Bocciate in commissione le proposte bipartisan sulla sospensione del recupero dell’anticipazione e sul ritorno della soglia dei 150mila euro per lo scorporo delle categorie. Fuori anche l’emendamento Azione sul project financing dopo la sentenza Ue
Entrano nel vivo alla Camera i lavori di conversione del decreto Infrastrutture-Pnrr con la prima scrematura degli oltre 300 emendamenti presentati dai gruppi parlamentari. La commissione Bilancio ha infatti comunicato le inammissibilità, decidendo di bocciare 102 emendamenti e facendo così cadere alcune delle modifiche più attese dal settore delle costruzioni.
Tra le proposte dichiarate inammissibili figurano infatti due interventi sostenuti da larga parte della maggioranza e considerati prioritari dalle imprese: la sospensione temporanea del recupero dell’anticipazione del prezzo nei contratti pubblici e il ripristino della soglia fissa di 150mila euro per lo scorporo delle lavorazioni specialistiche.
La bocciatura colpisce innanzitutto gli identici emendamenti presentati da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia – ma sottoscritti anche da Pd, Misto e Partito Liberaldemocratico – che puntavano ad autorizzare, fino al 31 dicembre 2026, la sospensione del recupero dell’anticipazione prevista dall’articolo 125 del Codice dei contratti. La misura era stata sollecitata con forza dall’Ance anche nell’audizione sul decreto legge, come strumento per rafforzare la liquidità delle imprese impegnate nei cantieri pubblici in una fase caratterizzata dal nuovo aumento dei costi dei materiali, dei carburanti e dei prodotti energetici legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Il testo prevedeva che, su richiesta dell’appaltatore, le stazioni appaltanti potessero sospendere il recupero dell’anticipazione «per il tempo strettamente necessario» e comunque non oltre la fine del 2026, senza nuovi oneri per la finanza pubblica. Stessa sorte per l’emendamento presentato da Lega e Forza Italia destinato a reintrodurre, accanto alla soglia del 10% dell’importo dell’appalto, anche quella fissa di 150mila euro per individuare le categorie scorporabili.
La modifica avrebbe corretto una delle novità introdotte dal nuovo Codice dei contratti, ripristinando un meccanismo ritenuto essenziale dalle imprese per evitare che lavorazioni specialistiche di valore significativo, ma inferiori al 10% dell’importo complessivo dell’appalto, vengano assorbite nella categoria prevalente, con effetti anche sul subappalto necessario e sulla qualificazione Soa.
Tra gli emendamenti che non superano il vaglio di ammissibilità figura anche la proposta presentata dai deputati di Azione Ettore Rosato ed Elena Bonetti dedicata alla gestione del periodo transitorio successivo alla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 5 febbraio scorso che ha cancellato il diritto di prelazione del promotore nel project financing. L’emendamento escludeva espressamente la prelazione nelle procedure già avviate prima della sentenza europea, introducendo però un sistema di compensazioni rafforzate a favore del promotore.
In particolare prevedeva una premialità tecnica compresa tra il 5 e l’8% del punteggio attribuibile, da indicare direttamente nei documenti di gara, oltre alla possibilità di riconoscere, a carico dell’aggiudicatario diverso dal promotore, una specifica indennità compensativa destinata a remunerare il valore economico della proposta, l’attività progettuale svolta, il rischio imprenditoriale assunto e gli investimenti sostenuti nell’interesse della stazione appaltante, lasciando comunque fermo il rimborso delle spese già previsto dal Codice.
Resta invece nel perimetro dell’esame parlamentare uno degli emendamenti considerati più rilevanti per l’attuazione del Pnrr nel settore del trasporto rapido di massa. Ha passato il vagli di ammissibilità l’emendamento firmato da Lega, Forza Italia e Pd che intervengono sulle procedure relative agli interventi finanziati con gli stanziamenti 2028 per le metropolitane. La modifica chiarisce che gli adempimenti relativi alla stipula dei contratti potranno considerarsi assolti anche attraverso la sottoscrizione e l’aggiudicazione di accordi quadro, purché i relativi contratti attuativi vengano sottoscritti entro il 15 settembre 2027.
La commissione Bilancio proseguirà anche oggi l’esame del provvedimento, con l’obiettivo di arrivare nelle prossime ore al voto sugli emendamenti ammessi e definire il testo da trasmettere all’Aula. Sul tavolo restano ancora diversi dossier di rilievo, a partire dalla riscrittura della disciplina del project financing, su cui Governo e relatori continuano a lavorare dopo la sentenza della Corte di giustizia Ue.
FONTI Mauro Salerno “Edilizia & Territorio”
