La stima in base all’obiettivo dichiarato dal ministro Giorgetti di recuperare 2,4 miliardi di deficit 2025-2026. Tajani: «perplessità sulla retroattività della norma». Martedì il voto in Commissione Finanze
Secondo una stima dell’Ance effettuata sulla base dell’obiettivo indicato il 9 maggio in Commissione Finanze del Senato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di recuperare 2,4 miliardi di deficit nel 2025-26 attraverso l’emendamento al Dl Superbonus «saranno interessati almeno 16 miliardi di lavori attualmente in corso». La cifra, spiegano i costruttori, è stata stimata considerando la previsione di ripartire in dieci quote annuali i crediti fiscali relativi agli interventi edilizi ottenuti in base alle regole che proprio l’emendamento del governo intende modificare. L’obiettivo del governo, teso appunto a sterilizzare in parte l’esborso per lo Stato, aveva spiegato il ministro, «è finalizzato ad allineare l’andamento a legislazione vigente del deficit indicato nel Def 2024 con quello programmatico della Nadef 2023». Cioè appunto 2,4 miliardi, di cui 700 milioni nel 2025 e 1,7 miliardi nel 2026.
Dopo che molte associazioni si erano dette contrarie alla soluzione reatroattiva indicata da Giorgetti, una pesante critica è arrivato proprio dal vicepremier Antonio Tajani. «Ho qualche perplessità sulla retroattività dell’ultima proposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti», ha detto Tajani il 10 maggio parlando alla platea del Family Business Forum a Lecco. «Come Forza Italia – ha aggiunto – vogliamo ascoltare le imprese e le banche per capire se ci sono dei danni o se bisogna intervenire in Parlamento per fare delle proposte, fermo restando l’intervento indispensabile per fermare i danni del superbonus», esprimendo dubbi anche sul passaggio dei rimborsi da quattro-cinque a dieci anni, che – ha commentato – «forse sono troppi».
Una presa di posizione che ha ricevuto una secca replica dallo stesso ministro dell’Economia. «Io ho una responsabilità e difendo gli interessi dell’Italia come ministro delle finanze. Chiaro?», ha detto, invitando più tardi ad «aspettare i testi, non le fantasie». Molto duro anche il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, secondo cui per capire che il 110% era «uno sfascio della finanza pubblica» non si doveva aspettare la primavera del 2024. Federcostruzioni prevede «danni pesantissimi» per la filiera. E l’Unione dei piccoli proprietari immobiliari stima che l’80% dei condomini sia a rischio causa. Con l’emendamento del governo, intanto, si attendono anche l’estensione delle deroghe su sconto e cessione per altri territori colpiti da calamità e per il terzo settore, ma con un tetto di spesa.
FONTI M.Fr. “Enti Locali & Edilizia”
