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Correttivo, linea dura del Senato: 14 condizioni vincolanti nel parere

 

Il testo approvato a Palazzo Madama contiene 81 osservazioni e altre correzioni necessarie per il via libera. Solo osservazioni da Montecitorio

 

Linea dura del Senato sul Correttivo appalti. Al contrario della Camera dove il parere, approvato su proposta dei relatori Dario Iaia e Erica Mazzetti, si è limitato a formulare osservazioni non vincolanti (anche se in quantità non marginale visto che sono 52), a Palazzo Madama è stata fatta una scelta più rigida, con l’indicazione di tanti cambi di rotta da registrare obbligatoriamente per la concessione del via libera al provvedimento. Il testo finale del parere, varato dalla commissione Lavori pubblici, oltre a 81 osservazioni contiene 14 condizioni da considerare per accendere il semaforo verde di fronte al decreto chiamato a raddrizzare la rotta del codice appalti, in vigore da un anno e mezzo.

Si tratta di questioni rilevanti, a partire dalla revisione prezzi. Con la richiesta di chiarire che il meccanismo di adeguamento dei contratti «opera nella misura dell’80 per cento dell’intera variazione, con l’effetto di lasciare il valore del 5 per cento unicamente come soglia oltre la quale scatta il meccanismo revisionale». L’alternativa lasciata al governo è quella di modificare «le percentuali in 2 per cento dell’importo complessivo del contratto, come soglia oltre la quale scatta la revisione dei prezzi, e 90 per cento, come misura della variazione dei prezzi che viene riconosciuta». Una formulazione che non scontenta le imprese che hanno contestato fin dall’inizio l’interpretazione della revisione prezzi contenuta nel correttivo.

Ci sono poi una serie di indicazioni relative ai settori speciali, di cui si contesta l’estensione di norme previste per i settori ordinari come l’accesso civico generalizzato, l’utilizzo di indici Istat per la revisione prezzi (in luogo di prezzari ad hoc), l’obbligatorietà del Collegio consultivo tecnico, le norme sui collaudi e sulle garanzie. Ma, oltre alla revisione prezzi, vengono qualificate come correzioni condizionate anche diversi passaggi relativi ai settori ordinari, come la possibilità di continuare a utilizzare i lavori in subappalto per la qualificazione dell’appaltatore principale, la richiesta di un periodo transitorio di cinque anni per l’applicazione della stretta sui consorzi stabili, lo stop all’obbligo di pubblicazione della proposte di project financing previste dalla riscrittura dell’articolo 193 del codice che potrebbero favorire potenziali concorrenti e anche sulla revisione prezzi per stabilire che «il momento di riferimento per il calcolo della revisione sia individuato nel mese del termine finale di presentazione delle offerte, e non in quello del mese relativo al provvedimento di aggiudicazione».

Relativamente al delicato capitolo dell’equivalenza dei contratti collettivi di lavoro, dal testo finale è stato eliminato il riferimento al mancato rispetto della della legge delega, che avrebbe obbligato il governo ad adeguarsi o motivare rinviando il testo alle Camere. Ma resta il fatto che un parere condito da condizioni rischia di frenare il forcing del governo per l’approvazione finale del Correttivo, impattando anche su alcune scadenze del Pnrr di fine anno (qualificazione stazioni appaltanti e norme per ridurre i tempi di aggiudicazione dei contratti). Anche potendo tirare dritto è difficile che il governo decida di ignorare del tutto le indicazioni espresse dalla sua stessa maggioranza parlamentare.

Non è un caso che l’Esecutivo abbia insistito per fissare al 17 dicembre il termine massimo per la concessione dei pareri parlamentari, visto che nello stesso giorno è stata messa in programma la riunione della Cabina di regia governativa sul Pnrr, chiamata a rendicontare gli obiettivi raggiunti quest’anno, in vista del via libera alla prossima rata di fondi. Proprio guardando a questo appuntamento la Camera ha optato per non inserire condizioni vincolanti ma solo osservazioni, allineandosi, in quanto maggioranza, alle richieste arrivate dal governo, pure se la scelta del ministro Salvini di non presentarsi in prima persona in nessuna delle due commissioni alle prese con il parere qualche malcontento sembra l’abbia creato. E l’atteggiamento seguito dalla commissione Lavori pubblici del Senato lo certifica.

Tra le osservazioni merita una segnalazione la bocciatura senza appello del compromesso trovato sull’equo compenso. «La soluzione individuata nello Schema di Correttivo – si legge nel parere del Senato – , ovvero la possibilità di effettuare da parte dell’operatore economico il ribasso solo sul 35% del corrispettivo per le procedure di gara e sul 20% in caso di affidamenti diretti, rischia di fatto di azzerare la rilevanza dell’offerta economica. Si rileva, altresì, – continua il documento – che per le procedure sopra soglia potrebbe paventarsi un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia, posto che tale procedura non è prevista negli altri paesi dell’Ue e potrebbe essere considerata pregiudizievole della concorrenza, tenuto conto anche dei principi già espressi con la sentenza del 25 gennaio 2024 (C-438/22) che ha sancito l’illegittimità di regolamenti che fissano importi minimi inderogabili per i professionisti».

Rimessi alla valutazione del governo anche l’innalzamento a 4 milioni della soglia per l’obbligo di progetti in Bim dal 1° gennaio, l’estensione degli incentivi 2% ai dirigenti della Pa, oltre che ai dipendenti e la riduzione a 3 milioni (rispetto ai 5,54 attuali) della soglia per l’utilizzo della procedura negoziata senza bando, con l’obbligo fino alla soglia Ue di pubblicare un avviso di indagine di mercato con invito a tutti i soggetti interessati.

 

 

FONTI     Mauro Salerno   “Enti Locali & Edilizia”

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