La Commissione europea starebbe valutando un regolamento direttamente applicabile in luogo delle direttive, con effetti immediati sul ruolo del Codice dei contratti pubblici. Al centro del confronto la professionalizzazione dei buyer pubblici e la proposta ASSORUP di una figura comune europea, l’European Union Public Procurement Manager.
Dopo gli anni “sabbatici” del Next Generation EU, nei quali l’attenzione delle istituzioni si è concentrata sulla gestione straordinaria dei fondi e sulla capacità amministrativa degli Stati membri, l’Unione europea si appresta ad affrontare una delle riforme più delicate dell’intero quadro del mercato interno: quella del sistema degli appalti pubblici. Siamo ormai alla terza generazione di norme comunitarie che interessano il settore. A partire dagli anni Settanta, con le prime direttive sui lavori pubblici, passando per gli anni Novanta con l’estensione a servizi e forniture, fino ai due pacchetti normativi del XXI secolo (2004 e 2014), la disciplina si è progressivamente evoluta da un impianto centrato sulla concorrenza e sull’apertura dei mercati a un sistema più articolato, che interviene anche sulla fase esecutiva e tende a uniformare il diritto dei contratti pubblici nei diversi ordinamenti nazionali.
Riforma normativa appalti: dalla Direttiva al Regolamento europeo
In queste settimane la Commissione europea è impegnata nella redazione del nuovo testo di riforma. I primi segnali provenienti dai tavoli tecnici indicano una possibile svolta: non più una direttiva, ma un regolamento europeo. La differenza non è meramente formale. La direttiva, com’è noto, richiede un recepimento da parte degli Stati membri e lascia margini di discrezionalità nell’attuazione; il regolamento, invece, è direttamente applicabile ai destinatari e non necessita di norme nazionali di trasposizione. In termini concreti, ciò significherebbe che non vi sarebbe più bisogno di un Codice dei contratti pubblici, perché la disciplina sarebbe immediatamente operativa in tutti gli Stati membri.
Si tratta di una scelta che presenta profili di rischio evidenti. Il diritto europeo degli appalti, pur avendo compiuto progressi significativi, non ha ancora raggiunto un livello di maturità tale da consentire una piena uniformazione senza tenere conto delle differenze amministrative, organizzative e professionali dei singoli Paesi. La questione centrale riguarda infatti la professionalizzazione dei buyer pubblici, elemento imprescindibile per garantire l’effettiva applicazione delle norme europee.
La proposta ASSORUP: l’European Union Public Procurement Manager
Nel mese di novembre 2025 ASSORUP ha presentato alla Commissione una proposta strutturata: l’istituzione dell’European Union Public Procurement Manager, una figura professionale comune, dotata di competenze certificate e riconosciute a livello europeo, in grado di applicare in modo coerente le disposizioni comunitarie e di ridurre la distanza tra norma e prassi. A supporto di questa iniziativa, uno studio promosso da ASSORUP e pubblicato nel mese di maggio 2026 ha analizzato il quadro di 32 Stati, quindi oltre i confini dei 27 UE, evidenziando una marcata eterogeneità nei sistemi di nomina del RUP, nei percorsi formativi, nei meccanismi di incentivazione e nelle responsabilità attribuite ai buyer pubblici. Il report è disponibile sul sito www.euppm.net.
Alla luce di tali evidenze, diventa fondamentale evitare che un eventuale regolamento europeo, pur essendo formalmente immediato, generi incertezza interpretativa o applicativa. Gli appalti pubblici non possono attendere i tempi di una procedura di infrazione o di una pronuncia della Corte di giustizia, come accaduto di recente sul tema della prelazione nel PPP, né possono essere affidati a strutture amministrative prive di adeguata capacità tecnica.
L’elaborazione del testo è oggi nelle mani della Commissione, ma il dossier passerà presto al Parlamento europeo, dove sarà ancora possibile incidere sul contenuto della riforma destinata a governare la materia per il prossimo decennio. Come italiani e come europei, abbiamo il dovere di far conoscere alle istituzioni comunitarie la posizione degli stakeholder, affinché il nuovo quadro normativo sia realmente efficace e sostenibile.
Con questo obiettivo è stata promossa la Conferenza europea dei Public Procurement Managers, che si terrà a Napoli dal 15 al 17 ottobre 2026. L’evento, al quale hanno già aderito rappresentanze di diversi Paesi europei, avrà il compito di redigere un position paper da consegnare al Parlamento prima dell’adozione della riforma. Si tratta di un approccio cooperativo che deve guidare il rapporto con istituzioni politiche oggi percepite come fragili e distanti, ma che restano decisive per la costruzione di un sistema degli appalti moderno, professionale e realmente europeo.
FONTI “LavoriPubblici.it”
