Dalla gestione informativa digitale alla sensoristica, dall’intelligenza artificiale alla sicurezza dei dati: come cambiano la progettazione, la manutenzione e il governo delle opere pubbliche lungo l’intero ciclo di vita
Intelligenza artificiale, Digital Twin e nuovi modelli di progettazione stanno spostando il baricentro dell’ingegneria dalla consegna dell’opera al governo del suo intero ciclo di vita, cambiando il modo di progettare, gestire e manutenere le opere pubbliche.
Per decenni abbiamo considerato l’opera pubblica come un punto di arrivo, un progetto da realizzare, un cantiere da completare, un’infrastruttura da consegnare alla collettività. Credo che questa visione sia ormai superata. Il futuro dell’ingegneria non consisterà soltanto nel costruire meglio, ma anche nel prevedere ciò che potrà accadere domani.
Digital Twin e BIM: dalla progettazione al ciclo di vita dell’opera
Dal 1° gennaio 2025 il Codice dei contratti pubblici prevede l’adozione obbligatoria dei metodi e degli strumenti di gestione informativa digitale per la progettazione e la realizzazione di opere di nuova costruzione e per gli interventi su costruzioni esistenti con un costo presunto dei lavori superiore a due milioni di euro, secondo quanto stabilito dall’articolo 43 e dall’Allegato I.9 del decreto legislativo n. 36 del 2023.
A ciò si aggiunge il «Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale», in larga parte applicabile dal 2 agosto 2026. A seguito delle modifiche introdotte nel 2026, gli obblighi specifici per i sistemi ad alto rischio si applicheranno, a seconda della categoria, dal 2 dicembre 2027 o dal 2 agosto 2028.
La vera rivoluzione sarà nella capacità di progettare infrastrutture vive, dotate di sensoristica, capaci di dialogare con il territorio, raccogliere dati, adattarsi ai cambiamenti climatici e migliorare nel tempo le proprie prestazioni.
Il Digital Twin, il gemello digitale dell’opera, rappresenta uno degli strumenti più significativi di questa trasformazione. Non è un semplice modello tridimensionale e non coincide automaticamente con un modello BIM. È un sistema digitale nel quale geometria, caratteristiche dei materiali, modelli strutturali, condizioni ambientali, dati di esercizio, ispezioni e interventi manutentivi vengono organizzati e aggiornati nel tempo.
Il suo valore non risiede soltanto nella rappresentazione grafica, ma soprattutto nella relazione verificabile tra l’opera fisica, i dati acquisiti e i modelli utilizzati per interpretarne il comportamento. La norma ISO/IEC 30173 definisce i concetti e la terminologia generali del Digital Twin, mentre la UNI EN ISO 19650-3 disciplina la gestione delle informazioni nella fase di esercizio dei cespiti. L’interoperabilità può essere favorita dall’impiego di formati aperti, come l’IFC, il cui schema di dati è definito dalla UNI EN ISO 16739-1:2024.
Immaginare che un ponte, una strada, una ferrovia o una rete idrica siano accompagnati durante la loro vita utile da un sistema informativo aggiornabile significa cambiare radicalmente il concetto di progettazione. Il progetto non termina con il collaudo e la consegna dell’opera, ma produce una base informativa destinata a essere utilizzata, verificata e arricchita durante l’esercizio.
Infrastrutture resilienti e ingegneria dinamica per il patrimonio esistente
Questa evoluzione sarà particolarmente importante in un Paese come l’Italia, caratterizzato da un patrimonio infrastrutturale complesso e imponente, spesso datato e inserito in territori fragili dal punto di vista idrogeologico, sempre più esposti agli effetti del cambiamento climatico.
La sfida non sarà soltanto costruire nuove opere, ma rendere più conoscibili, controllabili e adattabili quelle esistenti. È questo il campo di una possibile «ingegneria dinamica»: un’ingegneria che non fotografa l’opera in un unico momento, ma ne segue l’evoluzione attraverso ispezioni, indagini periodiche, dati strumentali acquisiti nel tempo e aggiornamento dei modelli.
Penso che il futuro dell’ingegneria passi anche dalla capacità di integrare discipline diverse: progettazione, ambiente, informatica, gestione dei dati e conoscenza del territorio, dando forza sempre più all’«ingegnere di sistema» che è quello che ho sempre sentito di essere quale ingegnere delle infrastrutture viarie.
Le infrastrutture del prossimo decennio dovranno essere sostenibili non soltanto nella fase di costruzione, ma durante l’intero ciclo di vita. La sostenibilità, tuttavia, non può rimanere una dichiarazione di principio, deve essere misurata attraverso la durabilità, il consumo di risorse, le emissioni incorporate, la manutenibilità, la capacità di adattamento, la possibilità di recuperare i materiali e i costi complessivi di esercizio e dismissione.
L’Ingegnere Aumentato, tra intelligenza artificiale e sicurezza dei dati
Anche l’intelligenza artificiale avrà un ruolo crescente. Non sostituirà il professionista, ma potrà supportarlo nell’analisi di scenari complessi, nell’ottimizzazione delle soluzioni progettuali, nell’individuazione delle criticità e nel miglioramento dei processi decisionali, dando forma alla figura dell’«Ingegnere Aumentato»: un ingegnere che integra competenza tecnica, giudizio umano e intelligenza artificiale per progettare, verificare e decidere meglio.
L’ingegnere rimarrà responsabile della visione, delle scelte e dell’interpretazione del contesto. La tecnologia potrà elaborare milioni di dati, ma soltanto la sensibilità tecnica e culturale dell’uomo potrà trasformarli in decisioni utili alla comunità.
Guardando al futuro, immagino una nuova generazione di infrastrutture: più connesse, più resilienti e più rispettose dell’ambiente. Opere pensate non come elementi isolati, ma come parti di ecosistemi territoriali complessi.
La progettazione dovrà quindi abbandonare definitivamente la logica dell’intervento separato e abbracciare quella della visione integrata. Una strada non sarà più soltanto una strada, un sistema idraulico non sarà soltanto una rete di tubazioni e una città non sarà soltanto un insieme di edifici: saranno sistemi intelligenti in relazione continua con il territorio e con chi li utilizza.
La digitalizzazione trasforma le infrastrutture in «sistemi ciberfisici», rendendo essenziale la sicurezza dei dati e delle reti. Occorre quindi definirne provenienza, accessi, conservazione, scambio e protezione. Il Data Act disciplina l’accesso e l’uso dei dati generati dai prodotti connessi, mentre il decreto legislativo n. 138 del 2024, attuativo della direttiva NIS2, rafforza, per i soggetti che rientrano nel suo campo di applicazione, gli obblighi di gestione del rischio di cibersicurezza. Un Digital Twin privo di adeguate regole sulla governance, sulla qualità e sulla sicurezza dei dati sarebbe tecnologicamente avanzato, ma strutturalmente fragile.
Il compito dell’ingegnere del futuro sarà trasformare l’innovazione in valore pubblico, distinguendo ciò che è possibile da ciò che è davvero utile e responsabile. L’infrastruttura intelligente non sarà quella dotata del maggior numero di sensori, ma quella capace di ridurre l’incertezza, prevenire il degrado e orientare nella scelta delle decisioni migliori.
L’«Ingegnere Aumentato» guiderà questo processo con competenza, giudizio e attenzione all’interesse collettivo, progettando opere capaci di essere conosciute, curate e migliorate lungo tutto il loro ciclo di vita.
FONTI “LavoriPubblici.it”
