Il Mef ha fretta di licenziare il provvedimento. Ma restano ancora nodi aperti
Il decreto interministeriale, destinato a dare attuazione all’obbligo di assicurarsi contro i rischi climatici previsto per le imprese nell’ultima legge finanziaria, è pronto. I ministeri dell’Economia e del Made in Italy hanno redatto una prima bozza del provvedimento. Al momento, però, sarebbe ancora una prima versione del testo, che tiene conto degli aspetti chiave delineati nell’ambito del dialogo che c’è stato negli ultimi 6 mesi tra i dicasteri, l’Ivass (che in base alla legge deve essere consultato) e l’associazione di settore Ania. Molti aspetti di dettaglio devono essere ancora affinati e non c’è la certezza che si riesca a varare il provvedimento a inizio luglio , come auspicato dalle parti, e sia necessario invece attende settembre/ottobre. E questo nonostante il fatto che il ministero dell’Economia abbia fretta e voglia far decollare la copertura obbligatoria al più presto per ridurre il peso delle calamità sui conti pubblici. In base a quanto previsto dalla normativa, i danni che vanno coperti sono quelli relativi a sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni. Ma si tratta di un punto di partenza, dal quali poi ampliare il raggio ad altri eventi climatici attraverso le estensioni delle polizze. Su questi aspetti ieri ha fatto un richiamo nell’ambito della relazione annuale il presidente dell’Ivass, Luigi Federico Signorini, sottolineando la necessità, nell’ambito della definizione delle regole di attuazione, dell’«importanza di assicurare la semplicità dei prodotti assicurativi offerti, l’adozione di modalità di sottoscrizione chiare e la massima trasparenza circa l’estensione delle coperture e le eventuali esclusioni e limitazioni».
Altro aspetto delicato è evitare la «selezioni avversa», ovvero il fatto che solo una platea più limitata di contraenti possa avere i massimi benefici da queste coperture. Su questo punto Signorini ha richiamato il ruolo della Sace, che rappresenta la seconda gamba sulla quale poggia il modello di copertura previsto dal governo. Con la Sace le compagnie (in particolare Ania) devono siglare una convenzione che stabilisca le modalità con le quali la società controllata dal Mef può riassicurare la compagnie (la legge prevede che può condividere al 50% i rischi fino a un valore massimo di 5 miliardi all’anno). Anche il negoziato sulla convenzione – così come del resto la stesura del decreto – ha segnato il passo per un bel pezzo. Sino a che, a metà maggio, è stata trovata l’intesa per includere tra la controparti di Sace non solo singole compagnie ma anche pool di compagnie, come d’altro consentito dalla normativa primaria. L’impianto in fase di costruzione dovrebbe partire da una valutazione complessiva di 5 miliardi degli asset delle imprese da assicurare. Il valore di questi asset da prendere a riferimento dovrebbe essere quello di ricostruzione come nuove, anche se poi in sede di negoziazione della polizza si potrebbero trovare altre classificazioni finalizzate a ridurre il costo del premio.
FONTI Laura Serafini “Enti Locali & Edilizia”
