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Sicurezza sul lavoro, trattamento premiale per le aziende in regola

Il governo punta a limitare la responsabilità al dolo e alla colpa grave

 

Si stringono i tempi per la arrivare a una proposta di riforma penale delle misure a tutela della sicurezza del lavoro. In campo da un anno c’è un gruppo di lavoro istituito al ministero della Giustizia e coordinato dal viceministro Francesco Paolo Sisto (Forza Italia). Ieri Sisto ha annunciato che il testo è ormai in dirittura di arrivo quanto a tempi e quanto a contenuti punta a un cambiamento di paradigma: «vogliamo propendere, dopo una serie di utili audizioni – evidenzia Sisto -, verso un modello più orientato a parametri di prevenzione che incaponito sulla sanzione: quest’ultima arriva sempre troppo tardi, quando ormai il fatto è accaduto, il pregiudizio si è verificato. E spesso, purtroppo, irrimediabilmente».

Intenzioni che dovrebbero trovare una concretezza maggiore nella definizione di proposta per una nuova fattispecie di reato di «omicidio sul lavoro» che conterrà specifiche aggravanti per chi non adempie ai fondamentali obblighi di prevenzione.

Ma novità significative potrebbero riguardare non solo le persone fisiche ma anche le imprese. Dove la chiave di volta che sorreggerebbe l’intervento è nella rivisitazione del decreto 231 che da tempo attribuisce alle imprese la responsabilità per i reati anche solo colposi commessi in violazione delle norme a tutela del lavoro.

In particolare a venire rafforzata, ma è un obiettivo che riguarda anche l’intervento di riforma dell’intero decreto 231 sul quale pure è al lavoro una commissione ministeriale guidata dal magistrato Giorgio Fidelbo, sarebbe l’efficacia dei modelli, la loro forza esimente. Per cui, di fronte a un’impresa che ha adottato i modelli organizzativi più avanzati in materia di prevenzione, li ha poi adottati e attuato una puntuale attività di verifica e aggiornamento degli stessi (magari aderendo alle linee guida elaborate in sede nazionale dalle associazioni di categoria) potrebbe scattare un trattamento premiale, circoscrivendo la responsabilità al dolo e alla colpa grave.

Resterebbe invece saldo l’obbligo di risarcimento del danno, ma l’impresa con le carte in regola potrebbe non essere più assoggettata a quel reticolo sanzionatorio che, anche in fase interdittiva, oggi colpisce le aziende non solo con misure assai rilevanti sul piano economico ma anche con interventi che possono condurre alle soglie della chiusura.

Un’elaborazione giuridica ormai matura che comunque non potrà dimenticare che, come sottolineato dal decreto istitutivo del gruppo di lavoro del ministero, a contribuire alla sicurezza sul lavoro concorre una pluralità di fattori non solo di diritto penale, tra i quali «l’aggiornamento continuo, la formazione di una coscienza diffusa di responsabilità, l’accurata vigilanza e sorveglianza sui posti di lavoro, precise regole di comportamento e una stretta collaborazione tra lavoro e ricerca».

 

 

FONTI        Giovanni Negri      “Enti Locali & Edilizia”

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