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Infrastrutture, rischio ritardi per 200 opere. C’è anche la Torino-Lione

 

La Commissione Via-Vas del Mase decadrà in blocco il 24 maggio passando le carte a 70 nuovi componenti che dovranno riesaminarle

 

È partito il conto alla rovescia per il rinnovo della commissione Via -Vas del ministero dell’Ambiente alla quale spetta il delicato compito di valutare l’impatto ecosostenibile di tutte le opere infrastrutturali, dalle strategiche a quelle ordinarie passando per alcune targate Pnrr (il grosso transita in una commissione ad hoc salda in sella). Il turn-over potrebbe rivelarsi problematico e rallentare o forse paralizzare moltissime opere che stanno attraversando l’iter amministrativo di validazione. La data cerchiata in rosso è il 24 maggio, quando decadranno i 50 componenti della prima Commissione (sulla carta sono diventati 70 ma 20 caselle non sono mai state occupate) e dovranno essere sostituiti da altri 70 esperti. In blocco, tutti insieme. Un’operazione ardita perché tra la vecchia e la nuova commissione ci sono la bellezza di 211 opere, alcune di grande impatto, anche politico.

Una decina – spiegano fonti della commissione – riuscirà ad andare in porto prima della scadenza: è il caso della Pedemontana Veneta e il collegamento di Valfontanabuona ma si tratta di una manciata di interventi nella montagna di opere che attendono di essere sdoganate. Tra queste, solo per citarne alcune, il Ponte sullo Stretto, la diga foranea di Genova, l’alta velocità Torino-Lione e il Terzo valico. Non solo: nel lungo elenco di infrastrutture ci sono diversi lotti dell’Autostrada del Brennero, così come la ferrovia Verona-Padova, l’hub portuale di Ravenna, le opere strategiche per il porto di Civitavecchia. Ma anche centrali idroelettriche, rigassificatori, oleodotti e gasdotti. Perfino terminal marittimi come quello strategico del porto di Brindisi. Non mancano in questo sterminato elenco anche gli impianti di stoccaggio, che insieme a tutte le altre opere rischiano di restare incagliate nell’imbuto dell’avvicendamento.

E non è tutto qui. Perché le procedure per il rinnovo della commissione oggi presieduta da Massimiliano Atelli sono ancora nella fase della raccolta delle candidature, come confermano fonti del Mase. La viceministra all’Ambiente Vannia Gava dal canto suo respinge l’ipotesi di ritardo nelle nomine: «Non ci sono tempi risicati – ha detto – ci sono i tempi necessari al rinnovo di una commissione che andava a scadenza naturale». Fatto sta che le lancette corrono e i passaggi che i neocommissari devono attraversare per subentrare sono 4: la nomina, l’iscrizione al casellario giudiziale, l’autorizzazione degli enti di appartenenza per pubblici dipendenti e infine la registrazione alla Corte dei conti. Un iter non banale e meno di 30 giorni di tempo per perfezionarlo.

Intanto però serpeggia preoccupazione tra le imprese, allarmate in pieno Pnrr, di rallentamenti anche pesanti nelle procedure di avvio dei cantieri. Il vicepresidente della Commissione Lavori pubblici del Senato, Lorenzo Basso (Pd) ha nei giorni scorsi presentato un’interrogazione parlamentare. «La situazione è delicata – spiega – con tutte le opere connesse al Pnrr rischiamo davvero di trovarci davanti a una paralisi, nella migliore delle ipotesi a un rallentamento». Che le commissioni vadano a scadenza è quasi scontato dirlo. E allora cosa fare? «Andavano rinnovati i componenti – risponde Basso – poco per volta, non tutti insieme. In questo modo si sarebbe garantita la continuità sugli iter». In passato, senza Pnrr, le commissioni subivano più di una proroga tecnica: quella precedente è durata in carica 12 anni. Un’ipotesi però che non è sul tavolo. La macchina del rinnovo ormai è partita e indietro non si torna.

 

 

FONTI      Flavia Landolfi     “Enti Locali & Edilizia”

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