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Correttivo appalti, Confindustria: alzare le soglie per l’affidamento diretto e no equo compenso

Audizione alla Camera sulle risoluzioni parlamentari presentate in vista del tagliando annunciato dal governo al Codice 36. Oice: garantire un maggiore accesso al mercato per le società di ingegneria

 

Alzare le soglie per gli affidamenti diretti in modo da garantire anche le esigenze di partecipazione e concorrenza accanto quello di velocizzazione delle gare. E mantenere l’equo compenso fuori dai contratti pubblici, in linea con quanto segnalato dall’Anac e anche da alcune sentenze dei Tar negli ultimi mesi. Sono alcune delle richieste avanzate da Confindustria, nel corso di un’audizione alla Camera sulle risoluzioni parlamentari presentato in vista del decreto correttivo al codice degli appalti (Dlgs 26/2023) annunciato dal governo per la fine dell’anno.

Altri punti fondamentali per Confindustria sono digitalizzazione e taglio dei centri di spesa. «Dal punto di vista operativo – è stato spiegato – la riforma attuata col nuovo Codice potrà essere effettivamente realizzata solo se si conseguono due obiettivi fondamentali: la completa implementazione della digitalizzazione e l’effettiva qualificazione e, conseguentemente, la consistente riduzione del numero delle stazioni appaltanti».

Nelle procedure di appalto «è fondamentale assicurare la velocità delle gare» ma «lo è altrettanto garantire la partecipazione e la concorrenza», hanno sottolineato i rappresentanti della Confederazione delle imprese. Di qui la richiesta di «abbassare la soglia per gli affidamenti diretti di appalti di servizi e forniture da 143.000 euro a 100.000 euro e per i servizi di ingegneria e architettura da 143.000 euro a 75.000 euro per favorire una maggiore concorrenza e trasparenza».

No equo compenso
Tra i punti più delicati che saranno oggetto del correttivo c’è l’applicazione dell’equo compenso professionale ai contratti pubblici. Al momento le stazioni appaltanti si trovano in difficoltà, di fronte alla mancanza di indicazioni univoche, con i Tar che hanno preso posizioni discordanti in materia anche se nelle ultime sentenze sembra prevalere l’orientamento contrario al ritorno delle tariffe nelle gare pubbliche. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, cui spetta la regia del decreto, intervenendo a Cernobbio, ha spiegato che si cercherà di trovare un punto di equilibrio tra le esigenze dei professionisti a vedersi riconoscere onorari non falcidiati dal massimo ribasso e quelle delle stazioni appaltanti a garantirsi anche una concorrenza vera sul prezzo delle prestazioni. Da parte sua Confindustria ha sottolineato «l’opportunità di chiarire che l’ambito di applicazione della normativa sull’equo compenso non si applica ai contratti pubblici, poiché le prestazioni professionali in materia di appalti hanno specificità diverse rispetto ai contratti d’opera professionali che sono oggetto di convenzionamenti».

Criticità revisione pezzi
Nel corso dell’audizione i rappresentanti di Confindustria hanno anche sottolineato il perdurare di alcune criticità, a distanza di oltre un anno dall’entrata in vigore del nuovo codice (Dlgs 36/2023). In particolare l’attenzione è stata richiamata sul meccanismo della revisione prezzi. Sul punto Confindustria «ritiene opportuno chiarire che in linea col dato letterale della disposizione, il 5% costituisce unicamente la soglia di attivazione del meccanismo revisionale, mentre l’80% da liquidare va calcolato rispetto all’intera variazione intervenuta, e non solo alla parte eccedente il 5%, e prevedere per i contratti di durata pluriennale l’obbligo di avviare una apposita istruttoria da parte della stazione appaltante volta a verificare, in contraddittorio, la presenza delle circostanze necessarie alla revisione». Anche nei «settori speciali, si evidenzia la necessità di integrare gli indici Istat di revisione prezzi con indici idonei a rappresentare il comparto dei settori speciali legati all’energia, avvalendosi delle professionalità e delle competenze degli operatori del comparto». Altre richieste riguardano «l’esigenza di ripristinare il criterio di qualificazione in gara fissando a dieci anni il limite temporale per la comprova dei requisiti di partecipazione di capacità tecnico-professionale e ai migliori tre anni dell’ultimo quinquennio quelli di capacità tecnico-economica, per tenere conto delle criticità legate agli shock economici degli ultimi anni».

Oice: tutelare accesso al mercato
«La richieste di referenze su soli tre anni per l’accesso alle gare penalizza una larga parte del mercato della progettazione e crea un immotivato e discriminatorio trattamento rispetto alle imprese di costruzioni qualificate su 15 anni». Lo ha detto il presidente dell’Oice (società di ingegneria) Giorgio Lupoi, anche lui ascoltato oggi dall’VIII commissione della Camera. Il presidente dell’Oice ha segnalato anche «la necessità di ripristinare l’anticipazione contrattuale per i servizi tecnico-professionali, immotivatamente cancellata dal legislatore, la limitazione degli affidamenti diretti in via fiduciaria, la riduzione degli incentivi ai tecnici della Pa alle fasi di programmazione e gestione e non a quella progettuale e le garanzie in ordine alle modifiche in corso di esecuzione», perché, ha sottolineato, «il ricorso ai contratti ’a corpo’ finisce spesso per vessare l’operatore economico ben oltre i limiti di un equo rapporto contrattuale».

 

 

FONTI    Mauro Salerno  “Enti Locali & Edilizia”

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