La bozza di decreto ridisegna gli step per autorizzare (velocemente) i progetti: ecco come
Un «comitato speciale» in seno al Consiglio superiore dei lavori pubblici e una corsia preferenziale con iter da svolgere in parallelo, invece che in sequenza, per accorciare i tempi di rilascio delle autorizzazioni delle grandi opere legate al Pnrr (e forse non solo a quello) . Dopo tanti tentativi andati a vuoto, il decreto Semplificazioni cui il Governo rimetterà mano già questa settimana probabilmente stralciando le norme sul subappalto, prova ancora a rimettere mano ai cosiddetti «tempi di attraversamento», cioè i tempi morti che i progetti delle nostre infrastrutture sono costretti a trascorrere nelle sale d’attesa di autorità, commissioni e enti preposti a valutare, prescrivere, autorizzare o bloccare i cantieri. A tracciare il percorso so no due articoli della bozza di decreto che il Governo intende varare al più tardi entro la prima settimana di giugno. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, in particolare su subappalti e massimo ribasso, ieri è stato lo stesso premier Mario Draghi a intervenire provando a sminare le fibrillazioni della maggioranza e dando rassicurazioni sul fatto che alla fine si troverà «un punto di incontro, arriveranno a una versione definitiva che varrà condivisa in tute le sedi politiche necessarie».
Una novità notevole, ma finora passata quasi inosservata, è il capitolo che la bozza di decreto dedica alla semplificazione del castello di pareri e autorizzazioni che il progetto di una grande opera deve superare prima di arrivare a un progetto esecutivo, prima ancora che al cantiere. Un percorso minato in cui spesso le grandi infrastrutture rimangono impantanate per anni, a volte decenni.
Il comitato speciale presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici
La prima novità è l’idea di mettere a capo di tutto questo un «comitato speciale», una super-commissione da insediare presso il Consiglio superiore di lavori pubblici presieduta dal presidente dello stesso Consiglio (o da uno dei presidenti di sezione) e composta da 28 esperti tra cui un consigliere di Stato, un consigliere della Corte dei Conti e dell’avvocatura di Stato affiancati da sei dirigenti ministeriali, tre rappresentanti della Conferenza unificata, tre rappresentanti degli ordini professionali (ingegneri, architetti, geologi) e tredici docenti universitari «dichiara e acclarata competenza». La bozza quantifica già gli emolumenti da corrispondere ai partecipanti: l’indennità sarà uguale al 25% del «trattamento economico onnicomprensivo percepito dall’amministrazione di appartenenza» con un tetto massimo di 35mila euro all’anno.
Casella di partenza al «comitato speciale»
Al «comitato speciale» arriveranno i progetti di fattibilità tecnico-economica delle grandi opere previste in uno degli elenchi allegati al decreto. La bozza prevede tempi di reazione piuttosto brevi. Entro 15 giorni il comitato deve verificare se servono integrazioni o modifiche per concedere il via libera dandone immediata comunicazione alla stazione appaltante. In quel caso la Pa deve provvedere «entro 15 giorni dalla data di restituzione del progetto». Rientrato in possesso del progetto il Comitato speciale deve esprimersi nei successivi 20 giorni.
Se, invece, fin dall’inizio non ci sono richieste di correzioni il comitato deve concludere l’iter in un massimo di 30 giorni, tenendo conto che «decorsi tali termini il parere si intende reso in senso favorevole».
Archeologia, Via, conferenza di servizi: iter in parallelo
I 15 giorni concessi al «comitato speciale» per chiedere integrazioni o modifiche al progetto fanno da casella di partenza per la richiesta degli altri pareri. Una volta trascorso questo termine (oppure quello per la restituzione del progetto modificato da parte della Pa) è chiaro che il progetto non sarà più corretto dal «comitato speciale»: dunque possono partire le altre procedure. È la stazione appaltante che, trascorsi questi termini iniziali, deve trasmettere il progetto alla Sovrintendenza per la verifica dell’interesse archeologico, alle autorità competenti per la valutazione di impatto ambientale e deve convocare la Conferenza dei servizi per l’approvazione del progetto prevista dal codice appalti.
La bozza di decreto riduce da 60 a 45 giorni il termine massimo per la verifica di interesse archeologico che il codice appalti prevede per le grandi opere e precisa che la Conferenza di servizi che si svolge su questi progetti si deve tenere nella formula semplificata.
Altra importante novità è il rafforzamento degli effetti legati alla determinazione conclusiva della conferenza di servizi. L’approvazione del progetto in questa sede «tiene luogo dei pareri, nulla osta e autorizzazioni necessari ai fini della localizzazione dell’opera, della conformità urbanistica e paesaggistica dell’intervento, della risoluzione delle interferenze e delle relative opere mitigatrici e compensative». Non solo. L’ottenimento del via libera «perfeziona, ad ogni fine urbanistico ed edilizio, l’intesa tra Stato e regione in ordine alla localizzazione dell’opera, ha effetto di variante degli strumenti urbanistici vigenti e comprende il provvedimento di Via e i titoli abilitativi rilasciati per la realizzazione e l’esercizio del progetto, recandone l’indicazione esplicita». Con quella variante possono scattare gli espropri e inoltre si impedisce al Comune di autorizzare nuovi interventi edilizi contrastanti con l’opera.
A Palazzo Chigi la soluzione dei dissensi
Dopo il passaggio in Conferenza di servizi il progetto torna al Comitato speciale per il parere definitivo. Solo nel caso di dissensi espressi in Conferenza di servizi che hanno portato a un’approvazione a maggioranza del progetto (invece che all’unanimità) scatta un ulteriore passaggio per tentare di trovare una «soluzione condivisa» che, in caso di flop, può portare fino all’intervento del Consiglio dei ministri, con una decisione immediatamente efficace e non sottoposta al vaglio della Corte dei Conti.
Senza intoppi la procedura dovrebbe concludersi in pochi mesi. Ma resta l’incognita del rispetto dei termini indicati dal decreto. Basta che solo alcuni di questi siano lasciati scadere senza conseguenze pratiche (effetti e sanzioni) che l’intero castello rischia – come in passato – di saltare.
Link utili
Codice dei contratti, subappalto: stralcio per la riforma
Semplificazioni, torna l’appalto sul «preliminare» per le opere del Pnrr
Semplificazioni, deroghe al codice estese al 2026 e Sovrintendenza unica per le opere del Pnrr
FONTI : Mauro Salerno “Edilizia e Territorio”
