In una lettera indirizzata a Governo e stazione appaltante il raggruppamento stabile costituito da 160 imprese denuncia la situazione critica rilevando l’«impedimento alla regolare prosecuzione dei lavori» in caso di inerzia
Mancati pagamenti per un totale di oltre 38 milioni, di cui 15,3 milioni di fatture già scadute. È l’importo che il Consorzio Valori attende di vedersi saldato dall’Anas finora senza successo. Un impasse (se si può definire così) che ha spinto il raggruppamento stabile formato da 160 imprese e una forza lavoro di oltre duemila maestranze di cantiere, 400 tecnici e 300 amministrativi, a prendere carta e penna per annunciare il blocco dei lavori sui cantieri della Spa delle strade in assenza di una soluzione immediata.
La denuncia della situazione, che riguarda in particolare i lavori da 76,6 milioni in corso sulla cosiddetta variante di Caltagirone in Sicilia (Ss 283 Licodia Eubea), è contenuta all’interno di una nota inviata, oltre che alla stazione appaltante, ai vertici del Governo con la richiesta di «un intervento risolutivo alle Autorità in indirizzo, affinché vengano rispettati i termini di contabilizzazione e pagamento previsti per legge e contratto». «Diversamente – viene specificato , sarà necessario sospendere, nostro malgrado, l’esecuzione dei lavori, certamente per ragioni non imputabili al sottoscritto Appaltatore».
Nella ricostruzione dell’impresa non si tratta di un episodio isolato. Ma di ritardi, divenuti ormai costanti e sistematici, «più volte rappresentati ai vertici aziendali di Anas» senza successo. Di qui la scelta di uscire allo scoperto chiamando in causa ministeri e Presidenza del Consiglio.
Una prima prima falla riguarda il mancato pagamento di fatture per oltre 15 milioni che avrebbe indotto la società di factoring chiamata a scontarle a «intimare il loro pagamento direttamente ad Anas» e a bloccare ogni linea di credito e ulteriore finanziamento all’impresa, che rischia per questo di rimanere a secco di liquidità. Oltre alle fatture scadute il Consorzio lamenta anche «l’omessa liquidazione» delle compensazioni legate alle norme di emergenza sul caro-materiali per altri 12 milioni e «l’ingiustificata dilazione nella contabilizzazione degli stati di avanzamento dei lavori da parte degli Uffici territoriali del Committente» per altri 11 milioni. «L’ormai irrimediabile mancanza di liquidità, cagionata dalla descritta situazione, impedisce il regolare approvvigionamento dei materiali, così ritardando o impedendo le lavorazioni, certamente per causa non imputabile all’appaltatore, oltre a mettere a rischio il pagamento degli stipendi alle maestranze», denuncia il consorzio. Aggiungendo che i ritardi nella contabilizzazione dei lavori avrebbero raggiunto «in taluni casi, dimensioni talmente rilevanti da oltrepassare ogni tollerabile limite, così frenando la regolare conduzione dei cantieri ed alterando la programmazione economico – finanziaria sia dello scrivente Consorzio, sia delle imprese esecutrici». Di qui l’invito a sbloccare la situazione prima che il fermo dei lavori diventi l’unica scelta possibile.
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
