Il Dl in arrivo: per le imprese appaltatrici costi aggiuntivi (prezzi a gennaio) di 400 milioni nel 2021, 1,25 miliardi nel 2022 e 1,5 miliardi nel 2023
Per le grandi opere strategiche, stradali e ferroviarie, in corso o in procinto di essere cantierizzate, le imprese appaltatrici calcolano un costo aggiuntivo per il rincaro dei prezzi dei materiali e dell’energia di circa 3 miliardi fino al 2023. Sono le risorse che servono per il decreto legge in programma al Consiglio dei ministri di fine settimana per evitare il blocco di grandi cantieri come il Terzo valico ferroviario, l’Alta velocità Brescia-Padova, la ferrovia Napoli-Bari, la strada statale 106 Jonica. Sono extracosti stimati dalle imprese appaltatrici per tre anni di produzione: 400 milioni servono per i lavori eseguiti nel 2021 (in questo caso il costo aggiuntivo è calcolato sulla base di un prezzario aggiornato a gennaio 2022 ed è al netto delle compensazioni già adottate), 1,25 miliardi per le compensazione dei lavori realizzati o programmati nel 2022 (sulla base di un prezzario aggiornato al primo trimestre 2022) e circa 1,5 miliardi stimati per gli stati avanzamento lavoro (Sal) programmati per il 2023 sulla base di un nuovo meccanismo di revisione prezzi.
Questa ultima stima, che pure tiene conto dei prezzi aggiornati a oggi, potrà oscillare verso l’alto o verso il basso a seconda che i prezzi nei prossimi mesi salgano ancora o, viceversa, comincino a scendere. Queste somme sono anzitutto necessarie per effettuare le compensazioni per i lavori in corso di realizzazione e quindi per evitare il blocco dei cantieri che, senza misure adeguate, viene considerato imminente. Ma i finanziamenti non bastano. Nel decreto legge le imprese chiedono anche che sia rivisto il meccanismo di compensazione e di revisione prezzi, con un’attenzione prioritaria ai tempi di pagamento. Oggi si stanno pagando le compensazioni del primo semestre 2021. Tempi che risultano del tutto inadeguati nel contesto attuale in cui le imprese rischiano ogni giorno di saltare. Servono invece tempi rapidissimi fra lo stanziamento di legge e la «cassa» e anche fra l’esecuzione dei lavori e il pagamento delle compensazioni. In particolare, dall’entrata in vigore della nuova disposizione serve l’adozione di un apposito stato di avanzamento entro trenta giorni per recuperare gli extracosti dei lavori già effettuati.
Le imprese chiedono poi che sui lavori eseguiti dopo l’approvazione del decreto legge si applichi una vera formula di revisione prezzi in linea con le migliori esperienze internazionali, con l’applicazione delle variazioni di prezzo, in aumento e in diminuzione, desunte dagli indici dei prezzi alla produzione nelle costruzioni rilevate dall’Istat. Il modello di riferimento resta la Francia, che effettua mensilmente il pagamento degli extracosti rilevati. Nelle ultime settimane ci sono stati vari incontri fra l’associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) e il governo, ma per ora è trapelato poco o nulla su cosa effettivamente contenga la norma che i ministeri e Palazzo Chigi stanno mettendo a punto. È noto soltanto che una norma per la revisione prezzi a compensazione dei maggiori costi sopportati dagli appaltatori ci sarà (in questo senso si sono pronunciati il premier Draghi e i ministri Franco e Giovannini) e si sa, da indiscrezioni, che il governo pensa di destinare a questo capitolo circa un miliardo dei sei oggi disponibili per il decreto. Una somma che, alla luce dei prezzi aggiornati, sarebbe insufficiente a compensare i costi derivanti dai rincari anche solo per le grandi opere strategiche (che escludono le opere realizzate sul territorio da Regioni ed enti locali).
FONTI Giorgio Santilli “Edilizia e Territorio”
