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Equo compenso, caos nelle gare: al via le prime contestazioni

 

Dopo le pronunce contrapposte di Anac e Tar, amministrazioni in ordine sparso sui ribassi delle parcelle: a decidere sarà il Governo. Gli ingegneri fanno da apripista sui procedimenti disciplinari

 

Ad un anno dall’entrata in vigore, l’equo compenso stenta a trovare piena applicazione nei rapporti tra professionisti e pubblica amministrazione. E gli appalti, in particolare quelli legati ai servizi di ingegneria e architettura sono senza bussola. E in frenata. O meglio: in realtà tentativi di dipanare una intricata matassa normativa ce ne sono fin troppi, tra prese di posizione dell’Autorità anticorruzione (Anac), e sentenze della giurisprudenza tra loro divergenti. Quello che manca è proprio un indirizzo univoco su come applicare l’equo compenso nelle gare. Un ginepraio in cui neanche il ministero delle Infrastrutture riesce a districarsi. Tanto che in una risposta all’interrogazione presentata la scorsa settimana alla Camera da Erica Mazzetti (Fi), proprio sulle difficoltà di applicazione della legge, il sottosegretario alle Infrastrutture, Tullio Ferrante, ha rinviato la soluzione alla cabina di regia sul Codice appalti istituita a Palazzo Chigi (peraltro già investita degli stessi dubbi dall’ Anac). Aprendo però al confronto diretto tra le parti: da un lato le amministrazioni pubbliche, dall’altro le istituzioni e le associazioni di categoria, Ordini compresi.

Le norme

Il quadro è molto complesso ma, in estrema sintesi, il nodo è il mancato coordinamento tra legge sull’equo compenso (49/2023) e Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 36/2023). La prima, applicabile a tutta la Pa, stabilisce che il compenso equo sia quello non al di sotto di determinati parametri ministeriali, fissati categoria per categoria. Il Codice appalti, intervenuto dopo, utilizza sì i parametri ma per determinare l’importo a base di gara, senza esprimersi nettamente sulla possibilità di ribassare gli importi così determinati. Da qui una serie di interpretazioni e indirizzi contrastanti. Da un lato, in particolare, l’Anac (autorità anticorruzione) che pur riconoscendo l’ambiguità normativa propende per l’ammissibilità dei ribassi in nome del principio comunitario della libera concorrenza. Dall’altro i Tar: due finora le pronunce dal Veneto e dal Lazio, entrambi favorevoli all’applicazione dell’equo compenso negli appalti, che rende impossibile, pena sanzioni, ai professionisti in gara proporre ribassi sui servizi.

La situazione

In mancanza di un punto fermo, le gare procedono con affanno. Con risultati divergenti, persino nei numeri. Secondo l’Osservatorio bandi del Consiglio nazionale ingegneri, la maggior parte delle amministrazioni applica l’equo compenso e ammette offerte “fisse” con ribassi solo sulle spese. Su 1.954 bandi, di qualsiasi importo, analizzati da luglio scorso ad aprile, solo 499 (il 25%) consente sconti anche sul servizio. Peraltro, dopo un dialogo tra Ordini ingegneri e stazione appaltante, molti modificano i bandi. «Sale così all’80% la percentuale di chi applica correttamente la norma», specifica il Cni. A diverse conclusioni giunge un altro Osservatorio, quello delle società di ingegneria (Oice) che però ha una diversa base di partenza: 284 i bandi analizzati da luglio 2023 a maggio 2024, tutti sopra la soglia Ue dei 140mila euro. In questo caso la scelta prevalente (71%) è quella del ribasso unico, anche sui compensi dei professionisti. E anche queste incertezze possono contribuire alla frenata del mercato: nel primo quadrimestre 2024, infatti, i bandi di servizi di ingegneria e architettura sono calati del 36% rispetto allo stesso periodo del 2023. Un risultato – spiega l’Oice – dovuto anche «alle incertezze sull’equo compenso». Sullo sfondo, ma non troppo, anche la questione degli oneri economici. Perché limitare i ribassi alle spese potrebbe, secondo la stessa Anac, incidere sui costi delle opere pubbliche. Mentre i professionisti, oltre a rivendicare comunque il diritto a un compenso equo, ricordano che la provvista dell’opera deve essere già fissata quando si determina l’importo a base di gara, senza far affidamento su eventuali ribassi.

Le sanzioni

Il Cni ha inviato all’Osservatorio sull’equo compenso un primo monitoraggio dei procedimenti disciplinari legati alla legge. Diverse le segnalazioni arrivate ai singoli Consigli di disciplina locali, nessuna ancora è giunta alla sanzione. In testa c’è Bolzano, con 50 segnalazioni e 37 procedimenti avviati. Un caso limite: qui l’Agenzia per i contratti pubblici ha scelto per ora, nella confusione normativa, di continuare a consentire ai professionisti di presentare offerte al ribasso. Con il rischio, però, di incappare nella sanzione deontologica.

 

 

FONTI       Valeria Uva       “Enti Locali & Edilizia”

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