivamente, ha visto 13,5 milioni di cessioni, comunicate alle Entrate finora, per un controvalore di 110,8 miliardi di euro. La quota principale è rappresentata dal superbonus, che vale da solo 61,9 miliardi di euro. Il residuo è di 48,9 miliardi di euro di altri bonus (25 miliardi di euro solo per il bonus facciate).

Tornando alle banche, queste hanno acquisito finora circa 51,2 miliardi di bonus, portandone già in compensazione una quota: le rate in carico agli istituti dal 2023 in poi valgono 47,7 miliardi di euro. Tra il 2024 e il 2026 è in programma una rata quasi costante da 9,8 miliardi. Premettendo che «l’agenzia delle Entrate non dispone di informazioni relative a impegni assunti dalle banche in corso di lavorazione», ma solo dei dati caricati nella sua piattaforma (l’amministrazione finanziaria, in sostanza, non conosce i dati delle operazioni di cessione non ancora concluse e, quindi, non ancora comunicate), Ruffini ha stimato anche, con un’ipotesi «prudenziale», la capacita fiscale teorica del sistema bancario. Esaminando i dati dei modelli F24 presentati nel 2022, «risulta che le banche hanno versato 20,4 miliardi di euro di tributi e contributi», considerati ricorrenti. Sottraendo crediti in compensazione, anch’essi ricorrenti, per 3,7 miliardi di euro (diversi dai bonus edilizi) e la rata annuale legata ai bonus edilizi, risulta «una capacità di acquistare e assorbire in compensazione ulteriori bonus edilizi per circa 7,2 miliardi di euro su base annua».

Una capacità comunque teorica perché, ha detto Ruffini, «la situazione sopra descritta si riferisce all’intero sistema bancario e, quindi, risulta differenziata con riferimento alle singole banche. In altri termini, è stato rilevato che alcune banche hanno sostanzialmente esaurito la capienza fiscale, mentre altre avrebbero ancora ampi margini per ulteriori operazioni». Questi conteggi, poi, non tengono conto del fatto che alcune banche più piccole potrebbero non avere la possibilità di mettere in piedi un sistema complesso come quello necessario a validare e acquisire i crediti. Ragionamento simile, poi, viene fatto per le assicurazioni. Queste finora hanno acquisito 4,5 miliardi di euro di crediti. Applicando la stessa metodologia, gli resta «una capacità di acquistare e assorbire in compensazione ulteriori bonus edilizi per 10,2 miliardi di euro su base annua». Arriviamo, così, al totale di 17,4 miliardi all’anno. Sulle assicurazioni, però, Ruffini ha fatto alcune precisazioni: «Le compagnie di assicurazione che finora hanno acquistato e mantenuto in portafoglio bonus edilizi sono in numero contenuto rispetto al totale (15 compagnie su 120 soggetti con debiti ricorrenti annui maggiori di 5 milioni di euro) e nessuna ha esaurito la capacità di acquistare e compensare bonus edilizi».

Inoltre, alcune compagnie di rilevanti dimensioni, pur avendone in teoria la capacità, non risultano finora aver acquistato e mantenuto in portafoglio bonus edilizi. Senza contare che le compagnie straniere «potrebbero avere una scarsa propensione ad acquistare bonus edilizi». Un passaggio dell’audizione, in risposta ai quesiti dei deputati, è stato dedicato alla ipotesi lanciata da Confindustria di attivare una piattaforma per facilitare l’incontro di domanda e offerta di crediti tra privati: «Qualunque strumento trovi il mercato per entrare a conoscenza dei crediti che devono essere venduti e dei soggetti che ne vogliono comprare, potrebbe essere benvenuto e ovviamente siamo a disposizione se è necessario il nostro intervento», ha detto Ruffini. Sulla scadenza del 31 marzo per comunicare le opzioni di cessione e sconto relative al 2022, infine, il direttore ha ricordato la chance della remissione in bonus: i contribuenti potranno inviare le comunicazioni relative alle spese del 2022 fino al 30 novembre 2023, versando la sanzione da 250 euro.

 

 

 

FONTI    Giuseppe Latour e Giovanni Parente      “Edilizia  e Territorio”



Categorized: News