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Equo compenso, anche il Tar Calabria contro l’applicazione negli appalti

 

Si moltiplicano le sentenze contrarie alle tariffe professionali automatiche nelle gare di progettazione. Stazioni appaltanti disorientate. Il chiarimento (forse) nel correttivo in autunno

 

Si moltiplicano le prese di posizione dei giudici amministrativi contro l’applicazione dell’equo compenso negli appalti. Dopo la pronuncia del Tar Campania, di cui abbiamo dato conto in questo articolo, che ha giudicato il decreto 49/2023 sui minimi tariffari incompatibile con il sistema dei contratti pubblici, ieri è arrivata sulla stessa linea di interpretazione anche una sentenza del Tar Calabria (n. 415/2024).

Anche per i giudici calabresi, che nel provvedimento richiamano espressamente, condividendole, le conclusioni del Tar Campania, nel codice appalti esistono già gli anticorpi necessari a garantire il livello degli onorari dei professionisti. In particolare, nella sentenza si fa riferimento al «subprocedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta quale sede in cui misurare l’incidenza in concreto del ribasso operato sulla componente del “compenso” sulla serietà dell’offerta e, allo stesso tempo, sulle soglie “minime” stabilite dalle pertinenti previsioni ministeriali». Questo costituisce di per sé «un presidio idoneo a scongiurare i rischi paventati dai sostenitori» dell’applicazione obbligatoria della legge sull’equo compenso negli appalti, bocciata dal Tar che rigetta l’ipotesi di «eterointegrazione» del Dlgs 36 da parte della legge 49.

Non era difficile ipotizzare che si sarebbe arrivati a questo punto. Abbiamo illustrato per primi su questo giornale tutte le ragioni normative che rendono difficile l’applicazione diretta dell’equo compenso nel sistema degli appalti, prefigurando anche lo scenario di sentenze contrastanti che avrebbe portato a disorientare le stazioni appaltanti. Come sta precisamente accadendo ora, tra le proteste dei professionisti.

Non è dunque un caso che anche l’Anac, dopo averla accarezzata, abbia poi rigettato con la nuova bozza di bando-tipo la tesi dell’applicazione dell’equo compenso ai contratti regolati dal Dlgs 36 e da ultimo sia tornata a chiedere al governo un chiarimento definitivo con il correttivo sugli appalti previsto per il prossimo autunno. Sempre che il governo decida di intervenire in un contesto tanto delicato, invece di lasciare la patata bollente nelle mani dei giudici amministrativi, dove una linea di interpretazione sembra essere stata comunque individuata. Linea che tra qualche mese potrebbe essere rafforzata dalle decisioni del Consiglio di Stato.

 

 

FONTI    Mauro Salerno     “Enti Locali & Edilizia”

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