La presidente dei costruttori Brancaccio in audizione al Senato chiede una proroga urgente per i lavori 110% in corso e giudica «punitivo» l’aumento delle tasse sulla casa da 1,9 miliardi
Bene la norma sul caro-materiali estesa al 2024, ma le risorse non sono sufficienti a garantire la continuità dei lavori, specie per i cantieri del Pnrr. Mancano poi fondi per gli interventi diffusi (vedi dissesto idrogeologico), una proroga urgente per i lavori in corso del superbonus e i crediti incagliati del 110% ed è inutile dire che non piace l’aumento delle tasse sulla casa. Ma il punto chiave però è che la legge di Bilancio del 2024 destina poche risorse alle infrastrutture e soprattutto le concentra su un’opera sola, per quanto simbolica: il Ponte sullo Stretto di Messina. A voler essere estremamente sintetici potrebbero esse condensati in queste righe i rilievi che i costruttori dell’Ance hanno riservato alla manovra di Bilancio all’esame del Senato. Osservazioni espresse per bocca della presidente Federica Brancaccio ascoltata dalle commissioni Bilancio riunite di Palazzo madama e Montecitorio.
«Siamo consapevoli che sia stata una manovra complessa e con poche risorse, da distribuire a redditi bassi. Ma senza misure che rilancino il Pil, che sostengano la crescita, nel 2024 avremo una manovra in cui non sarà possibile mettere in campo nemmeno questi questi aiuti, necessari per le famiglie che subiscono problemi enormi», ha esordito la presidente dell’Associazione nazionale costruttori.
Ok le norme su caro-materiali ma fondi insufficienti
Il primo passaggio è dedicato alla norma sul caro-materiali. Brancaccio ha espresso «grande apprezzamento» per la proroga per tutto il 2024 della misura che rinnova le misure straordinarie previste dal decreto «Aiuti» (art. 26 Dl n. 50/2022). Per i costruttori «si tratta di una norma fondamentale per evitare il blocco dei lavori dal 1° gennaio perché i prezzi dei principali materiali da costruzione continuano a rimanere su livelli ancora molto elevati. Basti considerare ad esempio che, in base ai dati ufficiali, realizzare oggi un intervento stradale in Italia vuol dire spendere il 48% in più rispetto a 5 anni fa». Per l’Ance, dunque è «molto positivo che sia stato confermato il meccanismo attuato nel 2023 che ha dimostrato di funzionare bene». Sotto il profilo della copertura finanziaria, «i fondi aggiuntivi previsti, pari a 300 milioni, appaiono, però, insufficienti a garantire la regolare prosecuzione di tutti i lavori in corso ed in particolare di quelli Pnrr». Per questo «l’auspicio è che nella legge di Bilancio sia possibile trovare lo spazio per ulteriori risorse da destinare a tale finalità. Sarebbe anche opportuno – ha spiegato Brancaccio – che in sede di conversione fossero precisate alcune modalità attuative come ad esempio chiarire che, in nessun caso, il meccanismo di aggiornamento dei prezzi può comportare pagamenti in riduzione rispetto ai prezzi contrattuali».
Finanziamenti concentrati sul Ponte di Messina
Uno dei passaggi chiave è stato dedicato al Ponte sullo Stretto. Progetto rilanciato dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini che ne ha fatto un simbolo della propria azione di governo. Il punto per i costruttori è che i finanziamenti destinati al Ponte devono essere «aggiuntivi» e non andare «a discapito di interventi diffusi sul territorio necessari per rendere competitiva quell’area del Paese». Brancaccio ha sottolineato come la Manovra «dispone nuovi stanziamenti per circa 13,3 miliardi di euro nel periodo 2024-2038, di cui 4,1 miliardi per il triennio 2024-2026». E soprattutto che «gli stanziamenti risultano destinati per oltre i 3/4 alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina nei prossimi tre anni. Tale quota raggiunge l’87% dei fondi stanziati se si considera la totalità degli stanziamenti pluriennali previsti fino al 2038». La richiesta dunque è non fare del Ponte l’opera calamita di tutti i fondi destinati alle Infrastrutture nei prossimi anni. Altrimenti, nonostante il Pnrr, si rischia di togliere gli alimenti alle opere diffuse sul territorio.
Urgente la proroga dei cantieri in corso con il 110%
Non poteva mancare uno sguardo alla situazione Superbonus. Nel corso dell’audizione Brancaccio ha sottolineato che «l’Ance condivide la necessità di chiudere la stagione del 110% per aprire una riflessione seria sul futuro dell’efficientamento degli edifici in Italia ma sottolinea che la legge di Bilancio non affronta le due principali criticità in atto relativo al Superbonus: la necessità di una limitata proroga per i lavori condominiali in corso, colpiti da numerosi rallentamenti, e lo sblocco dei crediti incagliati». Per i costruttori, «in vista dell’imminente scadenza al 31 dicembre 2023 per la conclusione degli interventi sui condomini eseguiti con il 110%, è assolutamente necessario individuare una rapida soluzione alle decine di migliaia di cantieri che, anche in virtù del caos normativo e applicativo dello strumento, non riusciranno a terminare i lavori in tempo utile». «Una proroga limitata per i soli interventi che dimostrino un concreto avanzamento del cantiere potrebbe risolvere tutti questi problemi con un costo contenuto per le casse dello Stato, di gran lunga inferiore a quello del caos sociale e economico che si determinerebbe lasciando invariata la scadenza a dicembre», segnalano i costruttori.
Punitivo l’aumento delle tasse sulla casa quantificato in 1,9 miliardi
Viene giudicato come «ingiustificatamente punitivo» l’aumento delle tasse sulla casa. Sul punto l’Ance segnala che «dalla Relazione Tecnica al Ddl, emerge un consistente aumento del prelievo fiscale sulla casa per circa 1,9 miliardi di euro nel triennio. Una delle misure riguarda l’aumento dall’8% all’11% della ritenuta a titolo di acconto operata dalle Banche e da Poste sui bonifici di pagamento delle spese agevolabili con i bonus edilizi. La disposizione interessa tutti i benefici fiscali e andrà ad incidere sulla liquidità delle imprese, anticipando l’effetto di cassa delle imposte sui redditi che le stesse devono versare all’erario». «Altra norma critica – sottolineano i costruttori – deriva dall’introduzione della nuova forma di tassazione delle plusvalenze connesse alla vendita di immobili oggetto di interventi agevolati con il Superbonus, che avvenga entro dieci anni dalla fine dei lavori».
Mancano i fondi anti-dissesto idrogeologico
«Manca, ancora una volta, il finanziamento di un piano di riduzione del rischio idrogeologico», ha poi sottolineato Brancaccio. Tra le misure della Manovra giudicate positivamente rientrano invece «il finanziamento di una prima parte di un Programma di mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici, con 285 milioni di euro in 5 anni, le risorse per investimenti di Regioni a statuto ordinario, per interventi di messa in sicurezza degli edifici e del territorio e di rigenerazione urbana, anche se 250 milioni di euro in 5 anni non possono essere ritenuti sufficienti; il rifinanziamento di 300 milioni di euro del fondo per la progettazione degli enti locali, uno strumento di estrema importanza per garantire stabilità ad una politica infrastrutturale di lungo periodo; i 1,5 miliardi aggiuntivi per la ricostruzione post terremoto 2016».
FONTI Mauro Salerno “Enti Locali & Edilizia”
