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Per il Ponte di Messina più fondi dalla coesione. Stop alle modifiche del Superbonus

 

Il Mef blocca il correttivo dei relatori al Ddl bilancio sul salvagente per le spese 2023. Per lo Stretto rimodulati 2,3 miliardi

 

Più risorse dal Fondo di sviluppo e coesione per il Ponte sullo Stretto, per alleggerire il bilancio dello Stato. È questa la soluzione, individuata da un emendamento al disegno di legge di Bilancio, depositato ieri dal Governo, per rivedere la mappa dei finanziamenti per la nuova infrastruttura. Mentre si chiariva questo fronte, però, all’interno della maggioranza è apparsa in tutta evidenza la spaccatura sulle modifiche da portare alla disciplina del superbonus, con un forcing serrato, durato tutta la giornata, e arrivato soprattutto da Forza Italia per ottenere, in qualche forma, una riapertura dei termini. Per trovare un punto di mediazione, il relatore alla manovra di Fratelli d’Italia, Guido Quintino Liris aveva escogitato il meccanismo di un Sal straordinario, per consentire di non perdere l’agevolazione massima per tutte le spese effettuate fino al 31 dicembre. Un meccanismo che serve a superare il vincolo, imposto dalla legge, di avere Sal pari almeno al 30% dei lavori. Per effetto di questa regola, c’è una possibilità molto alta che una quota dei lavori pagati nel 2023 non possa essere inserita all’interno di un Sal, perdendo l’agevolazione più vantaggiosa.

Accanto a questo, c’è l’idea di precisare che le fatture inviate allo Sdi entro il 12 gennaio ricadono nelle agevolazioni 2023. Queste soluzioni, però, si sono scontrate con la chiusura totale del ministero dell’Economia, categoricamente contrario a ogni ipotesi di modifica. Con il rilancio serale, arrivato dal vicepremier Antonio Tajani, all’ipotesi di inserire una proroga per i cantieri avviati (con avanzamento almeno al 70%) all’interno del decreto Milleproroghe. Mentre anche il relatore Liris spiegava: «La discussione non è ancora morta ed è ancora tra le forze politiche. Stiamo capendo lo strumento per mantenere viva una soluzione di buon senso senza onerosità ulteriori». Così, la lista degli emendamenti depositati si compone adesso di quattro macrotemi affrontati da proposte dell’Esecutivo e da una trentina di proposte firmate dai relatori (quindi, anche da Dario Damiani di Forza Italia ed Elena Testor della Lega), nelle quali al momento non dovrebbe essere presente il superbonus. Anche se la trattativa potrebbe riservare sorprese nelle prossime ore.

Ci saranno, invece, 475 milioni in tre anni (dal 2024 al 2027) alle Ferrovie dello Stato per la realizzazione del Terzo Valico inserito tra gli interventi finanziati anche in parte a valere sulle risorse previste dal Pnrr. I tempi, comunque, sembrano destinati ad allungarsi fino al limite: la data per l’approdo della manovra a Montecitorio potrebbe essere il 27 dicembre. Tornando al Ponte, l’obiettivo dell’intervento è implicito nella rimodulazione: spostare risorse dal Fondo di sviluppo e coesione per fare spazio ad altre poste. L’emendamento atteso da giorni e che alla fine ha sbloccato la partita in Parlamento prevede una rimodulazione degli stanziamenti per l’intero piano dell’opera, fino cioè al 2032 quando, nelle promesse di Salvini, si taglierà il nastro. L’emendamento snocciola la nuova ripartizione dell’articolo 56: e quindi le risorse per 11,630 miliardi restano invariate ma a carico del bilancio la spesa si riduce a 9,312 miliardi con la conferma dei 780 milioni per il 2024. In tutto si tratta di uno spostamento da 2,3 miliardi. La leva è il Fondo di sviluppo e coesione – la cui definizione 2021-2027 è cosa di questi giorni – e che elargirà 718 milioni.

Imponente anche la dote a carico sempre del Fondo ma a valere sui bilanci di Calabria e Sicilia che verseranno 1,6 miliardi. Per il 2024 si conferma la dotazione di 780 milioni, utile per iniziare i lavori del primo lotto dell’opera. Questa è la base di partenza nei piani del governo. Ma la speranza per il futuro è di trovare nuove forme di finanziamento considerando anche le casse non propriamente floride in cui versano i conti pubblici. Lo spiega la norma di funzionamento che assegna al ministero delle infrastrutture entro il mese di giugno di ogni anno, il compito di presentare al Cipess un’informativa sulle iniziative per il reperimento di ulteriori risorse. E nel caso in cui vengano scovate la corrispondente riduzione in via prioritaria dell’autorizzazione di spesa sul bilancio dello Stato. Via libera poi ai 100 milioni per il disagio abitativo ma con 50 milioni a partire dal 2027 e altrettanti nel 2028.

 

 

 

FONTI   Flavia Landolfi, Giuseppe Latour e Giovanni Parente    “Enti Locali & Edilizia”

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