Tra i gli illeciti emersi anche finti rapporti di appalti di servizi per la manodopera
Nel suo ruolo di polizia economico finanziaria le Fiamme Gialle non si limitano a stanare le finte partite Iva o quelle cosiddette apri e chiudi. Non sono pochi i casi infatti, come spiegano dal Comando Generale della Guardia di Finanza, in cui i reparti nella loro attività di controllo e di repressione delle frodi fiscali si imbattono in illecite esternalizzazioni della manodopera e in forme più articolate di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Quello che ormai è etichettato come lavoro nero o irregolare.
Il bilancio 2023 delle Fiamme Gialle nel contrasto al lavoro sommerso si è chiuso con quasi 29mila lavoratori irregolari di cui oltre 10mila con prestazioni di lavoro totalmente in nero e quasi 18mila irregolari. Di questi ultimi poco più di 2.800 sono risultati essere lavoratori oggetto di somministrazione abusiva, anche con appalti poco limpidi. L’azione delle Fiamme Gialle, spiegano ancora da Viale XXI Aprile, si muove su due direttrici: il sommerso d’azienda, che rappresenta le organizzazioni imprenditoriali che operano sul territorio e nel contesto economico in violazione di ogni regola sia in termini di identificazione, sia in chiave fiscale e soprattutto in termini di concorrenza con le altre attività produttive; l’emersione del cosiddetto “sommerso da lavoro”, nel cui ambito ricadono sia le irregolarità per i rapporti di lavoro non dichiarato (lavoro nero), sia le situazioni di regolarità soltanto formale a fronte di un salario e di condizioni lavorative diverse da quelle contrattualizzate (lavoro irregolare).
Ma nel mirino della Guardia di Finanza non ci sono solo gli illeciti che emergono dal lavoro sommerso e le ricadute fiscali e previdenziali. Questi controlli incrociati e definiti “multidisciplinari” fanno emergere altri fenomeni che spesso sono anche alla base di recenti fenomeni di cronaca. Uno di questi l’interposizione di manodopera, basata sul ricorso a fittizi rapporti di appalto di servizi con imprese che provvedono solo formalmente ad assumere i lavoratori e ad assolvere i relativi obblighi fiscali e contributivi. I rapporti tra committenti e società appaltatrici, apparentemente regolari, sono al contrario strutturati al solo scopo di “interporsi” tra i lavoratori e le aziende alle cui dipendenze prestano effettivamente la propria attività lavorativa. Ci sono poi i casi più semplici, pure sempre illeciti, dell’impiego di lavoratori in nero o irregolari o i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro più noto come caporalato, o ancora i fittizi rapporti di lavoro agricolo finalizzati ad ottenere indebite prestazioni previdenziali da parte dell’Inps, e ora oggetto anche di un’ulteriore stretta con il decreto Pnrr approvato ieri in Cdm. Ci sono poi altre forme di irregolarità legate all’applicazione di forme contrattuali atipiche o flessibili (collaborazioni coordinate e continuative, contratti part time), nonché, come detto in precedenza, alle false partite Iva e alle collaborazioni occasionali, che in moltissimi casi dissimulano rapporti di lavoro subordinato.
Tra le operazioni del 2023 particolarmente significative spicca quella delle Fiamme Gialle di Milano nei confronti di una serie di soggetti multinazionali attivi nella logistica, e coinvolti in un articolato meccanismo di frodi che consentiva, secondo il Nucleo provinciale del capoluogo lombardo, di evadere le imposte con il ricorso all’illecita somministrazione di manodopera, mascherata da finti appalti di servizi, in violazione della normativa di settore. Complessivamente, le operazioni si sono concluse con l’esecuzione della misura cautelare del sequestro preventivo per 258 milioni di euro, corrispondenti al profitto dei reati contestati, con il versamento da parte di alcune delle società coinvolte di oltre 59 milioni di euro a titolo di imposte, interessi e sanzioni e la regolarizzazione, con assunzione diretta, di oltre 1.200 lavoratori.
FONTI Marco Mobili “Enti Locali & Edilizia”
