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Recovery plan, Ance: basta deroghe, occorre semplificare

I costruttori tornano all’attacco su tre fronti: manutenzioni, semplificazioni e rigenerazione urbana

I costruttori dell’Ance guardano al Recovery Plan e tornano all’attacco su tre fronti: manutenzioni, semplificazioni e rigenerazione urbana. «Occorre – sostiene l’associazione – cambiare in modo radicale impostazione immaginando due binari di intervento che dovranno correre parallelamente: il primo dovrà sfruttare tutte le semplificazioni esistenti e gli snellimenti possibili per mettere a terra subito le risorse, aprire i cantieri e, sul fronte privato, far decollare il grande piano di efficientamento energetico e messa in sicurezza degli edifici previsto dal pacchetto degli interventi del Superbonus.

Nello stesso tempo – dice Ance – occorre cominciare a lavorare alle riforme strutturali indispensabili per ridare al sistema Paese quella efficienza che abbiamo perduto da tempo e che ci fa viaggiare col freno a mano tirato da tanti, troppi anni».

L’Ance propone anzitutto di puntare sulla manutenzione, «indirizzata verso la sostenibilità delle infrastrutture, che, contrariamente a quanto dichiarato da molti in queste settimane, non è vietata dalle istituzioni europee. Per farlo bisogna accelerare gli investimenti con certezza di tempi e costi e mettere in atto le necessarie semplificazioni normative che garantiscano l’effettivo utilizzo delle risorse stanziate».

Per le semplificazioni «lo sblocco delle procedure autorizzative e uno snellimento del sistema normativo che regola il settore degli appalti pubblici appare dunque un’emergenza assoluta». Stanti le forti deroghe in essere fino al 31 dicembre 2021, «non servono ulteriori semplificazioni per le procedure di gara: occorre evitare quell’instabilità regolatoria che, com’è noto, scoraggia e rallenta gli investimenti». Bisogna invece dare prioritariamente attuazione alle nuove disposizioni introdotte. Le deroghe introdotte, in particolare, si dovrebbero concentrare espressamente sui seguenti aspetti:

O in assenza di progetto, l’obbligo di procedure aperte o ristrette, con formula dell’appalto integrato su definitivo per le nuove opere sopra un milione di euro;

O l’applicazione delle sole clausole europee di esclusione dalle gare «a recepimento obbligatorio»;

O l’obbligo di suddivisione in lotti quantitativi delle opere a rete;

O l’obbligo di avvio dell’azione per responsabilità erariale per inerzia in caso di mancata attuazione dell’articolo 8 del Dl semplificazione;

O la sospensione dell’applicazione dei reati di abuso d’ufficio per superare il fenomeno del “blocco della firma” della pubblica amministrazione.

Sul fronte della rigenerazione urbana, bisogna ridare slancio alle città con un’Agenda urbana e una legislazione nazionale che consenta di intervenire sul tessuto consolidato delle città.

 

FONTI :  Giorgio Santilli   “Edilizia e Territorio”

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