Nonché a cascata degli strumenti comunali, in attesa di un arduo e lungo lavoro di adeguamento al Ddl
«L’entrata in vigore della legge con il testo attuale determinerebbe l’immediata paralisi della legislazione regionale, nonché a cascata degli strumenti comunali, in attesa di un arduo e lungo lavoro di adeguamento al Ddl, e causerebbe incertezze operative gravi per le iniziative in corso e per quelle in programma». È il passaggio chiave della relazione sul Ddl sulla rigenerazione urbana, all’esame ieri della Conferenza delle regioni. Il disegno di legge è all’esame della commissione Ambiente del Senato dove i relatori hanno messo a punto un testo unificato fondendo le varie proposte presenti. La prossima settimana si cominceranno a votare gli emendamenti. La stroncatura delle Regioni arriva dopo numerose posizioni fortemente critiche come quelle espresse dai comuni, dai costruttori dell’Ance, da Assoimmobiliare Confindustria.
Il documento delle regioni difende, in particolare, la legislazione regionale che – in assenza di un quadro legislativo statale – ha spesso dato regole certe e consentito l’avvio di numerosi interventi. « Pertanto – dice ancora il documento – devono essere fatte salve tutte le normative regionali previgenti già in linea con gli obiettivi nazionali, al fine di tutelare i processi già avviati, garantendo la prosecuzione di un quadro normativo già assestato».
Quanto al merito del Ddl, le Regioni sostengono che «non è innovativo ma resta saldamente inserito nelle maglie tradizionali della zonizzazione della legge urbanistica nazionale 1150/1942 e dei tradizionali parametri urbanistico-edilizi».
FONTI : Giorgio Santilli “Edilizia e Territorio”
