L’Authority: per l’avviso da 850 milioni in 23 lotti geografici utilizzata la procedura di estrema urgenza senza che ci fossero le condizioni
Non c’è pace per la maxi gara (con accordo quadro) in 23 lotti geografici lanciata da Rfi per la soppressione dei passaggi a livello. L’Anac ha infatti contestato alla stazione appaltante una applicazione disinvolta di varie deroghe al codice appalti. Il bando pubblicato inizialmente da Rfi – con scadenza a febbraio 2022 – prevedeva un costo complessivo stimato in 757 milioni di euro. Gli operatori economici cui era rivolto l’appalto hanno contestato a Rfi il calcolo del prezzo, segnalando anche la situazione all’Anac. Dopo la protesta delle imprese, l’importo è stato elevato a oltre 850 milioni di euro, circa 100 milioni in più. Ora, la nuova tegola, che arriva direttamente dall’Anac che, proprio a partire dalla segnalazione delle imprese ha in questi mesi approfondito la questione.
Nella segnalazione inviata stamattina a Rfi l’Anac parla di «incompletezza della documentazione di gara, con conseguenze sull’elaborazione del prezzo offerto», cosa che impedisce, di fatto, «la formulazione di prezzi più convenienti e congrui». l “verdetto” dell’Anac, spiega la stessa Authority guidata da Giuseppe Busia, è arrivata «al termine di una lunga e approfondita istruttoria, che ha preso in esame ogni aspetto dell’appalto, volto ad eseguire lavori e opere funzionali alla soppressione di un certo numero di passaggi a livello». Anac contesta a Rete Ferroviaria «la mancata remuneratività dei prezzi posti a base di gara, e approssimazioni nell’elaborazione degli atti e delle procedure».
Nonostante Rfi abbia già applicato un primo, sostanzioso, adeguamento dei prezzi, l’Autorità continua a segnalare «la non considerazione delle clausole di revisione dei prezzi, particolarmente rilevanti di fronte agli aumenti dell’energia e delle materie prime e all’inflazione galoppante». Ci sono poi i rilievi che riguardano il codice appalti, e in particolare «l’applicazione di un regime derogatorio del codice appalti, utilizzando la clausola di “estrema urgenza per l’emergenza sanitaria”, senza che vi fossero le condizioni».
Inoltre l’Autorità evidenzia «una presumibile violazione dei principi di libera concorrenza, trasparenza e par condicio», dovuta a una non corretta applicazione delle disposizioni normative progettuali. Non solo: «non avendo Rfi definito in maniera corretta l’oggetto dell’appalto e l’importo posto a base di gara per i singoli lotti previsti, secondo Anac viene violata la normativa vigente, e l’elaborazione del prezzo offerto risulta conseguentemente per forza di cose approssimata».
FONTI Massimo Frontera “Edilizia e Territorio”
