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Ponte di Messina, Carbone (Dia): rischio infiltrazioni dal subappalto, serve prevenzione

 

Il direttore della Direzione investigativa antimafia: «Esperienza e risorse per vigilare sui cantieri»

 

Si rafforza il sistema di prevenzione amministrativo antimafia nelle procedure di gara per le commesse pubbliche. La Direzione investigativa antimafia guida i monitoraggi e si dice pronta a vigilare sui cantieri del Ponte sullo Stretto. «Abbiamo un background solido di esperienza e risorse», dichiara il direttore della Dia, il generale Michele Carbone, in questo colloquio con Il Sole 24 Ore. L’allerta è alta. La Dia ha già sperimentato sul campo l’efficacia della prevenzione: dagli appalti del Piano nazionale di ripresa e resilienza ai lavori post sisma, fino alle Olimpiadi Milano-Cortina. Come le interdittive scattate per le due imprese venete legate alla cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto, stanate prima che potessero partecipare agli appalti per i giochi invernali. Adesso l’emergenza è il Ponte, «che peraltro interessa un’area geografica ad alta presenza mafiosa».

Il 2024, secondo Carbone, segna un cambio di passo: «Può essere considerato a tutti gli effetti l’anno della prevenzione antimafia: sono cresciute del 13% le interdittive e del 32% i provvedimenti di prevenzione collaborativa. Sono inoltre più che raddoppiati gli accessi ai cantieri. Un expertise che tornerà utile anche nei controlli sulle imprese che saranno coinvolte nei lavori per il Ponte sullo Stretto». Il nodo, però, resta sempre lo stesso: il subappalto. «La natura e la tipologia dei progetti finanziati, per la maggior parte, riguardano settori tradizionalmente appetibili agli interessi mafiosi, come appunto quelli dell’edilizia civile e infrastrutturale, ad elevata intensità di manodopera», sottolinea Carbone.

«In questo quadro – aggiunge – il subappalto è un istituto da sempre al centro dell’attenzione, “in bilico” tra le esigenze di tutela del trattamento economico e normativo dei lavoratori, il rischio di infiltrazioni mafiose (in ragione del trasferimento dell’esecuzione parziale del contratto ad un soggetto estraneo alla procedura di gara) e la doverosa eliminazione delle restrizioni del mercato». La sorveglianza, dunque, non può che intensificarsi. Anche perché le regole europee hanno cambiato il campo di gioco. «Con l’ultima riforma del Codice dei contratti pubblici del 2023 – spiega – il Legislatore nazionale, per allineare la disciplina interna a quella eurounitaria e mettere al riparo il nostro Paese da procedure d’infrazione, ha dovuto eliminare i limiti generali al subappalto nonché i divieti di subappalto “a cascata” precedentemente previsti, per cui la prevenzione antimafia oggi più che mai costituisce un presidio fondamentale per scongiurare che questo istituto possa divenire un insidioso “grimaldello” per consentire alla criminalità organizzata di insinuarsi nello strategico e lucroso comparto delle commesse pubbliche».

 

 

 

FONTI    Ivan Cimmarusti e Sara Monaci      “Enti Locali & Edilizia”

Categorized: News