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Pnrr, tagli per 46mila cantieri: il 58% nelle regioni del Sud

 

Dossier Ance: la revisione di dicembre 2023 è costata 7 miliardi di risorse destinate a interventi di interesse per il settore

 

Lo stato dell’arte, la revisione e gli impatti. Ruota attorno a tre numeri il bilancio dell’Ance sullo stato di attuazione del Pnrr al 31 dicembre 2023. Il dossier, elaborato dal Centro studi dei costruttori, parte come logico dagli ultimi dati ufficiali sulla spesa: 45,6 miliardi utilizzati fino alla fine dello scorso anno che corrispondono al 24% delle risorse europee del Piano. «Le costruzioni si confermano il settore più dinamico – recita il dossier – con una spesa pari a 26,7 miliardi e avanzamento più che doppio rispetto alle altre misure del Pnrr». I costruttori hanno fatto anche i conti della rimodulazione: la revisione di dicembre 2023 è costata 7 miliardi di risorse destinate a interventi di interesse per il settore, il totale delle operazioni di riduzione totale e parziale, rifinanziamenti, nuovi investimenti e RepowerEu. Infine le note più dolenti: Ance stima che il 45% dei finanziamenti totali o parziali, colpirà le regioni del Mezzogiorno.

«Quello che emerge dalla nostra analisi – spiega il vicepresidente Piero Petrucco – è che il monitoraggio ufficiale del Pnrr sconta un ritardo nella rilevazione di cantieri che in realtà sono già aperti e al lavoro. Per questo basare la revisione e il controllo del Piano solo sui numeri delle banche dati ufficiali, come Regis e Anac, che fotografano solo parzialmente la realtà dello stato di attuazione, rischia di sottostimare il reale stato di avanzamento dei progetti, con la conseguente possibilità di errori nelle decisioni».

Ma non solo perché «dai dati in nostro possesso la riarticolazione del piano rischia di alterare il bilanciamento territoriale così come originariamente previsto». Secondo Ance quindi «occorre un impegno del Governo per garantire la continuità delle opere del Mezzogiorno se vogliamo davvero centrare l’obiettivo del Piano di ridurre i divari tra le diverse aree del paese».

 

La spesa
Partiamo dalle basi. Al 31 dicembre 2023 i dati Ance sulla base dei dati raccolti dalla Casse edili indicano che dei 45,6 miliardi spesi in totale per il Pnrr, il 41% è in capo al settore delle costruzioni contro un 59% di altri settori. La spesa comprende però 2,6 miliardi relativi a investimenti definanziati pari quindi a 43 miliardi (il 22% delle risorse totali). Non solo, dei 26,7 miliardi in capo al settore delle costruzioni la quota maggiore di investimento (il 66%) va alla milestone 2, ovvero quella dedicata alla transizione ecologica. In seconda posizione con il 20% ci sono le infrastrutture per una mobilità sostenibile.

 

La revisione
Qui su questo fronte i numeri sono sorprendenti. Lo sono perché per la prima volta si ricostruisce una mappa di ciò che è accaduto a dicembre per le infrastrutture, inghiottito dai tanti numeri e reso confuso dal mare magnum degli spostamenti tra un capitolo e un altro. Il “gioco delle tre carte” lo definiscono i costruttori. La riduzione di 7 miliardi nei settori di interesse per le costruzioni è il risultato di un’operazione che per un verso toglie, per l’altro aggiunge passando per capitoli che vengono solo parzialmente definanziati.

Il risultato è questo: definanziamento totale di progetti per 9,6 miliardi di euro (6 miliardi per i comuni medi e piccoli); definanziamento parziale di circa 5,5 miliardi (Pui e Programma di rigenerazione urbana degli enti locali); investimenti aggiuntivi (rifinanziamenti e nuovi investimenti) per circa 5 miliardi; nuovi innesti per la Missione 7 dedicata al RepowerEu che per le costruzioni valgono progetti per 3 miliardi. Per le opere pubbliche tutto questo si traduce in soldi veri: della dotazione iniziale di 108 miliardi per le costruzioni restano 101 miliardi. La formula matematica prevede dei più e dei meno: più 8,1 miliardi di investimenti aggiuntivi, meno 15,1 miliardi di quelli esclusi dal Piano.

 

L’impatto
E qui caliamo la teoria nella pratica nel grande e doloroso gioco della torre dettato dalla rimodulazione. Escono 9,637 miliardi: si va dalle misure per gestione del rischio idrogeologico (1,2 miliardi) agli interventi per i Comuni e per la valorizzazione del territorio e dell’efficienza energetica passando per l’alta velocità con l’Europa del Nord (Verona-Brennero) che costavano 930 milioni. C’è poi il definanziamento parziale che vale 5,5 miliardi di euro: e quindi 1,6 miliardi per i Piani urbani integrati e 1,3 miliardi per la rigenerazione urbana. Ma c’è un ma. Ai definanziamenti totali e parziali si sono aggiunti nuovi capitoli di circa 5 miliardi di nuovi investimenti. Tra questi 1,2 miliardi andranno ai rischi alluvionali di Emilia, Toscana e Marche. Mentre poco più di un miliardo alla riduzione delle perdite dell’acqua.

 

La mappa
E qui entra in scena Regis: a questo si riferisce Ance nel disegno della cartina per le ripercussioni territoriali della revisione Pnrr. Il dato non è trascurabile: a finire fuori dal perimetro del Pnrr ci sono la bellezza di 46mila progetti per 9,7 miliardi. Il 19% in Lombardia, il 16% in Piemonte. Per ora il 43% del valore degli estromessi è localizzato al Nord, il 20% al Centro e il 37% al Sud ma «ipotizzando tagli lineari ai progetti, pari alla quota definanziata rispetto al totale della linea di investimento iniziale, è possibile stimare che il 58% del valore dei progetti che usciranno dal Piano rischia di essere localizzato nel Mezzogiorno, il 27% al Nord e il 15 % al Centro», spiegano i costruttori.

Infine, per chiudere il cerchio, se da un lato il 20-30% dei cantieri sfugge al monitoraggio ufficiale, Ance fa sapere che circa il 35% dei progetti Pnrr sulla base dei Cig e sui versamenti di almeno un’ora di lavoro alle Casse edili risultano attivi o conclusi.

 

 

FONTI       Flavia Landolfi        “Enti Locali & Edilizia”

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