Il lavoro notturno comporta un’esposizione a fattori di rischio psichici e fisici dovuti anche alle alterazioni del ritmo sonno/veglia.
Il lavoro notturno comporta un’esposizione a fattori di rischio psichici e fisici dovuti anche alle alterazioni del ritmo sonno/veglia. Pertanto richiede una serie di adempimenti a salvaguardia dei lavoratori. Il lavoro notturno è disciplinato dal Dlgs 66/2003, ma il contratto collettivo di riferimento può dettare una specifica disciplina. Il datore di lavoro ha l’obbligo di sottoporre i lavoratori notturni a controlli medici preventivi e periodici (almeno ogni 2 anni), finalizzati a verificare l’assenza di controindicazioni alle prestazioni in orario notturno.
Sempre in tema di salute e sicurezza, un altro adempimento in capo al datore di lavoro attiene al Dvr, in cui devono essere indicati i criteri utilizzati per analizzare il rischio da lavoro notturno e i risultati della valutazione. Come per altri fattori di rischio, devono essere esaminate le procedure di lavoro, individuati i rischi connessi alla specifica mansione e al contesto lavorativo (per esempio illuminazione, lavoro in solitaria, mezzi e attrezzature utilizzati), nonché individuate le misure di prevenzione e protezione e il piano di miglioramento.
La durata dell’orario non può superare le 8 ore in media nelle 24 ore, salva l’individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media tale limite (nota Ispettorato nazionale del lavoro 1438/2019). Infine, il datore di lavoro è tenuto alla consultazione sindacale e alla comunicazione per i lavori usuranti.
Le considerazioni esposte non impegnano l’Amministrazione di appartenenza.
FONTI Antonella Iacopini “Enti Locali & Edilizia”
