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Impatto sui conti pubblici senza precedenti dal Superbonus: il «bazooka» trasformatosi in tsunami finanziario

Per l’Ufficio parlamentare di bilancio la spesa è arrivata a 170 miliardi e sarà una pesante eredità per i conti pubblici. Tutti gli errori del fenomeno 110% e una raccomandazione: in futuro bonus selettivi e non automatici

 

Impatto sui conti pubblici senza precedenti. È la pesante eredità con cui tutti gli italiani – anche la stragrande maggioranza dei contribuenti che non hanno avuto la fortuna di rifarsi casa a carico della fiscalità comune – dovranno fronteggiare a causa del Superbonus. Una misura che qualcuno all’inizio dell’avventura che ha svuotato il portafoglio pubblico omaggiava come il «bazooka» del governo dell’epoca per rilanciare l’economia e che ha finito per farci spendere oltre 170 miliardi di euro per finanziare la ristrutturazione del 10% dei condomini italiani (sono 132.492 quelli che hanno beneficiato del 110% su un totale stimato dall’Istat in circa 1,2 milioni, di cui ben 40mila in soli 4 mesi tra dicembre 2023 e marzo 2024, quando c’è stata la corsa a salire sul carro dei maxi-bonus in odore di cancellazione finale) e 361.906 tra edifici unifamiliari e villette (poco più di una goccia nel mare se si pensa che la stima degli edifici residenziali ammonta a oltre 12 milioni). Insieme, va ricordato, a otto castelli (beati i proprietari).

A certificare che «il Superbonus, insieme al bonus facciate e, in misura minore, gli incentivi alle imprese Transizione 4.0 hanno inciso marcatamente sui conti pubblici degli ultimi anni lasciando anche una pesante eredità sul futuro» è arrivato ora l’Ufficio parlamentare di bilancio, nella memoria trasmessa alla commissione Finanze del Senato sugli effetti delle agevolazioni fiscali all’edilizia, nell’ambito dell’esame del Dl 39/2024, il decreto che il governo ha messo in campo per chiudere i conti con l’esperienza superbonus. L’effetto finanziario del 110% e delle altre misure coinvolte in maniera minore, per l’Upb, hanno avuto effetti finanziari «superiori a quelli attesi nelle stime ufficiali per l’intero periodo di validità delle misure», tanto che «al 1° marzo 2024, data di pubblicazione del conto economico delle Amministrazioni pubbliche, l’ammontare del Superbonus nel periodo 2020-23 è stato pari a circa 170 miliardi».

Quantificando l’impatto del superbonus, l’Upb segnala che sarebbe stato possibile condizionare meglio il riconoscimento delle agevolazioni agli interventi che garantiscono il maggior risparmio energetico a parità di risorse impiegate, andando così in direzione dei nuovi obiettivi europei in materia green. Per i beneficiari, la possibilità di optare per lo sconto in fattura e il credito di imposta cedibile è stata riconosciuta alla generalità dei contribuenti anziché limitarla a coloro che avrebbero avuto problemi di capienza fiscale e vincoli di liquidità per anticipare le spese. L’automatismo del riconoscimento del Superbonus e di altri bonus edilizi, invece, ha reso e continuerebbe a rendere alto il rischio che la misura produca effetti superiori alle attese.

Tutto vero. Ma forse tardivo. Mentre non c’era bisogno della palla di vetro per capire fin dall’inizio che – saltato il recinto limitato di termini temporali (la durata iniziale degli incentivi era limitata a un anno e mezzo) e di asseverazioni professionali e garanzie, eliminato il divieto sulle seconde case e l’abolizione dei controlli sui piccoli abusi, il tutto imposto all’inizio anche dalla Ragioneria per provare a contenere la spesa – il “liberi tutti” attuato via via a suon di modifiche governative, proroghe e colpi di mano parlamentari avrebbe finito per generare conti fuori controllo. Già nel lontano ottobre 2021, quando l’ubriacatura del 110% era agli albori, provavamo a segnalare solitari su questo giornale l’impennata della spesa arrivata all’epoca a 1,35 miliardi al mese (il costo di un’opera pubblica di grandi dimensioni come un tratto di metropolitana) poi schizzato fino a circa 3-4 miliardi ogni 30 giorni. Che, per inciso, fanno 133 milioni di spesa quotidiana per finanziare la ristrutturazione a chiunque alzasse la mano segnalando la volontà di rifarsi cappotto e impianti a spese della comunità, senza distinzione di reddito e inclusi 15 miliardi di truffe.

Certo nel conto va incluso anche il guadagno (stimabile?) di efficienza energetica. Ma ci mancherebbe. C’è chi conosce qualcuno capace di ristrutturarsi casa peggiorando qualità di serramenti, impianti e performance di consumo e ha dunque bisogno di un super-incentivo per non cadere in errore? Se è davvero questo l’obiettivo, andrebbe detto che non ci vuole molto a guadagnare due classi con le tecnologie attuali e un patrimonio datato anni ’70. Eppure ora si scopre che è stato un azzardo finanziario concedere a chiunque un’agevolazione del 110%, quando c’erano già in campo i bonus del 50%, aiutati anche dall’Iva al 10% per le ristrutturazioni semplici, in aggiunta ai bonus del 65% per cappotti, infissi e impianti.

Per questo, l’Upb ora chiede che per il futuro le agevolazioni non siano più automatiche, ma soggette ad autorizzazioni. «Dall’esperienza del Superbonus occorre trarre insegnamento per il disegno di future agevolazioni». In primo luogo, secondo l’Upb l’aliquota dell’agevolazione dovrebbe essere fissata a un livello tale da incentivare un comportamento ritenuto meritevole senza porre a totale carico dello Stato l’onere della spesa: «la compartecipazione alla spesa aiuta infatti a limitare i comportamenti opportunistici». Nella determinazione del livello dell’aliquota si dovrebbe poi tenere conto del recupero del costo iniziale dell’investimento che sarà assicurato nel tempo dal risparmio energetico prodotto dall’efficientamento. Inoltre, prosegue l’Upb, l’agevolazione dovrebbe essere selettiva con riguardo sia alle attività incentivate sia ai beneficiari. Infine, nel documento viene anche segnalato e stigmatizzato «l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei materiali da costruzione come conseguenza, oltre che del generale aumento dei prezzi dei beni energetici, dell’accresciuta domanda di lavori e del venire meno del contrasto di interessi tra acquirente e fornitore».

 

 

FONTI    Mauro Salerno        “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News