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Infrastrutture Pnrr-Pnc: tagliati 11,4 miliardi e cantieri aperti per 58,5 miliardi

Rapporto Cresme-Camera: uscite le opere ferroviarie al Sud (Salerno-Reggio Calabria, Palermo-Catania nodo di Bari-Bari nord). Busia: incapacità di spesa svuota Pnrr e pesa su fondi nazionali

 

Con la nuova analisi le infrastrutture prioritarie Pnrr-Pnc passano da un costo di 82,837 miliardi al 30 giugno 2024 a un costo di 71,474 miliardi, con una riduzione di 11,363 miliardi «dovuta primariamente al definanziamento di alcuni progetti Pnc e Fsc 2021-2027 Anticipazione Mit». È il principale dato contenuto nel Rapporto intermedio sulle Infrastrutture strategiche (aggiornato a maggio 2025) realizzato dal Cresme e dall’Ufficio studi della Camera e presentato oggi presso l’VIII Commissione di Montecitorio. Tra le opere definanziate, il rapporto indica «alcuni lotti della fase prioritaria della nuova linea ferroviaria AV-AC Salerno-Reggio Calabria ai quali erano stati assegnati 9,4 miliardi di fondi Pnc ma che, in base all’aggiornamento 2024 al Contratto di Programma 2022-2026-Parte Investimenti, non risultano confermati e l’opera risulta ora finanziata con altri capitoli di bilancio; il nuovo collegamento Palermo-Catania 2 fase – Adeguamento a Sti linea esistente (intervento bandiera finanziabile dell’ambito del Cis Ferroviario Messina-Catania-Palermo) e il Nodo complessivo di Bari-Bari Nord, ai quali erano stati assegnati oltre 1 miliardo di fondi Fsc 2021-2027 anticipati al Mit con la delibera Cipess n.1/2022 e successivamente definanziati».

Commentando il Rapporto, il presidente dell’Anac Giuseppe Busia ha sottolineato che «noi vediamo in parte una fisiologica, positiva e rassicurante prosecuzione del Pnrr». «Però – ha aggiunto in riferimento all’uscita delle opere dal Piano e al relativo definanziamento a causa dell’impossibilità di rispettare la scadenza – vediamo anche che stiamo un po’ svuotando alcune opere strategiche perché doverosamente e giustamente le stiamo mettendo su altri fondi; e questo misura anche quello che non stiamo riuscendo a realizzare». «Stiamo svuotando il Pnrr e contribuendo con fondi nazionali – ha ribadito Busia – in parte perché il Pnrr non ha funzionato e in parte perché noi non eravamo capaci di spendere».

Dal rapporto si ricava che la gran parte del finanziamento riguarda opere in corso, che assorbono 58,5 miliardi (erano 45,4 nel 2024 e 37,6 nel 2023). Al secondo posto ci sono le opere per le quali è stato sottoscritto il contratto di appalto (per 5,95 miliardi), seguite dalle opere in fase di progettazione (per 5,87 miliardi). A seguire ci sono poi le opere aggiudicate (ma non ancora contrattualizzate) per 715 milioni di euro e le opere fase di gara, per 328 milioni di euro. L’ultima componente – per 139 milioni di euro – riguarda le opere ultimate. Il rapporto segnala inoltre che il tempo medio necessario per completare un’opera pubblica Pnrr/Pnc (dall’assegnazione del codice del progetto fino all’ultimazione) è di 8,4 anni. Nel caso delle ciclovie il tempo medio scende a 3,5 anni (di cui 1,5 anni per l’esecuzione) ma sale a 13,4 anni nel caso delle infrastrutture ferroviarie (di cui 3,8 anni per l’esecuzione). Sempre sotto il profilo statistico, il rapporto segnala che i tempi cosiddetti di “attraversamento” (programmazione, approvazione, autorizzazioni, progettazione) rappresentano il 69% dell’attesa per l’opera, mentre la fase della effettiva esecuzione occupa il 31% del tempo totale.

Il rapporto

Le slide

 

 

 

FONTI    M.Fr.      “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News