Basterà un euro di cartelle per far scattare il cartellino rosso della pubblica amministrazione
Basterà un euro di cartelle per far scattare il cartellino rosso della pubblica amministrazione. Con il blocco di qualsiasi emolumento collegato a prestazioni rese nei confronti della Pa: quindi, non solo compensi in senso stretto, ma anche altre somme, come i rimborsi spese. Non solo: la stretta si applicherà a tutti i compensi che, in qualche modo, finiscono a carico dello Stato, anche indirettamente. Includendo prestazioni come il gratuito patrocinio degli avvocati.
Sono questi solo alcuni degli ingredienti della nuova versione della norma che, all’interno della legge di Bilancio 2026, punta a introdurre nuovi paletti di regolarità fiscale e contributiva come requisito essenziale per ottenere pagamenti dalla pubblica amministrazione. Una norma che molti chiedono da settimane di cancellare ma che, invece, ha acquisito negli emendamenti del Governo un perimetro ancora più ampio. Come era già nella versione originaria, infatti, non sono stati fissati limiti di importo a partire dai quali scatterà il blocco, come ad esempio è, invece, previsto per la regolarità fiscale nell’ambito degli appalti pubblici. Saranno sufficienti, allora, contestazioni piccole, peraltro contenute in qualsiasi tipo di atto, dal momento che la norma, per ora, non indica come individuare le irregolarità che danno luogo alla sanzione. Messi insieme questi elementi, si capisce perché la versione riformulata dell’articolo 129 sia stata accolta da bocciature a catena.
Elbano De Nuccio, presidente dell’associazione “Professionisti insieme” e del Consiglio nazionale dei commercialisti sottolinea come «i professionisti, non essendo prevista alcuna soglia, si troveranno a vedere bloccati i propri pagamenti anche per violazioni connesse ad importi irrisori, a fronte di prestazioni lavorative e impegno professionale». Il presidente di Confprofessioni, Marco Natali chiede la soppressione della norma: «Si tratta in generale di una norma sproporzionata che estenderebbe gli effetti negativi nei confronti dei professionisti».
Domenico Perrini, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri dice: «È l’ennesima vessazione a carico dei professionisti, di coloro che già hanno difficoltà ad andare avanti. Mentre si parla di semplificazioni, si aggiungono ulteriori difficoltà. Anche una multa può essere causa di un mancato pagamento». Per la presidente di Confcommercio professioni, Anna Rita Fioroni «imporre di produrre la documentazione sulla regolarità fiscale contestualmente alla presentazione della fattura è una condizione vessatoria». Il presidente dell’Adepp, l’associazione delle Casse previdenziali private, e dell’Enpam Alberto Oliveti, spiega: «La meritoria e improcrastinabile attenzione alla regolarità fiscale e contributiva non credo debba porre discriminazioni in termini di diritto tra lavoratori autonomi e subordinati».
Ma la norma sta provocando anche la sollevazione dell’avvocatura: nella versione estesa messa a punto dal Governo rischia di compromettere in maniera assai seria il diritto di difesa dei meno abbienti. Lo sottolineano sia il Cnf sia le Camere penali. Per il primo, infatti, già si trattava di «una misura vessatoria e discriminatoria, che lede il diritto al lavoro in una fase economica già critica per i ceti professionali, viola il principio costituzionale di eguaglianza e la direttiva europea 2011/7/Ue sui ritardi di pagamento, e crea una disparità ingiustificata tra chi opera con clienti privati e chi lavora con la Pa, prevedendo il blocco dei compensi anche in presenza di irregolarità solo contestate o non definitive».
Nell’ultima versione, poi, per il Cnf, si rischia la totale paralisi del patrocinio a spese dello Stato: per questo è già allo studio dell’avvocatura la valutazione dei possibili profili di incostituzionalità. Le Camere penali, sottolineano come la misura rischia di compromettere gravemente l’effettività del diritto di difesa «creando un circolo vizioso che potrebbe scoraggiare sempre più avvocati a permanere nell’elenco dei difensori d’ufficio o ad accettare incarichi con il patrocinio spese dello Stato: il rischio di non percepire i compensi per irregolarità anche minime potrebbe, infatti, determinare un progressivo disimpegno dell’avvocatura dal sistema di difesa dei non abbienti».
FONTI Giuseppe Latour e Giovanni Negri “Enti Locali & Edilizia”
